Archivio mensile:febbraio 2005

Internet addiction?

Si fa (giustamente) un gran parlare dell’efficacia e delle potenzialità del blog. Non manca tuttavia chi analizza gli “effetti collaterali” che la pratica del “postare” avrebbe (il condizionale è d’obbligo) sugli stessi blogger. Un divertente e provocatorio articolo comparso su The Mercury News affronta a modo suo la questione paragonando il blogging ad una vera e propria “dipendenza” patologica e citando una serie di casi limite (gente vicina all’esaurimento nervoso). Il tutto senza trascurare il parere dello strizzacervelli di turno. Buona lettura.

Lezioni americane

Volete infondere nuova linfa alla vostra comunicazione aziendale ma non sapete come? Avete sentito parlare di corporate blogging ma non avete idea di dove mettere le mani? Niente paura. La community dei blogger viene in vostro aiuto: personalità del calibro di Doc Searl, Tom Peters, Alf Nucifora, Dana VanDen Heuvel e B.L. Ochman condividono ogni giorno in rete le loro idee ed opinioni contribuendo a costruire le “corporate guidelines on blogging” di domani. Da dove cominciare? Provate con “The Corporate Weblog Manifesto” di Robert Scoble. Se potete fidarvi? Robert è un ingegnere Microsoft che blogga senza aver mai neanche lontanamente rischiato il licenziamento. Una garanzia.

BusinessWeek Blogs

Un’altra importante testata giornalistica americana si è gettata a capofitto nella blogosfera: l’autorevole BusinessWeek ha infatti lanciato non uno, ma ben 4 blog sul mondo economico e finanziario. Le nuove creature sono Brand New Day (dedicato al marketing), Deal Flow (venture capital e startups), The Tech Beat (innovazione tecnologica e tendenze) e, infine, Well Spent (personal finance). Oltre a costituire una interessante fonte di informazioni, i 4 nuovi nati sono l’ennesima conferma di quanto gli operatori di settore statunitensi credano nel blog come futuro dell’informazione e della comunicazione in generale. Rifletteteci.

Podcasting upgrade

Il podcasting è un sistema basato sulla tecnologia rss che permette di scaricare contributi audio (chiamati appunto “podcast”) pubblicati da siti di news o blog utilizzando un semplice client gratuito. In Italia (come al solito) è ancora poco conosciuto. Negli Stati Uniti (dove è nato) il fenomeno è invece in piena ascesa e si appresta a fare un notevole salto di qualità: merito di Odeo, una nuova piattaforma software che dovrebbe rendere straordinariamente semplice creare contenuti audio per il web e per i mobile devices. Dietro il progetto ci sono due pionieri della blogosphera come Noah Glass e Evan Williams. Teneteli d’occhio.

Ripensamento o censura?

C’è del marcio in Gran Bretagna? Ditemelo voi. Navigando su Blogosphere.com mi sono imbattuto in un post che riportava una notizia interessante: il britannico The Observer ha pubblicato la beta di un blog che porta il suo nome e che sarà curato da Rafael Behr. Blogosphere cita anche il commento di Ben Hammersley, web master del nuovo blog, secondo cui Behr “has a free rein to post as he pleases”. Non è un’affermazione da poco, perché prospetta la nascita di un “Libero blog in libera testata giornalistica”, con tutte le conseguenze che questo comporterebbe. Peccato però che, casualmente, la frase in questione sia svanita dal post originale di Hammersley, rimasto per il resto intonso. Sarà un caso?

Full time blogging

Jason Kottke ha fatto la sua scelta: addio al lavoro fisso in nome del blogging a tempo pieno. In cambio di tanta dedizione, il web designer americano chiede ai lettori del suo blog più assidui una donazione da 30 dollari in su: servirà a raccogliere abbastanza denaro da consentirgli di lavorare per un anno. Un’idea semplice, rischiosa e geniale allo stesso tempo che pone un preciso interrogativo: quante possibilità hanno Kottke e quelli come lui di riuscire nell’impresa? Parecchie secondo Richard MacManus, autore di Read/Write Web. Scoprite perché.

Conflitto di interessi?

L’innocente adolescenza del blog va velocemente esaurendosi in favore di una maturità (necessariamente) orientata al guadagno? Ingenti capitali si riversano nella blogosfera ponendo inevitabilmente una nuova questione etica: la pioggia di contanti incrinerà il rapporto di fiducia scrittore-lettore? Nel web ferve la discussione tra favorevoli e contrari al blog business mentre già prende forma il primo “Code of Ethics”. Non è una questione da poco. La parola etica è praticamente scomparsa dal vocabolario italiano. Vuoi vedere che ce la rificcheranno, a forza, proprio gli americani e non quel mitico mercato di cui tanto si è favellato? Noi ci schieriamo. Questo blog ha un codice etico e lo pratica. Leggete, riflettete e se volete, nell’apposito spazio, commentate

Civiltà inferiore

Barbari con la clava in una mano e il mouse nell’altra. Dev’essere così che le multinazionali americane dell’Hi-tech vedono i dipendenti italiani, a quali si guardano bene dall’affidare corporate blog. Date un’occhiata ai blog aziendali di HP, IBM e Microsoft: tre aziende presenti anche nel nostro Belpaese dove però non è attivo alcun servizio del genere, escludendo una pagina del sito Ibm da dimenticare e la community di Microsoft, che dispone solo di forum e newsletter. La verità è che viviamo nella preistoria della comunicazione aziendale e nessuno sembra credere che potremo mai uscirne.

Previsioni

Scott Kessler, analista di Standard & Poor’s, non usa mezzi termini: Weblogs Inc sarà sicuramente tra i protagonisti della scena economica americana nel 2005. L’azienda fondata da John Calacanis e specializzata nella creazione di “trade blogs” – sentenzia Kessler – opera abilmente in un settore destinato a “crescere sempre di più” generando “notevoli profitti” e merita quindi di essere tenuta d’occhio. Nella sua previsione l’economista fa altri quattro nomi: ChannelAdvisor, iSold It, SideStep e, dulcis in fundo, la Mozilla foundation. A quanto pare, la nostra fiducia è ben riposta.

Mille usi

Mentre in Italia il sonno della ragione imprenditoriale genera noia e stagnazione, nel resto del mondo cresce a rotta di collo il numero di aziende dedite al corporate blogging. Imprenditori, manager ed esperti di marketing si affidano al blog non solo per fare comunicazione interna ed esterna all’azienda, ma anche e soprattutto recruitment. Guardate (e imparate) cosa fanno questi signori e poi rispondete ad una semplice domanda: che cosa aspettate a svegliarvi?