Archivio mensile:settembre 2010

How to cure the chaos (troubling your social media initiatives)

Marc Engelsman - Michelle BrusyoLet’s start with a quote from the Web2.0 Expo web site:

“Your marketing department has set up a Facebook page. Your human resources department is thinking about using social media as a recruiting tool. Your sales department isn’t quite sure how social media can deliver qualified sales leads. Your employees are tweeting away about what they’re doing all day at work. Your IT deparment is worried about the threat of viruses and malware. Your customer service department is overwhelmed by the amount of content out there that needs monitoring.

Sounds like chaos.”

And it definitely is. That’s why I asked Mark Engelsman and Michelle Brusyo (both working for Digital Brand Expressions) if and how companies can take control of the revolution in corporate communication they are facing today and, eventually, benefit from it.

“The way to cure the Caos, instead of having people working into silos, is to bring them together and build a plan that involves everybody, has everybody talking the same language, understanding that there are the same goals to be met, and then implementing against those goals strategies and tactics that are developed as part of a plan”.

To da the magic, the people at Digital Brand Expressions people created a five step “social media parachute process”. All the details in the podcast interview below.

[display_podcast]

Background

- Marc Engelsman

Digital Brand Expressions
Marc Engelsman’s multi-disciplinary marketing background – 25 years in marketing/advertising across a wide range of B-to-B, consumer and healthcare/pharmaceutical accounts – has translated well into “findability” success as he integrates offline and online strategies for DBE’s clients. He is active in the Search Engine Marketing Professionals Organization (SEMPO) and serves on the national board of the Marketing Executive Networking Group (MENG).

He has spoken at some of the search industry’s largest conferences in addition to presentations to numerous other marketing groups.

- Michelle Brusyo

Digital Brand Expressions
After several years in traditional marketing and PR, Michelle Brusyo dove into the world of search and social media marketing, joining the award-winning team at Digital Brand Expressions in 2006. As Group Manager of Marketing & Communications, Michelle often speaks and writes about social media and is particularly passionate about her agency’s idea that social media works best when implemented enterprise wide, from the top down. She enjoys the process of guiding large companies through the various stages of DBE’s 5-phase social media adoption process, from brand protection through to creative ongoing communications strategies.

(Via)

La Tv fa Blip – Intervista con Dina Kaplan

Su L’Espresso di domani, sezione “Tecnologia”:

La Tv fa Blip

Un tizio con una telecamera puntata in faccia parla di cinema e di cultura pop degli anni ’80. Le sue recensioni cinematografiche sono intelligenti, irriverenti e spesso scurrili, mentre la qualità della ripresa ricorda ad ogni istante che tutto è realizzato in modo molto amatoriale, o comunque con mezzi economici e alla portata di tutti.

Il “programma” si chiama Nostalgia Critic ed è solo uno dei 17 web show prodotti dalla Channel Awesome di Chicago. Secondo le ultime rilevazioni, viene seguito da oltre 600 mila spettatori a settimana raggiunti grazie a Blip.tv, aggregatore online che fornisce servizi per la pubblicazione, la promozione, l’advertising e la distribuzione di web show creati da video maker indipendenti. «Il nostro è il primo network televisivo veramente democratico», spiega Dina Kaplan, già co-fondatrice della startup newyorkese e oggi responsabile di marketing, pubbliche relazioni, finanza, partnership e risorse umane. E aggiunge: «Siamo una piattaforma per la condivisione e distribuzione di contenuti video che libera sia i “producer” sia la loro audience dalle costrizioni imposte dai media tradizionali».

Affascinante. Ma come avviene il miracolo?

La risposta la trovate domani in edicola : )

I commenti sono come sempre benvenuti.

Elspeth Rountree explains what a meme is

Elspeth_rountree_alessio_jaconaIt’s the end of september and the Web2.0 Expo 2010 is taking place in a rainy New York city. I had the chance to chat with Elspeth Rountree, who is senior producer, host, and co-creator of both Rocketboom Tech and Know Your Meme series.

In a four minute interview she brilliantly explains what memes are and how they “have gone from inside joke to marketing gimmick to worldwide cultural phenomena”.

enjoy

[display_podcast]

Foto: Luca Sartoni (original version here)

Zero follower on Twitter

UPDATE: il problema sembra essere stato risolto e Oprah ha recuperato i suoi  4,329,768 follower.

Qualcosa non va in casa Twitter: indipendentemente dal numero di follower e following registrati dal vostro account, ora dovreste trovare un bello zero per entrambi i parametri.

Se può consolarvi, succede anche a Oprah.

Foursquare e i “check-in furbetti”, la posizione ufficiale del co-fondatore Selvadurai

Foursquare è la mania del momento. Improvvisamente il bisogno difendere la propria privacy da occhi indiscreti pare passato del tutto in secondo piano, schiacciato dalla necessità impellente di usare servizi di geolocalizzazione per dire ai propri contatti “io sono qui” e, spesso, aggiungere anche dettagliate informazioni su cosa si stia facendo.

Lunedì scorso sono stato all’ambasciata statunitense di Roma, dove ho avuto il piacere di incontrare e intervistare il co-fondatore di Foursquare Naveen Selvadurai, in visita in Italia per partecipare ad alcuni eventi tra cui anche un incontro organizzato da Telecom Italia – Working capital.

Prima di scrivere un pezzo più articolato dove trattare tutti gli argomenti toccati nell’intervista, vale la pena soffermarsi brevemente su un aspetto assai discusso in queste ore:

Secondo molti, infatti, Foursquare consentirebbe troppo facilmente agli utenti di “barare” mentendo sulla propria posizione, esercitando di fatto controlli molto meno fiscali di altri servizi concorrenti. Non solo: i più smaliziati avanzano addirittura l’ipotesi che proprio a questa “tolleranza” si debba parte del successo stratosferico ottenuto dal servizio, il quale in 18 mesi ha raggiunto quota 3,5 milioni di utenti a livello globale.

Impossibile quindi non togliersi lo sfizio di chiedere lumi a riguardo direttamente a Selvadurai, quindi aspetto prudentemente che finisca l’intervista e poi vado giù secco:

«Alcuni maligni sostengono che parte del vostro successo dipende anche dalla facilità con cui si può barare nei check-in».

Naveen ci pensa su un attimo e risponde:

«Noi lasciamo che gli utenti facciano check-in dove vogliono perché crediamo ci sia un contratto sociale che impedisce loro di mentire sulla propria posizione. Se tu non sei nel posto dove dici di essere, la verità è che stai mentendo ai tuoi amici, che nell’informazione che stai condividendo non c’è nessun valore per loro. E’ come uno status update su Twitter – aggiunge – se dici che sei a Milano e invece sei a Roma è stai semplicemente raccontando una bugia». E le bugie non si dicono.

Il ragionamento è chiaro: a Foursquare si fidano dei loro utenti e fanno appello al loro codice etico per un uso appropriato e moralmente corretto della piattaforma. Se poi essere di manica un po’ più larga ha in qualche modo contribuito al loro successo – aggiungo io – allora tanto meglio, ma è solo un effetto collaterale. L’importante è che a Foursquare credono nell’onestà dei propri utenti.

O quasi. Spesso infatti fare un check-in “furbetto” significa vedersi sbeffeggiare dall’app di Foursquare mentre ci dice che il nostro telefono “pensa” (esatto, “pensa”) che noi siamo un po’ troppo lontani dal posto in cui pretendiamo di essere. In tal caso si può anche andare avanti nella procedura, però il sistema non concede né punti né badge.

«Riguardo a questo – spiega Naveen – ciò avviene perché abbiamo avuto alcuni problemi con persone che baravano dicendo di essere in luogo specifico per ottenere premi o badge. Quindi abbiamo fatto in modo che, se la rilevazione del GPS non è abbastanza accurata nel fornire la posizione, in pratica consigliamo di rifare check-in più avanti».

Chiaro e anche condivisibile.

Ma non si era detto che ci fidiamo? ; )

Risorse:

Interessante la discussione stimolata qui da Massimo Cavazzini, che ieri ha posto a Selvadurai la stessa domanda.

Investimenti pubblicitari: bene tv, Internet e radio. Male la stampa

Nielsen ha appena reso pubblici i nuovi dati sull’andamento dell’advertising market in Italia nei primi sette mesi del 2010. La prima notizia è che gli investimenti pubblicitari delle oltre 15.700 aziende inserzioniste registrano una crescita del + 4,9%, per un giro d’affari stimato in oltre 5 miliardi di euro.

La seconda notizia, meno incoraggiante, è che la “crescita che riguarda tutti i media principali, ad eccezione della stampa, e tutti i settori tradizionalmente più importanti per il mercato pubblicitario. In particolare da sottolineare la ripresa degli investimenti delle aziende del settore automobilistico (+34,7% nel singolo mese di luglio rispetto al 2009)”.

La terza è che gli investimenti su radio e Internet continuano a crescere con numeri a due cifre.

La quarta, pur non esplicitata direttamente nel comunicato stampa, la deduco io guardando la tabella dei dati:  gli inserzionisti italiani spendono troppo poco per l’online advertising.

Se infatti è vero che questo mercato è in crescita costante da anni, altrettanto vero è che basta metterlo a confronto con gli investimenti pubblicitari in tv per veder appassire anche un moderato ottimismo.

Provare per credere: nel periodo gennaio – luglio 2010

  • per la pubblicità in Tv sono stati spesi 2 miliardi e 800 milioni di euro;
  • per la pubblicità in Internet invece sono stati spesi 200 milioni di euro.

Traete pure le vostre conclusioni, ma non senza prima aver letto più nel dettaglio chi vince, chi perde e chi spende di più nel mercato dell’avertising italiano.

Chi vince
- Come appena accennato, sua maestà la televisione gode ancora di ottima salute segnando “una crescita del +7,7% ed una raccolta pubblicitaria superiore ai 2,8 miliardi di Euro”.

E chi paga?

“Le aziende che tra gennaio e luglio hanno maggiormente aumentato gli investimenti in tv sono quelle che operano nei settori: elettrodomestici (+35,3%), abbigliamento (+29,1%) e distribuzione (+25,1%). Considerando solo il mese di luglio le aziende automobilistiche hanno aumentato del + 48,8% gli investimenti sul piccolo schermo.”

- Radio e Internet vanno a gonfie vele, con la prima che segna un +13.3% e la seconda che si attesta su un incoraggiante +17,8%.

E chi paga?

“Sulla radio il settore più importante rimane saldamente automobili che ha generato il 24,4% degli investimenti complessivi sul mezzo, mentre gli aumenti più rilevanti sono stati fatti registrare da telecomunicazioni (+34,9%) e distribuzione (+37,2%). Su internet sono media/editoria (+60,4%), telecomunicazioni (+14,9%) e ancora automobili (+ 27,4%) a trainare la crescita.”

Chi perde
La stampa esce ancora una volta con le ossa rotte dalle rilevazioni Nielsen, come riassumono bene i dati forniti di seguito. Con la possibile eccezione dei quotidiani a pagamento, che portano a casa un modestissimo +0,3%, per tutti gli altri settori è l’ecatombe:

- Quotidiani free/paypress: -10.9%
– Periodici: -9.3

Nel complesso, la stampa italiana ha registrato un calo complessivo degli investimenti pubblicitari pari al 3.7% che, in tempi come questi, di certo non è poco.

Chi spende di più
Gli investimenti più consistenti vengono dal settore alimentare, che nei primi sette mesi dell’anno ha speso 655 milioni e 952mila euro incrementando il giro d’affari dell’8.3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Seguono a ruota l’automobilistico (oltre 520 milioni di euro; incremento della spesa pari al 3,3%) e le telecomunicazioni (quasi 455 milioni di euro; incremento della spesa pari al 2,7%).

-

Per saperne di più:

- Vedi anche l’intervista: “Roberto Binaghi, presidente IAB Italia, sul futuro dell’advertising online

Tavola rotonda all’ambasciata USA per discutere di Government 2.0

Oggi pomeriggio parteciperò ad una tavola rotonda organizzata dalla US Embassy. Di seguito la presentazione ufficiale dell’evento:

L’Information Resource Center dell’Ambasciata degli Stati Uniti apre questo nuovo spazio dedicato alle iniziative, dell’Amministrazione USA e non solo, riguardo i temi dell’Open Government e del più ampio ambito del Government 2.0.

Il primo appuntamento coincide con un evento in programma i prossimi 7 ed 8 settembre a Washingotn, D.C., il “Gov 2.0 Summit”. In due giorni, esperti di altissimo livello provenienti dagli ambiti più diversi, governativo, legislativo, imprenditoriale, dalla società civile e dal mondo dei media, discuteranno di quella che gli organizzatori, O’Reilly Media, hanno definito con la formula di “Government as a Platform”, e che trova un grandissimo impegno nell’amministrazione Obama con la “Open Government Initiative”.

Trovo il tema appassionante e, dato l’attuale contesto italiano, allo stesso tempo profondamente frustrante. Per questo, se ci sarà tempo e modo di porre domande, alzerò la mano per chiedere prima di tutto:

“How do you manage to apply an “Open Government Initiative” in a country where the ruling class doesn’t have the least intention to let you do that?”

Il mio inglese è un po’ arrugginito, ma mi sembra che il concetto sia chiaro: facile parlare di “Government as a Platform” quando a guidare la nazione c’è uno come Barak Obama. Ma quali sono i consigli degli esperti per innescare un meccanismo virtuoso all’interno di un sistema che quel meccanismo respinge e rifiuta con tutte le sue forze?

Se vi interessa seguire la diretta in streaming, basta collegarsi a questa pagina.

Prime riflessioni su Glass

Sto dando un’occhiata a un nuovo servizio chiamato Glass. Cosa sia esattamente lo lascio spiegare ai suoi creatori:

Glass is a browser add-on that lets you share experiences and not just content.We’ve created a virtual sheet of Glass that lies over the entire internet that’s yours to affect. You can share your thoughts about anything on the web, right in the moment, by literally placing notes, (highlighting text, and even placing pictures and videos – to come soon) on top of any website and share those thoughts with only those you choose

Come scrivevo su FriendFeed in un paio di thread, trovo interessante il fatto che Glass funzioni spostando il baricentro intorno a cui si costruiscono le relazioni e quindi le conversazioni online dall’interesse per le persone a quello per i contenuti.

Provo a spiegarmi: il classico meccanismo di conversazione/condivisione che regola i social network è in genere guidato dal bisogno che le persone hanno di creare connessioni tra di loro, di “conversare”, di costruire rapporti umani basati prima di tutto sullo scambio di idee e anche sulla condivisione di risorse come un link, una porzione di testo, un’immagine o un video. Contenuti, questi, che devono comunque essere importati dentro il social network a forza di copia&incolla e upload per poter diventare oggetto di una discussione.

Al contrario, con Glass è il contenuto da commentare che diventa centrale nella costruzione della conversazione e quindi della relazione con l’altro. Si naviga nel “mare aperto della rete” e, qualora si incontri qualcosa di interessante, si invita su quella specifica pagina web i contatti con cui si desidera discutere del suo contenuto. Il tutto usando una (per ora orrenda) finestra di chat, che poi resta legata a quella stessa pagina ed è visualizzabile solo lì (oltre che ovviamente dentro il proprio l’account di Glass).

Un’idea interessante per il meccanismo che sovverte, dicevo, la cui utilità non mi è ancora però del tutto chiara: di buono c’è che il servizio in futuro potrebbe rivelarsi utile per creare istantaneamente sessioni di confronto e discussione intorno a un contenuto online, (ad esempio si potrebbe usare commentare uno streaming, come ipotizzava Massimo poco fa scambiando due battute con me proprio attraverso Glass, oppure per coordinare check-up di un sito web). Di meno buono c’è invece che risultati simili (pur agendo con logiche e strumenti diversi) si possono già ottenere.

Riassumendo quindi le prime impressioni e riflessioni, mi stuzzica l’idea di impostare un servizio di social networking tutto sulla scoperta di contenuti online e sulla costruzione di conversazioni intorno, anzi letterlamente sopra o accanto ad essi.

Mi piace invece meno il fatto che, a parte la possibilità di chattare direttamente sulla pagina web di interesse, per il momento Glass (che funziona tramite apposito plug-in compatible al momento solo con Chrome e Firefox) non pare offrire molto di più o di meglio delle varie funzioni “share on” già presenti in altri social network.

Basti pensare a FriendFeed, che appunto dispone di un apposito applet per riprendere e rilanciare via browser un contenuto decidendo sul momento chi possa vederlo (uno solo, molti, tutti, una stanza pubblica o privata).

Detto questo, ovviamente il servizio è al suo esordio e merita indulgenza in questa sua prima fase di rodaggio.

Quindi mi riservo di tornare a parlarne più avanti, magari dopo aver letto le vostre idee e osservazioni.