Archivio mensile:luglio 2007

Corporate YouTube

Le potenzialità insite nell’utilizzo di un servizio come YouTube in ambito aziendale sono facilmente intuibili: con una telecamera, un microfono ed “know how” necessario a gestirli sarebbe infatti possibile tirare su un nuovo canale di comunicazione interna ed esterna; un medium potente e immediato come solo il video può essere, attraverso il quale veicolare news, corsi di formazione per i dipendenti, comunicati stampa multimediali e altro ancora.

Un’opportunità che non è sfuggita ai cervelloni di Mountain View, i quali sarebbero ora sul punto di varare una versione “corporate” del popolarissimo servizio di video sharing. Una volta operativo, il “corporate you tube” andrà ad integrare l’offerta della suite Google Apps in versione “Premier”, quella cioè che le aziende, a partire dallo scorso giugno, pagano 50 dollari per utente all’anno in cambio di maggiore affidabilità e personalizzazione dei servizi offerti.

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Il crescente successo del citizen journalism

NowPublic.com ha appena concluso con successo una raccolta di fondi che porta nelle casse dell’azienda, nata due anni fa nel “solito” garage, ben 10,6 milioni di dollari in finanziamenti.

Cos’è Nowpublic.com? Un sito d’informazione che fornisce ai propri utenti, sparsi in tutto il mondo, gli strumenti necessari sia a segnalare notizie scovate nel web (stile digg), sia a pubblicare contenuti scritti di proprio pugno (stile Newsvine e Topix).

Un “participatory news network” che, complice il crescente disamore del pubblico per i media tradizionali e la loro “dipendenza” dalle Istituzioni, riscuote sempre più successo in tutto mondo: NowPublic vanta infatti oltre 90mila “contributors” provenienti da 140 paesi.

Un modello, infine, le cui potenzialità non sono sfuggite a media companies come CNN, BBC, MSNBC e Associated Press (quest’ultima già partner di Newsvine), che ora includono regolarmente “citizen-collected news content” nei loro palinsesti.

Streetblogging in salsa sicula

Tony Siino scende in strada a fare sport, o meglio, a parlare e far parlare di sport e, per l’occasione, si porta dietro un videoblog. Sabato 28 e domenica 29 luglio, in occasione dell’International Fitness Tour 2007, il sito Streetblogging.it realizzerà da Mondello una cronaca on line dell’evento accompagnata da contributi testuali, video e fotografici nonché aperta ai commenti degli utenti in rete. Un’occasione per sentire la voce di coloro che fanno della cultura del fitness uno stile di vita, dei curiosi, di quanti sono al seguito dell’evento e degli sponsor che lo promuovono e supportano. Dateci un’occhiata.

Update: mi viene fatto giustamente presente che realizzare Streetblogging.it è stato possibile grazie al lavoro e allo sviluppo tecnico di Servergroup. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Come ti scippo il blogger – L’opinione dei lettori

Iniziare dal nulla un’attività imprenditoriale non è cosa semplice e il nanopublishing non fa differenza. C’è chi, come Communicagroup, ha deciso di partire da zero, selezionare i collaboratori, se necessario formarli. E’ c’è invece chi, come l’azienda di cui scrivevo tre giorni fa, ritiene sia corretto arrivare dal nulla, scegliere tra i blogger esistenti come fosse al supermercato e inviare loro e-mail squinternate il cui senso è presto detto: “Sei bravo, ci piaci, vieni a lavorare con noi ma non dire a nessuno che te lo abbiamo chiesto. Forse ti paghiamo anche.” Ho scritto chiaramente cosa penso di tale condotta e la mia opinione ha destato diversi commenti. Tutti concordano sulla cialtroneria con cui è stata condotta l’operazione di “recruiting”, ma mentre c’è chi condanna l’iniziativa in sé, altri ne rivendicano l’ammissibilità in un contesto di sana e libera concorrenza:

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Paid Comments, i furbetti dello spam a pagamento

Credevo che la principale minaccia alla credibilità ed affidabilità della blogosfera avesse il volto e il nome di PayPerPost, azienda che segnala ai blogger prodotti da recensire e li paga solo nel caso ne parlino bene. Evidentemente mi sbagliavo, perchè in giro c’è indubbiamente di peggio: il Male con la “M” maiuscola ha infatti le sgradevoli fattezze di BuyBlogComment.com, servizio specializzato nell’offrire “pacchetti” di commenti spam che uno staff di commentatori farlocchi posiziona ad arte, scegliendo con giudizio ed oculatezza blog e post da “infestare”. Lo scopo? Più che i commenti, il cliente acquista il link al proprio sito o blog che insieme a quei commenti viene inserito, ottenendo vantaggi a livello di ranking nei motori di ricerca. Il “furbetto” cui dobbiamo questa geniale pensata è Jon Waraas, già fondatore di un blog network chiamato BuzzBums, che ha addiritttura confezionato allettanti “packages” di commenti in vendita a prezzo scontatto e tutto compreso:

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Come ti scippo il blogger

Nanopublisher guardatevi le spalle! I vostri migliori blogger fanno gola a molti e, tra questi, anche a chi gioca sporco per scipparveli senza tanti complimenti. La tattica è semplice: inviare una mail con dentro nell’ordine:

  • saluti;
  • complimenti per la “trasmissione”;
  • allusioni a un non meglio specificato progetto cui il blogger dovrebbe essere grato di poter aderire;
  • un accenno ad una cifra ridicola da guadagnare senza specificare in quanto tempo e per quanto lavoro;
  • l’invito a segnalare altri blogger possibilmente interessati (e magari nello stesso nanopublishing network, che è più comodo, aggiungo io);
  • infine la ciliegina sulla torta: l’invito a non inoltrare a nessuno l’email, il cui testo grida vendetta sotto al sole.

Ora io non divulgherò il nome di chi abbiamo colto sul fatto a corrompere i nostri fidati collaboratori: possono scordarsi pubblicità gratuita da questo blog. Mi limiterò invece a pubblicare l’infame missiva, opportunamente ripulita da nomi, cognomi e brand, al fine di dare tutti gli strumenti per identificare rapidamente ogni “attacco” al vostro network. Con l’occasione vi auguro che i vostri blogger siano onesti con voi quanto i nostri lo sono stati con Communicagroup.

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“Sell a band”, democrazia nel music market

Se siete un “gruppo emergente”, forse conoscete già le storture e gli ostacoli di cui è disseminato il rutilante mondo delle produzioni musicali. Se invece amate la musica, sarete probabilmente stanchi di ascoltare alla radio frotte di inutili brani commerciali.

E se però fino a ieri non potevate fare nulla per contrastare il “sistema”, oggi la rete e il social networking vengono ancora una volta in vostro aiuto portando in dote un nuovo, e si direbbe più democratico, modello di business. L’esempio ce lo fornisce “Sell a Band“, sito che potremmo definire di “social music production”, dove i fan possono “votare” le loro band emergenti preferite donando 10 dollari alla loro “causa”.

Il denaro elargito viene accumulato in un “salvadanaio” e, se la cifra raggiunge quota 50mila dollari, Sell a Band impiega quel denaro per sostenere il gruppo votato nella produzione di un CD. Una volta registrato, quest’ultimo sarà prima di tutto inviato a tutti i “votanti”, che in pratica rientrano della loro spesa iniziale. La band ha poi la possibilità di acquistare altre copie a prezzo di costo per rivenderle, mentre Sell a Band venderà a sua volta il “disco” tramite il sito ed altri canali, condividendo gli introiti con gli autori.

Un modello di business innovativo, che fa del bene a tutti: alle band emergenti perchè da loro una ghiotta occasione; agli utenti perchè possono finalmente scegliere e, nel loro piccolo, influenzare democraticamente il processo produttivo della musica; al mercato, che ritrova in rete la vitalità e la dinamicità ormai perdute da tempo.

(Grazie a Feba, fonte impagabile)

“I veri avvocati hanno un blog”

LexBlog non è, come sembrerebbe suggerire il nome, un web log dedicato al mondo dell’avvocatura. LexBlog è molto di più: un’azienda specializzata nel corporate blogging che fornisce soluzioni “chiavi in mano” e su misura per singoli avvocati o interi studi legali.

In America, insomma, la cultura del blog in azienda è già sufficientemente radicata da consentire ai consulenti di dedicarsi esclusivamente ad uno specifico settore professionale, elaborando offerte di costo e complessità crescenti.
E a quanto pare i clienti non mancano: dando un’occhiata al corposo portfolio del’azienda fondata da Kevin O’Keefe, ci si rende subito conto che gli avvocati d’oltreoceano hanno preso davvero a cuore il corporate blogging. Nell’elenco proposto figurano ben 202 clienti: ho girato un po’ e scoperto che qualche blog è fermo, ma la maggior parte di loro è viva e vegeta come ad esempio l’Arizona Divorce and Family Law blog o il Texas Injury Law Blog. Insomma, per citare le parole usate dallo stesso, sorridente O’Keefe sul corporate blog della sua azienda, in America “Real Lawyers have blogs”. E in Italia?

Il nanopublishing secondo noi

Lo scorso venerdì 6 luglio ho partecipato all’interessante incontro sul nanopublishing organizzato dal gruppo Netwo presso la sede de il Sole24ore. Per l’occasione ho anche (e indegnamente) rappresentato Communicagroup e Luca Ajroldi, intervenendo brevemente sulla natura della nostra iniziativa editoriale nonchè ribadendo concetti familiari ai lettori di Blogs4biz.

(Thanks Caterina)

Corporate blogging, la seconda volta di Sony

Dopo “l’incidente” del fake blog e dopo la sorpresa destata dal primo vero blog ufficiale dedicato alla Playstation, la divisione statunitense di Sony ci prova ancora: il nuovo esperimento ha un nome, Sony Electronics Blog, e il volto rassicurante di Rick Clancy, già responsabile per le Corporate Communications di Sony Electronics US. Le intenzioni, come sottolinea giustamente Elisa, sembrano corrette: Clancy sostiene di sapere che il blog e la schiettezza con cui intende condurlo potrà forse disturbare qualcuno (dentro e fuori l’azienda), ma si dice anche convinto che valga la pena mostrare da una prospettiva “dietro le quinte” la propria azienda, superare l’immagine monolitica del colosso nipponico per porre l’accento sulle competenze e le capacità impegnate in mille progetti, discutere da osservatore privilegiato delle pospettive di settore. Insomma, Clancy vuole fare corporate blogging e sembra sapere di cosa sta parlando, anche quando mette le mani avanti spiegando che sa a cosa va incontro:

“The focus of this blog will be on Sony Electronics-related activities, products and customers in the U.S., but I’m sure the discussion will drift from time to time to broader subjects that extend to our sister companies in the entertainment and gaming arenas, as well certain global issues and topics.”

In cambio l’editor chiede, in fondo, molto poco:

“The one thing I ask is that we all respect one another’s views and comments.”

Mi sembra sacrosanto. Cio detto, mi auguro che in Sony abbandonino presto la discutibile scelta di mettere un solo post per pagina, rendano disponibile una presentazione meglio articolata di editor e blog e registrino un dominio dedicato al nuovo sito. Questo tanto per cominciare.