Archivio mensile:aprile 2007

Yooplus, il project management 2.0

Se fate un giro in rete scoprirete che dello ZenaCamp, forse la più riuscita “non-conferenza” italiana fino ad oggi, è possibile leggere e vedere quasi tutto. Offro il mio contributo ricordando che, tra gli sponsor della manifestazione, c’era anche una startup 2.0 tutta italiana: Yooplus. Nata come evoluzione di Exenia.Net, la neonata azienda ha scelto lo Zenacamp per lanciare We+Workspace, “una piattaforma Enterprise 2.0 che consente ai professionisti di gestire progetti, collaborare e comunicare con i loro gruppi, colleghi, clienti e venditori”. Il servizio integra un’ampia scelta di strumenti Web 2.0 come blog, wiki, messaggistica istantanea, VOIP, calendario condiviso, liste di contatti, condivisione file ed altro ancora. Attualmente in fase di beta test, We+Workspace sarà accessibile gratuitamente per tre mesi, durante i quali gli utenti potranno sperimentare il mezzo, valutarne l’utilità e suggerire eventuali miglioramenti. Una volta a regime, il servizio sarà disponibile con tre diverse offerte di abbonamento: basic, professional e enterprise.

Yahoo! acquista l’online adv company Right Media Inc.

Stanco di recitare il ruolo di eterno secondo, il motore di ricerca Yahoo! investe cifre notevoli nel tentativo di colmare il gap che lo separa dall’onnipotente e onnipresente Google. L’ultimo “acquisto”, appena annunciato, si chiama Right Media Exchange, “the industry’s largest emerging online advertising exchange”, e vale ben 680 milioni di dollari. Soldi ben spesi secondo il CEO di Yahoo! Terry Semel, che così spiega le ragioni alla base dell’investimento:

“The acquisition of Right Media will further Yahoo!’s goal to create the industry’s most open, accessible and vibrant advertising marketplace, which will help democratize the buying and selling of digitally enabled advertising”.

Il che, tradotto in parole povere, significa: ce la stiamo mettendo tutta per recuperare il tempo perduto e scardinare almeno in parte il quasi monopolio instaurato da Google nel mercato della raccolta pubblicitaria on line.

LinkedIn Blog

Linkedin è una piattaforma on line che consente di creare reti di relazioni tra persone che codividono interessi simili, soprattutto professionali. Per dare un’idea della sua ampiezza a chi non conosce questo servizio, LinkedIn riunisce al momento ben dieci milioni di professionisti provenienti da tutto il mondo. Una bella “nicchia” di pubblico alla quale rivolgersi e che ora, finalmente, ha il suo blog di riferimento, affidato a Mario Sundar.

Via

Pubblicità offline, Google ha ancora bisogno di venditori in carne e ossa

Google è ormai palesemente alla conquista del mercato pubblicitario offline, con l’intento evidente di esportare meccaniche e automatismi propri di Adwords anche nel “mondo reale” della stampa, della Tv e della Radio. Un progetto ambizioso che prevede, in ultima analisi, l’eliminazione delle concessionarie incaricate di vendere la pubblicità (insieme ai relativi costi esse comportano) ma che, secondo Mark Glaser, è ancora lontano dal rappresentare una vera minaccia per l’esercito dei venditori in “carne e ossa”.

Calacanis il “codardo”?

Oggi è la Festa della Repubblica Liberazione. Avvolti dal tiepido torpore di un caldissimo aprile, possiamo distrarci un momento dal corporate blogging e dalle cose italiane per gettare lo sguardo oltre oceano. Li c’è il mio vecchio amico Calacanis che, pur lontano dalla console di comando di Weblogs inc, sa ancora far parlare di sé. Il perché è semplice: un giornalista di Wired gli ha chiesto un’intervista telefonica, Jason ha rifiutato rispondendo che preferiva rispondere alle domande via mail. Ne è nato un battibecco che, puntualmente, è rimbalzato in rete facendo parecchio rumore. Insomma, da una parte c’è Calacanis e chi come lui pretende di insegnare il mestiere ai giornalisti, adducendo la seguente ragione: “I don’t want someone taking half a sentence or paraphrasing me… Just too much risk”. Dall’altro c’è chi, come Dylan Tweney di Epicenter, semplicemnte lo accusa di essere un “codardo”. Detto questo, cosa state aspettando? Schieratevi.

The Duck Side of corporate blogging

Mandarina Duck scende nell’arena della blogosfera e apre il suo corporate blog. Si chiama Duck Side e, devo ammetterlo, mi sembra tecnicamente ben fatto: la grafica è originale e accattivante fin dalla testata, la “strumentazione” è completa e vanta un numero insolito di link a vari strumenti di social networking (Del.icio.us, OKNotizie, Segnalo, Furl, Digg), opportunamente posizionati al di sotto di ogni post. C’è perfino il trackback, in genere assente dai (pochissimi) corporate blog italiani.
Corretta la policy del blog, condivisibile oltre che espressa con chiarezza e brevità. Purtroppo anche questa volta essa disciplina il comportamento dei soli lettori, senza nulla dire delle direttive concordate con gli editor. Un’anomalia tutta italiana, dove si tende a credere che “policy” significhi solo “quello che il lettore non può fare sul nostro sito”, mentre invece dovrebbe chiarire anche di cosa sono autorizzati a parlare gli editor, quali temi sono tabù per l’azienda, fin dove si può spingere la conversazione. Se si riuscisse ad essere trasparenti su questi passaggi, allora sì che il corporate blog sarebbe “un modo nuovo per dialogare, riuscendo a trasformare ogni utente da consumatore a partecipante, proprio come il Web 2.0 si propone di fare”, come sostiene il direttore generale di Mandarina Duck Aldo Nicola Aramini.

Detto questo, mi sembra che le premesse per fare bene ci siano tutte. Non resta che vedere se i contenuti saranno all’altezza del buon blog implementato da WebRanking. Già, perchè in caso contrario anche la miglior tecnologia non può nulla contro la noia.

DTS, il corporate blog di Refin

Oggi parliamo dell’esperimento di corporate blogging messo in campo da Refin Ceramiche: il blog si chiama Design Tale Studio e nasce “per raccontare le esperienze, gli eventi e i progetti che si sviluppano all’interno dell’omonimo laboratorio di design sperimentale” creato dall’azienda.
Il weblog presenta una grafica semplice, offre rss per post e commenti (quest’ultimi moderati), dispone di un modulo con cui gli utenti possono contribuire inviando idee, testi e disegni e suggerimenti, ha una versione in inglese. Al momento il blog offre contenuti, arricchiti da contributi video, relativi all’evento Design On Stage, svoltosi alla Triennale di Milano dal 18 al 23 aprile. C’è anche una policy, visibile al pubblico ma non aperta ai commenti e, sopratutto, volta a disciplinare solo il comportamento dei lettori. Non una parola su quali regole editoriali seguano i redattori del blog. Peccato.
In generale mi sembra un buon progetto, specie se paragonato con altri presenti in Italia. Purtroppo non condivido affatto la scelta di affidare il blog all’ufficio marketing dell’azienda. Indipendentemente dalla professionalità con cui svolge i suoi compiti, quest’ultimo rischia infatti di travasare il proprio linguaggio e le proprie regole di comunicazione in un medium che con esse non ha nulla a che fare, ma che anzi rispetto ad esse si pone come complementare. Vedremo strada facendo se Tds rappresenta una piacevole (quanto rara) eccezione alla regola.

FON e Time Warner insieme per il wireless

FON ha messo a segno il colpaccio: l’Associated Press conferma un accordo tra gli spagnoli e Time Warner Cable in virtù del quale il gigante americano offrirà ai propri utenti broadband l’opportunità di convertire le proprie connessioni in hotspot wireless pubblici. Una benedizione per FON, che grazie a questa partnership può finalmente lanciarsi alla conquista del mercato Statunitense dove finora ha raccolto appena 60mila adesioni. Ma un passo importante anche per Time Warner che, forte oggi di 6,6 milioni di utenze a banda larga, con questo accordo spera di arginare l’esodo di clienti in fuga verso le reti wireless muncipali, gratis o quasi e soprattutto in costante espansione nel paese. Resta ora da vedere se e come FON, all’ombra di questo potente e ingombrante partner, riuscirà a conservare la propria natura di “movimento rivoluzionario” nato per costruire la rete “dal basso”.

Questa la notizia. Aggiungo una domanda: considerando la situazione italiana, fatta di semi-monopoli, oligarchie, protezionismi, un accordo del genere non sembra anche a voi pura fantascienza?

Per saperne di più

- UticaOD.com “Time Warner customers get Wi-Fi hotspots

(Via Giorgio Zarrelli)