Su Just Kids #12 con le foto dei Management del Dolore Post-Operatorio

Su Just Kids #12 con le foto dei Management del Dolore Post-Operatorio

Segnalo questo gran bel numero 12 di Just Kids, dove tra tante cose belle c’è anche l’intervista di Francesco Liberatore ai management del dolore post-operatorio, per l’occasione corredata da alcune mie foto scattate durante il live al Planet Roma dello scorso 12 marzo.

La rivista la trovate in consultazione gratuita qui:

http://webzinejustkids.wordpress.com/2014/05/14/cartaceo-just-kids-12-201403-04/

le altre foto del live invece sono qui:

http://webzinejustkids.wordpress.com/2014/03/21/photo-report-management-del-dolore-post-operatorio-planet-rm-1232014/

Premio Edison Start, ora o mai più

C’è l’italia della crisi, l’Italia che si lamenta, quella per cui nulla funziona, nulla va mai bene, non ci sono opportunità. Poi c’è quella delle idee, del coraggio e dell’iniziativa. Quell’Italia, per intenderci, fatta di giovani e meno giovani che non cercano lavoro, ma che hanno la sfrontatezza di crearselo da soli, investendo sulle proprie capacità, facendo rete con altri come loro, sfidando il pessimismo imperante, l’instabilità politica, dell’economia e ogni altro spauracchio venga agitato loro in faccia.

E’ per quelli come loro, per premiarne la determinazione e sostenerne il difficile percorso verso il successo, che nasce un premio nazionale come “Edison Start” (nel quale, lo ricordo, sono coinvolto a livello professionale). Ne avevamo già parlato: ora è giusto tornarci sopra perché c’è tempo ancora fino al 30 marzo per candidare nuovi progetti e giocarsela con i trecento già presentati a partire dallo scorso 13 gennaio.

Sul piatto c’è roba interessante: bella innanzitutto l’idea che 30 finalisti potranno avvalersi di un’attività di tutoring, ed essere comunque seguiti e consigliatio nello sviluppo del loro progetto. Poi, ci sono i soldi, e non sono pochi: tre le categorie in cui concorrere, ovvero Energia, Sviluppo Sociale, Smart Community, e centomila euro di finanziamento al primo classificato in ognuna di esse. Un totale di 300mila euro messi a disposizione da Edison per sostenere il talento e, comntemporaneamente,  festeggiare  i 130 trent’anni dalla fondazione.

Il bando è aperto a gruppi di persone fisiche, startup tecnologiche, micro e piccole imprese, organizzazioni no profit.

Avete tempo fino a fine marzo. Datevi una mossa. www.edisonstart.it.

Domenica bestiale

Arrivano in gruppo. Una specie di falange familiare che avanza compatta, coesa, determinata. Dove, insieme a chi soffre, c’è chi chiede, chi dispone, chi sostiene e consola. Oppure alla spicciolata: quando con il taxi, quando soli in automobile, neanche troppo spesso in ambulanza. Uno persino in bici, guidando sotto la pioggia con l’unico braccio sano.

Dal francese: “smistamento, cernita”. Tutti passano dalla stanza denominata “triage”. In piedi, seduti o sdraiati che siano, prendono un numero e un colore su quattro. Quel colore parla di loro, racconta un po’ della loro storia, prevede qualcosa del loro futuro. Per esempio, il verde porta una buona notizia e una cattiva: la buona è che le cose non vanno poi così male. E puoi ringraziare il tuo Dio, per questo.

La cattiva è che non sei una priorità e sei in un Pronto Soccorso del Centro Italia. E puoi maledire il tuo Dio per questo. Perché se anche si può parlare di Soccorso, di certo non si può dire che sia “Pronto”. Meglio mettersi comodi. Armarsi di santa pazienza.

Non sono qui per me, ma è come se lo fossi, tanto mi è cara la persona che accompagno.

Sediamo insieme mentre intorno a noi ruota un mondo dolente, impaurito, esausto. Mentre ci avvolge l’odore della paura e del vomito. Qualcuno scherza, prova a distrarsi mentre attende una visita per qualcosa che non sembra essere grave. Qualcun altro invece riceve la peggiore delle notizie, mentre incredulo si sorregge a chi accanto già versa le prime lacrime. Grande dolore e dignità si sommano in una sofferenza composta, piena di pudore, che mi costringe a distogliere lo sguardo.

Un povero cristo arriva saltellando. Gli danno una sedia a rotelle. È a un metro da me è non posso fare a meno di sentire che è caduto dalle scale. Ha una caviglia nera e gli dice assai male, perché “da noi la domenica pomeriggio l’ortopedico non accetta pazienti”. Nel senso che non c’è. Come anche l’otorino, del resto.

Ma pure questo tizio, che cazzo si va a rompere un osso la domenica pomeriggio, no? Cosa gli salta in testa? “Guardi che lei prima delle sette è impossibile che se ne vada da qui”, gli dice l’infermiera. “Ma io sono venuto in autobus e dopo le sette non ce ne sono più” risponde confuso il povero cristo, sintetizzando magistralmente la portata del suo piccolo dramma e dell’inadeguatezza di un sistema sanitario ormai allo sbando. Poi se ne resta lì seduto, in disparte sulla sua sedia a rotelle. La scarpa destra in grembo, ormai inutile. Un’icona vivente.

Intendiamoci, qui il personale è abbastanza umano e cortese. Fermo, come spesso è necessario essere di fronte all’isteria non tanto di chi soffre, quanto di chi accompagna. Eppure cortese. Peccato non abbia tregua, non possa mai fermarsi, sia schierato in numeri drammaticamente inadeguati. La cosa ha molti effetti collaterali: uno di questi è che gli infermieri diventano straordinari campioni del dribbling. Una roba da serie A.

Intanto alle mie spalle un gruppo di familiari assortiti corona la settima ora d’attesa commentando con fervore l’incontro Berlusconi – Renzi. Parte di loro è d’accordo, parte contraria e indignata. Qualcuno cita persino “spinosapuntoit”. Nell’insieme, l’effetto “bar dello sport” è potente e inesorabile, senza peraltro il conforto di un caffè al banco.

Presto il serrato confronto si evolve verso altri temi, quindi sconfina rapidamente nel calcio. Il bello è che la conversazione è identica a quella che l’ha preceduta: stessi verbi, stessi aggettivi, stessi costrutti, stessi protervia e qualunquismo. Sono cambiati solo nomi e sostantivi, che risuonano nella grigia sala d’attesa del Pronto Soccorso come una messa di requiem per questo paese sgangherato e senza futuro, dove la gente non distingue più la politica dal calcio, la sala d’attesa di un ospedale dallo studio di “Uomini e donne”,

Poi alla fine arriva il momento della visita, dell’inattesa umanità, della professionalità nonostante tutto. Nonostante i posti letto che non ci sono. Nonostante la selva di lettini buttati alla meglio nei corridoi. Dei pazienti accuditi dove si può, come si può. Perché nessuno resti indietro. Perché tutti, in qualche modo, ce la si possa fare. Perché il giuramento di Ippocrate non è solo un mucchio di parole.

E allora un po’ il cuore si rinfranca.

Fuori intanto piove che Dio la manda.

Premio Edison Start, 300mila euro per far emergere le buone idee e chi le sa pensare

In Italia non manca il talento. In Italia a mancare spesso è chi dovrebbe prendersene cura, chi dovrebbe essere in grado di riconoscerlo, sostenerlo, guidarlo. Certo, abbiamo dei venture capitalist pubblici e privati, abbiamo dei mentor, né mancano contest e iniziative per far emergere le buone idee e chi le sa pensare. Ma ancora non basta. Non può bastare. E, anzi,  non deve.

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Il rilancio del sistema Paese passa anche per le startup innovative, si sente ripetere da più parti. Di certo, quello in cui nascono e operano le nuove imprese ad alto contenuto tecnologico è un fertile contesto di creatività, innovazione e coraggio imprenditoriale, dove vale il nuovo e rivoluzionario principio del “più siamo, meglio staremo”.

Insomma, “avanti c’è posto” tanto per chi vuole agire, quanto per chi vuole sostenere l’innovazione in Italia. Ben venga dunque “Edison Start”, un premio nazionale con cui Edison (che mi ha coinvolto a livello professionale nel racconto dell’iniziativa) si propone di scovare, selezionare e quindi finanziare progetti innovativi.

In palio non ci sono i soliti bruscolini: in primo luogo, Edison garantisce fin d’ora che ben 30 finalisti potranno avvalersi di un’attività di tutoring. In secondo luogo, i progetti che si classificheranno primi in ciascuna delle tre categorie previste dal Premio (Energia, Sviluppo Sociale, Smart Community) verranno premiati con un grant da 100mila euro. Stiamo quindi parlando di ben 300mila euro messi sul piatto dall’utility di Foro Bonaparte, che così celebra al meglio i 130 trent’anni dalla fondazione.

Come già accennato, il “Premio Edison Start” si rivolge chi ha idee e progetti da proporre in questi tre campi:

Energia (soluzioni e tecnologie innovative nell’ambito dell’efficienza energetica e dell’energia rinnovabile);

Sviluppo Sociale (progetti, anche culturali, capaci di attivare opportunità di sviluppo imprenditoriale per la lotta alla povertà, il miglioramento delle condizioni di vita, l’accesso ai diritti fondamentali e l’integrazione);

Smart Community (progetti che comportino un’innovazione ed effetti positivi nell’ambito della qualità della vita domestica e della comunità a cui si appartiene).

Il bando è aperto a gruppi di persone fisiche, startup tecnologiche, micro e piccole imprese, organizzazioni no profit. Chi vuole partecipare può farlo presentando la propria idea a partire dal prossimo 13 gennaio sull’apposita piattaforma online disponibile all’indirizzo www.edisonstart.it.

 

In memoria di uno splendido conservatore

marcoE’ morto un conservatore. Un uomo del passato. Un uomo legato a un mondo che non esiste più. Fuori dal tempo. Marco Zamperini era un uomo buono, pieno di vita. Pieno di idee e di visione. Credeva che la tecnologia fosse una cosa buona perché buone sono le persone, e possono usarla per essere migliori. Per fare cose migliori. Era, appunto un uomo del passato, veniva da un mondo lontano da questo tempo disfatto, disperato.

Tutti ricordano il suo sorriso, il suo calore, la sua capacità di raccontare il futuro per cambiare il presente. Tutti hanno sperimentato la sua stretta di mano incontrandolo. Io, senza meritarlo, ho avuto di più. Marco mi ha teso la mano quando una mano era tutto ciò di cui avevo bisogno. Mi ha aperto le porte di casa sua, accolto nella sua famiglia. Insieme a Paola, che gli assomiglia tanto, mi ha rincuorato.

Ricordo una sera a Milano, non tanto tempo fa, quando le sue risate si alternavano agli spritz. Ricordo la cena, il cibo meraviglioso, le persone che erano con noi. Ricordo che dopo, era ormai tardi, mi portò in un locale che sembrava un pezzo di Cuba, bellissimo. Mi raccontò un po’ della sua storia e della Milano anni ’80. Poi mi disse le parole giuste al momento giusto. Mi riaccompagnò in albergo che ero sfatto, rincoglionito e silenzioso. Ma diamine stavo meglio.

Scendendo dalla macchina mi voltai, lo guardai e riuscì solo a dirgli “Grazie”. Lui sorrise, appoggiato al volante. Un sorriso ampio, lungo, rassicurante. “Fai il bravo” mi disse, e ripartì.

La gente muore ogni giorno. Può succedere a tutti. Succede a tutti. La morte fa solo il suo dovere. Ma ieri abbiamo perso un uomo per bene che sapeva tendere la mano. Perché la morte, maledetta, non sa scegliere.

 

Ciao Marco.

Panel – Scuola: dal libro al Tablet (Blogfest 2013)

Lo scorso aprile scrivevo su Agendadigitale.eu di cosa stia cambiando nelle nostre scuole. O meglio di cosa debba cambiare, e in fretta, affinché il sistema educativo italiano resti al passo con le esigenze di apprendimento dei nostri ragazzi. In primo luogo, ad essere messo in discussione è il format stesso di ciò che chiamiamo “lezione”:

La scuola come la conosciamo è al capolinea. Il modello di insegnamento frontale, con il docente dietro la cattedra intento a raccontare sempre la stessa lezione allo studente solo al suo banco, seduto davanti a un libro aperto, è un modello che non funziona più. Una modalità d’insegnamento resa obsoleta dagli stessi giovani che, vivendo immersi nella tecnologia e nella rete, hanno mutato radicalmente il loro modo di acquisire, organizzare e condividere la conoscenza. Di fatto, imponendo dal basso una vera e propria rivoluzione copernicana del nostro sistema scolastico.

Nell’era di Internet, delle connessioni mobili, della creatività e della condivisione, dell’accesso alle informazioni sempre ed ovunque attraverso device portatili sempre più smart, l’apprendimento non può più essere semplice trasferimento di informazioni e competenze, ma deve diventare qualcosa di più e di diverso:

L’apprendimento diventa esperienza creativa, sperimentata partendo da fonti certe (i libri di testo digitalizzati e resi multimediali, ma anche la rete e le sue voci), che impone agli studenti la selezione e l’organizzazione delle fonti e dei contenuti, così come la rielaborazione critica dello scibile messo loro a disposizione, da ricostruire dinamicamente in un contesto collaborativo e creativo. Un paradigma semplicemente opposto rispetto al passato.

C’è insomma una rivoluzione in corso nella scuola. Una rivoluzione che usa come leva per il cambiamento anche (ma non solo) la progressiva adozione di nuovi strumenti ad alto contenuto tecnologico come i Tablet, le cui reali potenzialità sono ancora tutte da esplorare.

Per capire cosa cambia nelle nostre aule, come cambia e che prospettive si aprono per l’apprendimento dei nostri figli, intervisterò per voi sul palco della Blogfest di Rimini:

- Francesca Folda (Direttore Focus)

- Dianora Bardi (Impara Digitale)

- Lorenzo Forina (Responsabile Marketing Consumer TIM),

- Antonio Tombolini (Simplicissimus)

 

L’appuntamento è per venerdì 20 settembre alle ore 16, presso l’Hotel Villa Adriatica, viale Amerigo Vespucci, 3 – 47900 – Rimini.

Ci vediamo lì.

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Alla Blogfest per parlare di startup hardware all’italiana

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UPDATE 2: la location del panel è il Club Nautico di Rimini, piazzale Boscovich, 12

 

Update: ho il piacere di annunciare che al panel parteciperà anche Paolo Barberis, co-fondatore di Dada e dell’acceleratore per startup  Nana Bianca

Anche quest’anno alla Blogfest mi tocca lavorare. Modero un panel il primo giorno, di cui scriverò poi, e un altro l’ultimo giorno, che ho organizzato personalmente e nel quale affronteremo alcune domande che meritano di essere poste, ovvero: perché ci sono così poche startup hardware in Italia? Cosa cambierebbe se ce ne fossero di più? E soprattutto, perché dovrebbero essercene di più e cosa fare affinché il miracolo accada?

Il titolo e la sintesi del panel, che potrete vedere “live” domenica 22 settembre alle 10.30 presso il Circolo Nautico di Rimini, sono i seguenti:

Startup Hardware all’italiana: perché sono poche, perché dovrebbero (e potrebbero) essere molte.

Non esiste solo il software. Quando talento, nuove tecnologie e fiuto imprenditoriale si uniscono, il risultato non deve essere necessariamente il prossimo facebook o la prossima killer app, ma può essere un prodotto tangibile, dell’utile Hardware da toccare con mano. Le storie dietro oggetti come Pebble Watch e la console Ouya, o ancora le esperienze italiane di Jusp e PlusPlugg, insegnano come le startup hardware possano creare oggetti nuovi e rivoluzionari, ma anche che spesso debbano riuscirci affrontando notevoli difficoltà.
L’Italia, che nonostante anni di  profonda crisi economica vanta ancora eccellenti capacità industriali, meccaniche e meccatroniche, potrebbe essere il luogo ideale dove far fiorire startup hardware di successo, le quali  invece si contano ancora sulla punta delle dita.  Proviamo a capire insieme perché e come fare meglio.
Gli ospiti sono:
- Jari Ognibeni, co-founder e managing partner Industrio
- Claudio Carnevali, Ceo e fondatore  di Openpicus
- Giuseppe Saponaro, co founder e COO di JUSP
Paolo Barberis, co-fondatore di Dada e dell’acceleratore per startup  Nana Bianca
Nell’ora a nostra disposizione cercheremo di dare qualche risposta e di porre qualche altra domanda – speriamo – utile a promuovere il dibattito stimolare l’interesse verso un’opportunità di crescita e innovazione che di interesse ne merita tanto. Sia da parte dei potenziali imprenditori, sia da quella degli investitori.
Intanto, giusto per invogliarvi, metto di seguito l’incipit di un pezzo sullo stesso tema pubblicato su Agendadigitale.eu, nella quale intervisto proprio Ognibeni e Carnevali insieme con Marco Magnocavallo, co-fondatore dell’acceleratore Boox e già partner del Venture Capital italiano Principia, e il sempre ottimo Fabio Lalli, Ceo  di Iquii.
Nel caso, ci si vede a Rimini.
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La dura vita delle startup hardware italiane
C’è chi, nel profondo Nordest, si sta attrezzando per scommettere sulle potenzialità del nostro Paese in questo ambito. Ma c’è di fondo un problema culturale, di distribuzione e di approccio al funding che ostacola lo sviluppo di questo tipo di startup. Eppure ci sono novità che fanno ben sperare. Ce ne parlano gli addetti ai lavori specializzati

Startup hardware, capaci di convogliare tecnologia, know how e idee innovative in un prodotto tangibile, che esista nel mondo reale, che si possa toccare con mano. In Italia ce ne sono molto poche. In Italia dovrebbero essercene molte di più: il nostro Paese, nonostante anni di crisi, ha ancora dalla sua delle capacità industriali, meccaniche e meccatroniche uniche al mondo. Qualcosa su cui puntare oggi più che mai per rilanciare l’economia in ginocchio, per valorizzare il talento, per creare nuovo valore.
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Credit per l’immagine: Roberto Grassilli