Archivio mensile:dicembre 2008

USA, gli utenti preferiscono internet ai giornali

Prima o poi doveva accadere: è successo (ovviamente) in America, dove Internet ha infine superato la stampa tradizionale nella speciale classifica delle fonti di notizie nazionali ed internazionali più gettonate dal pubblico.

Lo rivela uno studio appena pubblicato dal serio ed attendibile Pew Research Center, le cui conclusioni sono il frutto di 1.489 interviste condotte all’inizio di dicembre:

Currently, 40% say they get most of their news about national and international issues from the internet, up from just 24% in September 2007. For the first time in a Pew survey, more people say they rely mostly on the internet for news than cite newspapers (35%). Television continues to be cited most frequently as a main source for national and international news, at 70%.

Da notare anche che il primato della televisione, ancora saldamente i testa alla classifica dei media preferiti oltreoceano, viene praticamente annullato quando l’età degli intervistati scende sotto i 30 anni:

Nearly six-in-ten Americans younger than 30 (59%) say they get most of their national and international news online; an identical percentage cites television.

Difficile non chiedersi che risultati si avrebbero se qualcuno ripetesse la stessa ricerca anche in Italia.

Qualcuno si offre volontario?

IT industry, il 2009 è già un anno da dimenticare

Nel 2009 l’IT industry vedrà peggiorare i già deludenti risultati del 2008, dove la crescita si è attestata intorno al 4 per cento.

L’ennesima pessima notizia emerge da un rapporto appena pubblicato dalla Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), secondo cui la crisi che da mesi funesta tutti i mercati del pianeta influenzerà pesantemente anche la (un tempo florida) internet economy nell’anno a venire.

A subire la peggio sarà il mercato dei seminconduttori, già indebolito da una crescita nel 2008 pari al 2,2 per cento e destinato a contrarsi nei prossimi 12 mesi di circa 6 punti percentuale.

E mentre da ogni parte del mondo provengono segnali deprimenti rispetto al prossimo futuro, una notizia in controtendenza: in Cina, dove il rallentamento dell’economia c’è stato e tuttavia il mercato sembrea essere ancora vitale, il portale Sina.com ha acquisito l’agenzia pubblicitaria Focus Media per ben un miliardo di dollari.

Cinque ragioni per cui un corporate blog fallisce

Brutalmente e senza tante cerimonie, mi sembra il caso di ribadire le 5 ragioni per le quali un corporate blog fallisce così come escono (inglese) dalla penna di Lee Odden (Online Marketing Blog).

- No clear objectives. With all the buzz and promise of increased search engine visibility, improved customer communications and PR, many companies task their IT group to “set up a blog” without ever planning exactly what the key objectives are. […]The key is to identify the objectives for the corporate blog, get key metrics identified and create a content creation and promotion plan consistent with reaching those goals.

- Unrealistic expectations and resource allocation. Blogging is work, no doubt about it. Not everyone is a natural blog writer and community builder. A successful business blog puts a personality on the company and both listens and responds to the community. Expecting a blog to be a silver bullet purely based on the SEO friendliness of blog software for example, is as shortsighted as expecting on-page SEO alone to solve a web site’s search engine ranking problems. […] If a company is going to start a blog, they should plan for success rather than treating it like a crapshoot. Commit or go home.

- Not sourcing content for the long term. One of the most common reasons business blogs lack content or posting frequency is a combination of not participating in the blogging community conversation and not identifying content sources. Keyword researched blog categories can serve as a sort of editorial guide on what to write about as well as identifying a mix of post types to be written on a regular basis. […]Companies would also do well to identify multiple people to write for the company blog so no one person is tasked with too much.

- No feedback mechanisms. Comments and trackbacks are a big part of why blogs are different than web sites. However, many business blogs don’t allow comments because they fear the time/expense of staffing required to handle them. They also fear what readers might say. Comments are a goal not a liability. Feedback from readers, good and bad creates a conversation that includes the company. The conversation is already happening elsewhere, why not have it in your own backyard?

- Do it yourself syndrome. Companies can setup blogs themselves quite easily, but judging by the number of “dead” blogs out there, it’s a very different thing to setup a blog than to start a blog and be successful with it. As with any potentially complicated and lucrative venture, anticipating all the contingencies and dependencies is near impossible unless it’s been done before.

So cosa state pensando: vi domandate perché diciamo tutti più o meno le stesse cose. La risposta – suggerisco io – potrebbe essere che, semplicemente, sono vere.

Le Social Media Guidelines di Intel

Quando un colosso del calibro di Intel pubblica delle corporate guidelines espressamente pensate per “employee or contractor” che creano o contribuiscono a “blogs, wikis, social networks, virtual worlds, or any other kind of social media both on and off intel.com”, ci sono sostanzialemnte due cose da fare: battere le mani e andarsele a leggere.

Per invogliarvi, riporto qui sotto l’illuminante traduzione della prima parte:

Le piattaforme emergenti per la collaborazione on line stanno cambiando radicalmente il modo in cui lavoriamo offrendoci nuovi modi di confrontarci con i clienti, con i colleghi e con il resto del mondo.

E’ un nuovo modello di interazione e crediamo che il social computing possa davvero aiutare a costruire relazioni di lavoro più forti e di maggior successo. E’ inoltre un modo che voi (dipendenti Intel ndr) avete per prendere parte alla conversazione globale in corso su ciò che fa Intel e sulle cose che per noi sono importanti.

La scelta di partecipare o meno ai media sociali è vostra. Se però vi decidete a farlo, vi preghiamo di seguire queste indicazioni:

• Fornite il vostro punto di vista su cosa avviene in Intel e nel resto del mondo avendo cura di essere originali e rilevanti.
• Postate commenti che siano significativi e rispettosi – in altre parole, niente spam e niente considerazioni che siano off-topic o offensive
• Quando una risposta è necessaria, datela con rapidità
• Rispettate la proprietà intellettuale delle informazioni e la riservatezza
• Se non siete d’accordo con qualcuno, mantenete la calma
• Abbiate cura di conoscere e seguire l’Intel Code of Conduct l’Intel Privacy Policy

Che dire: sono così ben fatte che non sembrano vere. Di certo, ognuno di voi là fuori dovrebbe leggerle tante volte quante ne servono per impararne a memoria non le parole, ma il senso profondo del cambiamento che oggi, persino qui in Italia, è in atto.

Detto questo, vi consiglio di andare a darci un’occhiata focalizzando la vostra attenzione sulle (molte ed assai sagge) “Rules of engagement”.

Corporate blog, i consumatori si fidano poco

Mi spiace ammetterlo, ma me lo aspettavo: secondo l’ultima ricerca pubblicata da Forrester Research, solo un consumatore su sei crede ai corporate blog, pari a un misero 16 per cento.

Il perché è chiaro: basta fare un giro nella blogosfera dei “presidi 2.0 aziendali” per capire come, ad oggi, siano ancora in pochi ad aver capito che il corporate blog non è l’ennesimo raccoglitore di comunicati stampa.

Le ragioni dietro questo risultato avvilente sono varie: scarsa comprensione della blogosfera e delle sue dinamiche; tendenza ad applicare metodi vecchi o semplicemente inadatti alla nuova comunicazione online; impreparazione di coloro che, nell’azienda, spesso si vedono improvvisamente passare la “patata bollente” del corporate blog; semplice arroganza.

La soluzione? E’ complessa e articolata e di certo passa dall’includere il blog in una strategia di comunicazione esterna di ampio respiro, oltre che mirata al mondo dei nuovi media.

Serve investire denaro, destinare risorse umane valide e smetterla una volta per tutte di pensare che fare una cosa in rete significhi ancora poter “arruffare” spendendo quattro soldi.

Nel caso non ve ne foste accorti, siamo quasi nel 2009.

Via

LeWeb 2008 recap /2

Le mie considerazioni a caldo (si fa per dire) su tono e livello di LeWeb08 le trovate nel post precedente. Prima di segnalare gli interventi meglio riusciti del secondo giorno, segnalo il dolente post di Loic e Geraldine Le Meur, dove i due organizzatori della Kermesse si scusano per le (molte) cose andate storte.

Era nell’aria: tutte le persone che ho incontrato mentre ero a LeWeb si sono lamentate dell’organizzazione e, leggendo oggi il mea culpa di Le Meur, avevano ben ragione.

Detto questo, il problema più grave mi sembra sempre e comunque la distanza qualitativa che separa i talk di quest’anno da quelli, davvero notevoli, dell’anno scorso.

In ogni caso, lascio giudicare voi: ecco una selezione dei talk a mio avviso più interessanti tenuti sul main stage durante il secondo giorno:

1) Marc Canter, CEO Broadband Mechanics, modera da par suo un panel con nomi di tutto rispetto: c’è David Glazer, Director of Engineering per Google; Jeff Hansen, General Manager responsabile Services Strategy per Live Mesh (Microsoft); Dave Morin, Senior Platform Manager sul libro paga di Facebook; David Recordon di SixApart e Max Engel di MySpace.
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2) Bello è appassionante l’intervento di Chris Anderson (non il direttore di Wired ma l’omonimo Curatore della Technology Entertainment Design Conference) sulla “connettività globale” e il futuro dei bambini.
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3) Marissa Mayer, vice presidente della divisione Search Products and User Experience di Google, presenta al pubblico di LeWeb le Zeitgeist di Google per il 2008 e parla del futuro prossimo del motore di ricerca più usato al mondo.
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4) Assolutamente imperdibile è il video con la performance on stage di Gary Vaynerchuk (Wine Library TV.com), forse il più inconsueto, irriverente e divertente Sommelier mai comparso in video, salito agli onori della cronaca grazie (come al solito) al usccesso ottenuto on line. Il filmato consta di due parti: nella prima viene intervistato da Loic Le Meur, mentre nella seconda dà vita una puntata live del suo programma dedicato ai produttori di vino.
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5) LeWeb 2008 si chiude con il palco gremito di volti noti e notissimi della blogosfera. E’ la gang di Dan Gillmore (Arrington, MacLeod, Le Meur, Scoble, Searls, Canter), che dà spettacolo live e delizia gli astanti con qualche dura contrapposizione.
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LeWeb 2008 recap /1

Come già le precedenti edizioni, anche LeWeb08 si configura come l’evento su Internet e web 2.0 più importante organizzato ad oggi in Europa.

Precisiamo: la qualità di talk, tavole rotonde e keynote non è superiore per esempio a quella offerta dalla WebExpo della O’Reilly Media, e anzi quest’anno mi sembra vagamente sottotono. A fare la vera differenza sono il numero di “personaggi” partecipanti e la facilità con cui è possibile raggiungerli, parlare con loro, intervistarli.

L’evento organizzato da Le Meur supera insomma gli altri soprattutto perché riesce a riprodurre off-line i meccanismi del social networking.

Ciò detto, riassumo (molto) schematicamente gli interventi che mi sono sembrati più rilevanti per dare un’idea di cosa si è parlato. Includo un link al video originale, per coloro che conoscono l’inglese e desidarno approfondire.

Prima però è bene ricordare che anche qui, come già alla Berlin Web2.0 Expo di fine ottobre, la parola “crisi” è stata forse il termine maggiormente ricorrente. La novità rispetto a Berlino è che ora tutti sembrano d’accordo nel dire che il peggio deve ancora venire, e lo farà proprio nel 2009.

C’è poco da stare allegri.

Di seguito gli interventi a mio parere più rilevanti:

1) Dan’l Lewin, Corporate Vice President for Strategic and Emerging Business Development di Microsoft, ha raccontato BizSpark, progetto in virtù del quale l’azienda di Redmond offre ad alcune selezionate startup tre anni di fornitura software gratuita.

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2) David Weinberger, co-autore del Clutrain Manifesto, affronta da par suo il delicato tema di come cambia la leadership nell’era del web2.0: cita anche (ed ovviamente) il “caso Obama” ed il ruolo che i social network hanno avuto nella sua comunicazione online.

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3) Intervistato da Loic Le Meur, Nikesh Arora, President, EMEA Operations e Vice President di Google UK, si accontenta ricordare che Google offre sostegno all’innovazione e anche l’azienda madre del motore di ricerca più usato al mondo è nata in un periodo di vacche magre. Un incoraggiamento per i presenti tentato ma non riuscito, visto che di Google oggi ce n’è, e ce ne può essere, uno solo.

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4) Amit Kapur, Chief Operating Officer di MySpace, annuncia tra loe altre cose una il prossimo arrivo di una MySpace Toolbar, strumento pensato per rendere meglio fruibili alcune funzionalità disponibili agli utenti del social network.

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5) Altro intervento interessante è stato quello di Linda Avey, co-fondatrice di 23AndMe, azienda famosa nel mondo per aver creato un Kit fai da te con cui rilevare il proprio DNA, spedirlo e ricevere in cambio informazioni relative alla propria salute. La notizia è che il servizio si espanderà presto in altri paesi oltre all’America.

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6) Merita ovviamente menzione anche l’inedito intervento dello scrittore Paolo Coelho, il quale ha raccontato la sua scelta di diffondere gratuitamente alcune sue opere in Internet via Bittorent. “Share to get revenue” dice Coelho, secondo cui l’aver condiviso parte delle proprie opere online non ha danneggiato ma anzi incrementato le vendite dei suoi libri.

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