Archivio mensile:aprile 2010

Goodbye MS Courier e HP Tablet

Microsoft-CourierNello stesso giorno, due diversi progetti nati per creare un’alternativa in salsa Windows dell’iPad vedono la loro fine.

Il primo è quello di Courier, il bel tablet doppio schermo il cui prototipo era stata presentato da Steve Ballmer in persona. L’annuncio della sua prematura scomparsa è stato dato da Gizmodo e poi confermato a Engadget da Microsoft

Il secondo progetto è il Windows 7 tablet di HP, dato per defunto da Techcrunch perché il produttore sarebbe “not satisfied with Windows 7 as a tablet operating system” (la notizia tuttavia non è ancora stata confermata).

Sono il solo a vedere in queste due notizie i primi segni di una resa definitiva (e prematura) del mondo Windows davanti all’ultima creazione di Steve Jobs?

IJF10 – Identità, reputazione e privacy online: alcuni spunti (e un video) dal panel di Perugia

Volevo scrivere un rapido resoconto di quanto detto nel panel “Identità e reputazione nell’attuale contesto informativo“, poi ho scoperto che Matteo Stagi ne ha già scritto uno molto interessante, facendomi anche  il favore di dare un punto di vista esterno e “indipendente” sul confronto che ho avuto il piacere di moderare.

Prima però di rinviarvi al suo post, un solo appunto rispetto al contributo di Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso e autore del bel blog Piovono Rane, che forse Matteo non ha potuto vedere fin dall’inizio: Alessandro non si è limitato ad arrogarsi “il diritto dei giornalisti a frugare informazioni ‘private’ su Facebook” e a sconsigliare “gli utenti dal comperarsi un vibratore su eBay”.

Gilioli apre il panel raccontando la storia vera di un uomo che, nel 1985, viene coinvolto in una rissa e finisce in un trafiletto di cronaca locale pubblicato su una testata del Gruppo Espresso-Repubblica. Dopo vent’anni, Repubblica decide di pubblicare gli archivi online proprio mentre l’uomo, che nel frattempo ha messo la testa a posto e si è fatto una famiglia, sta cercando lavoro. Deve avere un colloquio di lavoro e, per l’occasione, l’esaminatore con cui deve parlare cerca il suo nome su Google, scopre del peccato di gioventù e decide di non assumerlo.
Inutile dire che il protagonista di questa storia ha fatto causa a Repubblica e il procedimento è tutt’ora in corso.

Per Alessandro questo caso solleva un problema complesso e caratterizzato due aspetti principali:

Il primo aspetto è quello del rapporto tra “esplosivo” e “detonatore”, dove il primo altro non è che l’informazione – ad esempio una foto sconveniente o, appunto, la partecipazione a una rissa – che viene depositata online (da noi o da altri) dove resta per sempre, quasi in attesa di essere scoperta. Il detonatore sono invece i mainstream media che, quando intercettano quell’informazione, la fanno deflagrare travolgendo i protagonisti.

Seguendo questo ragionamento si arriva direttamente al secondo aspetto del problema, ovvero alla necessità di dare agli italiani un’educazione digitale: il problema dell’esplosivo e del detonatore non si risolve infatti con il diritto all’oblio (che secondo Guido Scorza corre anzi il rischio di sottrarre sostanza alla Storia stessa), né con l’intervento di aziende che promettono di fare pulizia online chiedendo in cambio una barca di soldi.

L’unica soluzione è alfabetizzare gli italiani che accedono alla rete spiegando loro con chiarezza quali implicazioni derivano dai loro comportamenti online. Solo agendo preventivamente, insomma, si può ridurre la quantità di esplosivo che ogni giorno viene riversata in rete da cittadini inconsapevoli.

Detto questo, riporto qui il video integrale del panel non senza prima avervi suggerito di fare un salto nel blog di Matteo e leggere la sua cronaca dell’evento.

Interview: Paul Steiger on ProPublica

Paul steiger - foto di Luca sartoniPaul Steiger is editor-in-chief, president and chief executive of ProPublica, first online news site to win a Pulitzer Price. Today he gave a speech during the International Journalism Festival of Perugia and then I had the chance to interview him for the Festival official webtv.

My questions were:

1) Your definition of ProPublica in very few words.
2) What is ProPublica business model?
3) Newspaper are struggling to survive. Are paywalls the right solution?
4) When online, people are using more and more tools to filter news. Someone says there’s the risk of an echo chamber phenomenom, where the reader can live their entire life without encountering a different opinion. Do you think it’s true?
5) We are used to think that the Internet revolution is based on a “one to one” conversation, but experiences like yours are proving that the “one to many model” is still powerful. What do you think will be the evolution of this paradigm?
6) Is there a chance you will localize Propublica in other countries? In Italy for example?
7) Are you going to save Journalism?

Enjoy.

Il Grande Fratello Zuckerberg

Ieri durante l’F8 Facebook ha presentato “Open Graph”. La spiegazione dettagliata di cosa sia e a cosa serva la trovate qui, condita da una robusta dose di retorica aziendale.

In estrema sintesi (ma ci sarà sicuramente modo e ragione di tornarci sopra molte altre volte) “Open Graph” estende la possibilità di assegnare i “like” di Facebook a tutti quei siti (potenzialmente un numero enorme) i cui amministratori vorranno dedicare i “10 minuti” necessari a implementare la nuova funzione.

L’uso di Open Graph ha due risvolti immediatamente individuabili: da un lato, consentirà all’utente di rilanciare sul social network creato da Zuckerberg – tipicamente nel suo newsfeed -  l’attività che svolge nel “mondo esterno”. Basterà un semplice gesto, un click sul bottone “Like”, e tutti i suoi “friend” sapranno che ha apprezzato qualcosa in giro per il web, ottenendo peraltro precise informazioni su cosa e dove sia l’oggetto delle sue attenzioni. Sembra banale, ma per alcuni questo è invece un fondamentale passo avanti nella costruzione del web semantico; passo che Google ha cercato di fare con Buzz, finora con scarso successo.

Lato aziende, Open Graph si prospetta invece come una vera miniera d’oro, in quanto consentirà a gestori dei siti di tracciare meglio i visitatori raccogliendo preziosi e puntuali dati demografici.

Un svolta epocale che non solo spiega perché da qualche tempo Zuckerberg vada in giro a ripetere il mantra “Privacy is no longer a social norm”, ma che solleva anche notevoli interrogativi rispetto alla salvaguardia della privacy degli utenti. Dice infatti Damon Cortesi (CTO di Untitled Startup) in un’intervista a Zdnet:

“All of this information might’ve already been visible to friends, but now I can go to the Open Graph API and simply enter a user name in order to pull basic information about the user [...] What a lot of people may or may not realize is that they are going to give up some of their personal information by using these features [...] This data can be scraped by almost anyone looking for more information.”

Cortesi ha centrato il problema: gli utenti sono in grado di gestire e – quando necessario – proteggere la loro privacy online?

Parliamone. Qui, su FriendFeed ma anche fuori dalla rete incontrandoci a Perugia. L’appuntamento è per sabato 24 alle 17, quando affronteremo questo e altri temi durante il panel  “Identità e reputazione nell’attuale contesto informativo“.

Parte oggi il Festival del Giornalismo 2010

Grazie all’impegno e alla dedizione dell’infaticabie Arianna e dei suoi collaboratori, è iniziato oggi a Perugia il Festival del Giornalismo 2010.

Qui lo streaming Live di tutto l’evento.

Per quanto mi riguarda, conto di raggiungere il capoluogo umbro e di tuffarmi nel mare magnum di eventi previsti in calendario già domani, in tarda mattinata. Come già accennato, sabato avrò il piacere di moderare un panel su Reputazione, privacy e informazione online, mentre domenica partecipo a uno dei panel organizzati dall’ottimo Vittorio Pasteris, e cioè quello che chiude il Journalism Lab  e il Mediacamp.

Ci vediamo lì.

Update: Vittorio mi segnala che del Journalism Lab esiste una diretta streaming dedicata.

Il futuro dei siti aziendali – Un’ipotesi

Qualche giorno fa ho fatto un salto all’Antù per seguire il secondo evento organizzato da Ignite Italia e partecipare con una mia presentazione (preparata in fretta e furia). Il tema è il futuro del corporate web, mentre l’ipotesi con cui si chiude la presentazione vuole essere più uno spunto di discussione che non una previsione vera e propria.

Pareri e contributi sono quindi come sempre i benvenuti.

A Perugia (ijf10) per parlare di privacy,“publicy”e reputazione online

brochure2Qualche tempo fa Stowe Boyd ha lanciato una delle sue solite bombe sulla comunità online partorendo un fondamentale neologismo: “Publicy”. Nel ragionamento che sottende al termine fresco di conio, Boyd definisce il rovesciamento di paradigma determinato dall’avvento della Rete, del web 2.0 e, soprattutto, dei social network: in passato, tutto ciò che riguardava le nostre vite era privato di “default” e, volta dopo volta, eravamo chiamati decidere cosa condividere sulla pubblica piazza. Oggi invece accade sempre più spesso l’opposto: molte delle informazioni presenti online che ci riguardano sono pubbliche e, se interveniamo, lo facciamo per nascondere qualcosa.

Poco tempo dopo, il creatore di Facebook Mark Zuckerberg ha affrontato lo stesso argomento per affermare che la privacy è un concetto sostanzialmente superato. Secondo il 27enne miliardario , infatti, il costume è cambiato e oggi gli utenti che sbarcano online preferiscono condividere piuttosto che nascondere. Certo Zuckerberg, in qualità di imprenditore e creatore del più grande social network al mondo, ha tutto l’interesse nel vedere una quantità sempre crescente di dati pubblici popolare la sua piattaforma. Ciò non toglie che abbia ragione: che siano consapevoli o no di quali conseguenze possano avere le loro azioni, gli utenti vogliono condividere sempre di più sempre più in fretta. In barba alla privacy e alla riservatezza. In tempo reale.

Viviamo in un epoca in cui ogni giorno il nostro stesso vivere genera informazioni che ci qualificano e che vengono puntualmente archiviate online, che restano ricercabili, che si stratificano e, nel bene e nel male, vanno a comporre quel complesso mosaico che prende il nome di reputazione. Internet, con la sua infinita e velocissima memoria collettiva, non sembra volerci perdonare nulla. Impietosa, la rete delle reti tiene conto di tutto.

Siamo pronti per questa disarmante trasparenza e per i cambiamenti che essa sta determinando nella nostra vita privata e professionale, nel nostro modo di interagire, di informare, persino di fare business?

Di questo e di altro ancora parleremo il prossimo sabato 25 aprile al festival del giornalismo di Perugia (Centro Servizi G. Alessi), dove il sottoscritto modera un panel intitolato “Identità e reputazione nell’attuale contesto informativo“  al quale partecipano:

- Paola Bonomo, Vice President della Online Business Unit per Il Sole 24 Ore;
- Livia Iacolare, community coordinator di Current Italia;
- Russell E. Perry, CEO 123people;
- Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso;
- Guido Scorza, avvocato e blogger.

Ci vediamo lì.

Risorse:

- Qui il programma completo del festival in PDF.
- Tag ufficiale del panel: #ijf10rep

Il futuro visto attraverso Twitter

Predire il futuro usando Twitter. Non solo una prospettiva affascinante, ma anche e soprattutto una realtà divenuta tangibile grazie alla recente sperimentazione condotta dal Social Computing Lab di HP a Palo Alto. Un gruppo di ricercatori ha infatti mostrato come sia possibile prevedere con buona accuratezza l’andamento di un film al box office semplicemente monitorando Twitter e, più precisamente, il rate con cui una pellicola viene menzionata dai suoi milioni di user. Previsione che aumenta notevolmente in precisione se poi all’analisi quantitativa si aggiunge una valutazione del “sentiment” di ogni singolo tweet.

L’esperimento realizzato dai ricercatori del Social Computing Lab ricorda in qualche modo quanto viene già fatto con cosiddetti “mercati predittivi” e in particolare con l’Hollywood Stock Exchange, nato appunto per prevedere l’andamento al box office degli ultimi titoli hollywoodiani. Come spiegava qualche tempo fa Davide Bennato in occasione del secondo Romecamp, i predictive markets “sono una tecnica che sfrutta una serie di applicazioni Internet progettate per sfruttare l’intelligenza collettiva degli internauti al fine prevedere il futuro di alcuni eventi”.

Continua a leggere