Archivio mensile:febbraio 2010

Ricerche: The future of the Internet

L’ottimo e più che attendibile Pew Research Center’s Internet & American Life Project ha recentemente pubblicato la quarta edizione del suo rapporto intitolato, significativamente, The future of The Internet. La survey online, realizzata in collaborazione con l’Imagining the Internet Center della Elon University, raccoglie i pareri di 895 Internet stakeholders rispetto al potenziale impatto della rete sul nostro futuro; ai cambiamenti economici, politici e sociali che la sua sempre più pervasiva presenza nelle nostre vite determinerà da qui al 2020.

La modalità d’indagine, assai interessante, prevedeva che agli intervistati fossero sottoposti due diversi scenari per uno stesso tema, simili nelle premesse ma opposti nelle conclusioni. Loro compito era scegliere quale ritenessero più probabile e argomentare tale scelta. Il tema sotteso a ciascuna coppia di scenari è stato definito traendo spunto da dati raccolti grazie a ricerche condotte nel recente passato, oppure rifacendosi alle affermazioni di opinion leader nei settori della scienza, della tecnologia, del business e della politica. Un esempio:

a)By 2020, people’s use of the Internet has enhanced human intelligence; as people are allowed unprecedented access to more information, they become smarter and make better choices. Nicholas Carr was wrong: Google does not make us stupid (http://www.theatlantic.com/doc/200807/google).

b)By 2020, people’s use of the Internet has not enhanced human intelligence and it could even be lowering the IQs of most people who use it a lot. Nicholas Carr was right: Google makes us stupid.

Continua a leggere

Google Buzz e la privacy degli utenti

Google Buzz è tra noi. La risposta di Mountain View a servizi di successo come Twitter, Friendfeed e Facebook si è materializzata magicamente direttamente nella e-mail, anzi nella Gmail di centinaia di milioni di utenti nel mondo.

In molti hanno apprezzato o, quantomeno, appreso con curiosità la notizia e ora sono lì che esplorano il nuovo servizio, mentre si domandano se e come possa tornare loro utile. C’è invece chi, come ad esempio Dave Winer, ne ha vissuto il lancio come un’invasione armata della propria privacy e si è letteralmente infuriato. O come Nicholas Carlson, editor di Paidcontent.org, che mette in evidenza i rischi per la privacy derivanti dall’uso del nuovo servizio, che crea automaticamente liste di persone da seguire scegliendo tra gli indirizzi mail più usati e poi le rende pubbliche, rivelando di fatto al mondo con chi l’utente si scrive più spesso. Con tutte le implicazioni del caso.

Certo, gli ingegneri di Google hanno predisposto tutti gli strumenti necessari per tutelare la propria privacy, consentendo a chiunque di accedere alle impostazioni e fare le proprie scelte.

Continua a leggere

Jonathan Zittrain e il lato oscuro del crowdsourcing

Novembre 2009. Jonathan Zittrain, professore di Legge ad Harvard e co-fondatore del Berkman Center for Internet & Society, dà una brillante lezione intitolata “Minds for sale”. In poco meno di un’ora e venti, il docente mette sapientemente in evidenza una serie di problemi etici e legali inerenti al crowdsourcing per poi arrivare a definire quello che secondo lui è “The Future of Crowdsourcing” e a spiegare anche “How to Stop It”.

Crowdsurcing è un neologismo coniato nel 2006 dal giornalista di Wired Jeff Howe. Il termine nasce dalla fusione tra “outsourcing”, ovvero la pratica di delegare compiti e lavori al di fuori della propria azienda, e “crowd”, ovvero l’immensa ed eterogenea folla di talenti d’ogni lingua, nazionalità e cultura che popola la rete e che, adeguatamente coinvolta e coordinata attraverso una piattaforma software creata ad hoc, può partecipare allo sviluppo di progetti complessi.

L’enciclopedia libera Wikipedia è uno splendido esempio di crowdsourcing basato sul volontariato, ma esiste un numero crescente di esperimenti business-oriented dove sono le aziende a proporre problemi da risolvere e dove quindi l’utente viene pagato per il suo contributo. In questo caso il modello è ben rappresentato dal progetto Mechanical Turk di Amazon.com.

Continua a leggere

Buon compleanno Facebook

In queste ore ricorre il sesto anniversario dalla nascita di Facebook. Per l’occasione il suo creatore, Mark Zuckerberg, ha pubblicato un post intitolato “Six Years of Making Connections“, in cui riepiloga gli inizi della sua avventura, rivela che il numero degli utenti ha raggiunto l’incredibile quota di 400 milioni e promette nuove ma non meglio precisate meraviglie per il futuro. Parte di esse sono già visibili per circa 80 milioni di utenti, e consistono in un sostanzioso restyling della home page. Altre verranno svelate progressivamente nei prossimi giorni.

Scrive Zuckerberg:

Facebook began six years ago today as a product that my roommates and I built to help people around us connect easily, share information and understand one another better. We hoped Facebook would improve people’s lives in important ways. So it’s rewarding to see that as Facebook has grown, people around the world are using the service to share information about events big and small and to stay connected to everyone they care about.

Continua a leggere

Schwartz si dimette. Con un tweet

Jonathan Schwartz si dimette dal ruolo di CEO di Sun Microsystem e lo fa da par suo.

Dopo essere stato a mio avviso il miglior esempio di CEO blogger in assoluto, Schwartz ha infatti detto addio alla sua azienda semplicemente postando le sue dimissioni su Twitter.

Alla faccia di chi sostiene che non si può dire nulla di significativo in soli centoquaranta caratteri.

Ecco lo screenshot:

schwartz last tweet as Ceo

Il blog? Roba da vecchi

Sempre meno teenager e giovani americani dedicano tempo e impegno al blogging. Lo rivela uno studio di Pew Internet and American Life Project, intitolato “Social Media and Young Adults“, secondo cui solo il 14 per cento dei teenager statunitensi ha ammesso di aver “bloggato” nel 2009, contro il 28 per cento del 2006. Allo stesso modo, la percentuale di giovanissimi che lasciano commenti sui blog è scesa dal 76 per cento di tre anni fa all’attuale 54 per cento, mentre netta è anche la diminuzione dei blogger tra i giovani di età compresa tra 19 e 29 anni, scesa dal 24 per cento del 2007 al 15 per cento del 2009.

Nel rapporto si legge:

Two Pew Internet Project surveys of teens and adults reveal a decline in blogging among teens and young adults and a modest rise among adults 30 and older. Even as blogging declines among those under 30, wireless connectivity continues to rise in this age group, as does social network use.

Continua a leggere