Archivio mensile:marzo 2008

Corporate blogging e policy, la lezione di Cisco

cisco patent troll tracker

La storia del Patent Troll Tracker, blog specializzato nello smascherare le aziende che usano il brevetto come vero e proprio strumento di estorsione, non deve passare inosservata.

Particolarmente abile ed agguerrito, il suo editor ha lavorato con successo e nell’anonimato per diverso tempo, finché la sua identità non è stata infine smascherata: il suo nome è Rick Frenkel ed è IP executive di Cisco Systems.

Inutile dire che, a valle della rivelazione, una pioggia di polemiche e qualche causa legale per diffamazione si sono abbattute sia su Frenkel sia su Cisco. E proprio a quest’ultima va riconsociuto il merito di aver agito con saggezza per contenere la crisi:

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L’importanza di un piano editoriale – Le reazioni

Nel mio post di ieri evidenziavo la scarsità di contenuti presenti sul blog Family Business Smart, realizzato da Monkey Business per Cerif/Università Cattolica del Sacro Cuore, e ascrivevo il problema alla mancanza di un piano editoriale. I diretti interessati hanno raccolto le mie critiche e, civilmente, hanno risposto esponendo le loro ragioni:

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L’importanza di un piano editoriale

Il blog Family Business Smart, realizzato da Monkey Business per Cerif/Università Cattolica del Sacro Cuore, nasce con la missione di “individuare, raggiungere e coinvolgere le numerose aziende familiari italiane in una conversazione sui temi del family business [...] attraverso l’ascolto e la partecipazione in rete”.

Se l’intenzione è buona, altrettanto non si può dire dei risultati: in ben due mesi di vita il blog ha prodotto due soli post, uno dei quali di presentazione dell’iniziativa, venendo meno all’intenzione dichiarata di “seguire la conversazione con sollecitudine e accuratezza” fornendo “di continuo nuovi articoli”.

Sono cose che accadono fin troppo spesso e che confermano la mia teoria:

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Apple, Mozilla e il caso Safari

“Quello che ha fatto Apple è sbagliato”. John Lilly, CEO di Mozilla, non usa mezze parole nel giudicare il recente operato dell’azienda di Cupertino. Oggetto delle critiche, la scelta di includere, se non addirittura nascondere, l’installazione di Safari nell’aggiornamento rilasciato per iTunes per Mac e Windows.

Un “comportamento sbagliato”, secondo Lilly, perché mina il rapporto di fiducia tra le aziende e l’utente, che si ritrova ad installare software che non ha richiesto, distribuito con un meccanismo che ricorda da vicino quello del malware.

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LinkedIn ora unisce anche le aziende

LinkedIn, il social network professionale nato per “connettere” tra loro professionisti provenienti da ogni parte del mondo, ora apre anche alle aziende. Da oggi saranno infatti disponibili, per i soli utenti registrati, 160mila “company profiles” che riportano i dati principali relativi alle compagnie profilate (compresa una rassegna stampa in stile “dicono di noi”), indicando anche quali dei membri di LinkedIn lavorano per loro e consentendo di ricostruire assunzioni, licenziamenti, collaborazioni, partnership.

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AOL, manager e osservatori stroncano l’acquisizione di Bebo

Esattamente una settimana fa scrivevo di come AOL si fosse assicurata il controllo del social network Bebo investendo una barca di quattrini.

Oggi scopro che molti tra i manager in forze al provider americano si erano detti contrari all’operazione perchè convinti che il network sociale non valga gli 850 milioni di dollari investiti.

Un giudizio impietoso e, tuttavia, meno duro del verdetto emesso da molti osservatori statunitensi, secondo i quali l’acquisizione Bebo da parte di Aol, semplicemente, “non ha alcun senso”.

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Pregi e difetti del Mi.To official blog

il blog fiat dedicato alla nuova alfa romeo Mi.To

Trovo interessante il nuovo “blog” made in FIAT e dedicato alla futura Alfa Romeo Mi.To. Contemporaneamente, resto interdetto di fronte a certe soluzioni tecniche adottate dall’azienda che lo ha realizzato, LBI IconMedialab.

E’ vero: da anni vado ripetendo che il blog è uno strumento di comunicazione flessibile e che, come tale, può essere personalizzato ed adattato alle esigenze più varie. A patto però di non snaturare troppo lo strumento con soluzioni che, come per alcuni versi avviene in questo caso, ne diminuiscano l’efficacia comunicativa. Ma andiamo per punti:

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Il blog di Carl Icahn è una bufala

Il 6 febbraio scorso apprendevo dal Los Angeles Time che il finanziere americano Carl Icahn intendeva aprire un blog, quindi scrivevo:

Riassumendo: Carl Icahn è un miliardario americano di 71 anni che, per sensibilizzare e coinvolgere l’opinione pubblica rispetto allo stato (pessimo) e al futuro (incerto) dell’economia statunitense, ha deciso di aprire un blog. La cosa non vi dice nulla? Eppure dovrebbe. Peccato solo che il blog sia già accessibile senza che alcun contenuto sia stato pubblicato. Una piccola gaffe che poteva essere facilmente evitata.

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Yahoo! a Microsoft: valiamo più di quanto ci offrite

Recentemente ha tenuto banco la trattativa tra Microsoft e Yahoo!, dove la prima ha tentato di acquisire la seconda offrendo 44,6 miliardi di dollari. Come forse sapete, il motore di ricerca ha valutato è quindi rifiutato l’ennesima offerta dell’azienda di Redmond, rimandando alla prossima puntata un confronto che dura ormai da almeno un paio di anni.

L’ultimo rifiuto era stato motivato da Yahoo! con una ragione molto semplice: l’offerta era troppo bassa. Ora l’azienda di Sunnyvale pubblica un dettagliato rapporto che fotografa lo stato dell’arte e il futuro prossimo della compagnia, quest’ultimo caratterizzato da previsioni assai rosee.

Tradotto: se Microsoft ci vuole, deve darci di più. Molto di più.

Per saperne di più:
- Yahoo! Investor Presentation March 2008

Ross Mayfield dixit

Su questo blog si ripete spesso quanto sia importante che le aziende si aprano verso l’esterno e usino i nuovi strumenti offerti dalla rete per conversare con i loro clienti. Recentemente ne ho parlato anche con Ross Mayfield, co-fondatore e presidente di Socialtext, che mi ha detto:

“I manager dovrebbero convincersi di una cosa: le persone che conoscono meglio i vostri prodotti non sono quelle sul vostro foglio paga”.

Sono i vostri clienti, aggiungo io, e conversare con loro non potrebbe che giovare al vostro business.