Archivio mensile:marzo 2011

E’ morto il blog, viva il blog!

Puntuali come le feste comandate tornano in queste ore gli annunci sulla morte dei blog con relative discussioni e confronti tra favorevoli e contrari. Ne ha parlato Enrico, caustico e ficcante come sempre. Gli hanno fatto eco Andrea Toso, che ha rincarato di parecchio la dose, e Massimo, che invece appare meno netto nel suo giudizio e più preoccupato dal significato e delle conseguenze di una eventuale morte dei blog.

Finora ho letto solo una parte dei commenti, ma mi sembra che, almeno questa volta, il sentiment delle persone che abitualmente leggo sia un pizzico più possibilista. Niente levata di scudi insomma, come ne ho viste in passato, per sostenere la salute ferrea e il futuro roseo dei blog.

E questo potrebbe già essere un indizio del fatto che Enrico possa avere ragione. Se così fosse, non sarebbe la prima volta.

Per quel che mi riguarda, non mi interessa sostenere una tesi o l’altra. Mi interessa capire, approfondire, trarre conclusioni e quindi ridefinire (o forse dovrei dire aggiornare?) le mie posizioni. Per curiosità e per necessità professionale.

Intanto un elemento: quando ho sentito il bisogno di partecipare alla conversazione, non mi è passato neanche per la testa di scrivere su Facebook o su qualsiasi social network site. Questo contenuto ci arriverà comunque, e potrà avere o meno fortuna (nel senso di diffusione), ma ho sentito il bisogno di realizzarlo in un contesto aperto e tuttavia controllato da me (ovvero il mio blog, che pure aggiorno poco). Ed è forse degno di nota anche il fatto che lo stesso Andrea Toso abbia sentito il bisogno di scrivere un lungo (e bel) post sul suo blog, per dire appunto che i blog sono morti. Tutto ciò, vorrà pur dire qualcosa.

Altro tema è che, leggendo qua e là, avevo la sensazione che qualcosa mancasse all’appello. Poi ho capito: mancano i numeri. Numeri affidabili, statistiche, cifre a sostegno dell’una o dell’altra tesi.

Quindi una domanda: con tutto il rispetto per i pareri espressi e per chi li ha formulati, non un po’ troppo autoreferenziale parlare di morte del blog (o di pre-pensionamento, per citare Contz), basandosi sul numero di feed che si legge ancora oggi, di post che si pubblicano e di lettori che li consultano, di commenti che si ricevono? Basandosi, insomma, solo sulla propria esperienza diretta che, come tale, è necessariamente limitata?

In attesa di una risposta, metto sul piatto alcune riflessioni schematiche e “volanti” basate anch’esse sulla mia esperienza diretta, e quindi condizionate da tutti i limiti del caso:

1) Il blog è uno strumento eccezionale per la pubblicazione, la stratificazione, la diffusione e la conservazione di contenuti complessi, intorno ai quali è anche possibile (sebbene magari oggi possa apparire meno seducente) instaurare una proficua discussione. E’ il luogo perfetto per conservare la conoscenza, così come i social network site si prestano meravigliosamente a rilanciarla e diffonderla. Allo stato attuale, più che di riconoscere passivamente come inevitabile un avvicendamento tra le due realtà, mi sembra ci sia più che mai bisogno di impegnarsi un cincinino per una maggiore integrazione, di favorire e anzi difendere questa complementarietà per il bene di tutti.

2) Forse il blog ha perso il suo appeal da strumento irrinunciabile per chiunque approdi in rete, e probabilmente è vero che il “99% per cento del cazzeggio” si è spostato su Facebook, Twitter” e compagnia cantante. Se così è, (e tutto sommato credo che lo sia), dal mio punto di vista è solo un bene. La validità dello strumento in sé resta indiscussa, mentre finalmente appare chiaro a molti che gestirne uno seriamente non è un passeggiata di salute, richiede impegno e dedizione, e sopra ogni cosa, richiede uno scopo. Quale che sia, da perseguire con idee chiare e decisione, indipendentemente dal fatto che chi apre il blog sia un singolo cittadino, un libero professionista, un’istituzione o un’azienda. Se insomma l’assottigliamento della blogosfera in favore della “statusfera” è frutto di una darwiniana selezione della specie, ben venga davvero.

3) Forse la morte di cui stiamo parlando – e questa sì, reale e inevitabile – è quella della creatività di un’intera “generazione” di blogger che in questi dieci anni ha imperversato nella rete italiana, cui va riconosciuto il merito di aver diffuso la cultura digitale e la colpa di essersi guardata troppo l’ombelico. Ma che inevitabilmente oggi ha esaurito la vena o le ragioni per usare uno strumento che, come tale, ha ancora molto da dire nelle mani di nuovi autori, pronti a farne uso con scopi e ragioni uguali o diverse da chi li ha preceduti.

Forse quello che oggi sta davvero morendo è il “blogger” che era in molti di noi incalzato dal cambiamento, dalla crescita e dell’evoluzione personale che lo stesso “fare blogging” ha determinato almeno in parte.

Insomma, è morto il blog, viva il blog!

#ijf11 – Un panel internazionale per parlare dell’informazione politica nell’era dei media sociali

logo_ijf11Ormai manca poco all’inizio del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Il giorno dopo la conferenza stampa di presentazione, ancora non ho finito di leggere il vasto e articolato programma della conferenza: 60 pagine di eventi, panel, workshop, presentazioni dove figurano nomi di rilievo del panorama giornalistico e informativo nazionale e internazionale.

Personalmente, ho dato il mio piccolo contribuito organizzando un panel intitolato “l’informazione politica nell’era dei media sociali”, tema assai caro a noi di Info. Di seguito il testo di presentazione ufficiale dell’incontro corredato di short-bio dei relatori, tra i cui nomi figurano anche due ospiti internazionali come Sam Graham-Felsen, ex blogger di Obama, e Mica Sifry, fondatore di TechPresident e del Personal Democracy Fordum (Pdf):

Internet e i potenti strumenti di comunicazione che essa porta in dote stanno cambiando l’informazione politica. La trasformano favorendo l’emersione di nuove fonti e di nuovi attori, determinando la frammentazione dei messaggi, costringendo politici, attivisti ed elettori stessi a venire allo scoperto per confrontarsi alla luce del sole.

Siti web, blog e social network site costituiscono insieme quel real-time web che, grazie a potenti e semplici meccanismi di sharing, abilita e stimola la condivisione e quindi la circolazione delle informazioni, mettendo in crisi metodi consolidati per la creazione e gestione del consenso e disintermediando la possente macchina della comunicazione tradizionale.

Come cambia l’informazione politica nell’era dei media sociali? Quali sono le sfide che la politica deve affrontare per restare al passo della rivoluzione in corso? Quale ruolo e quale futuro per i media tradizionali? E ancora, in Italia a che punto siamo?

A queste e ad altre domande proviamo a dare una risposta con l’aiuto di:

- Sam Graham-Felsen, già chief blogger della campagna presidenziale di Barack Obama. Successivamente ha lavorato come Director of Strategic Planning presso Blue State Digital, una delle principali aziende americane nel settore del digital marketing. Proprio per BSD, è stato consulente per diverse organizzazioni tra cui la Croce Rossa Americana, Partners in Health, la Tony Blair Faith Foundation, il National Geographic, il Metropolitan Museum of Art, la Tate Modern e ancora il comitato olimpico statunitense.

- Micah L. Sifry, co-fondatore ed editor del Personal Democracy Forum (PdF), cui fanno capo un sito d’informazione e una conferenza annuale su come la tecnologia sta cambiando la politica. Sifry è anche editor di TechPresident, blog collettivo del PdF che racconta “come le campagne politiche fanno uso del web e come il web fa uso delle campagnie politiche”.

- Stefano Epifani, titolare della cattedra di tecnologie applicate alla comunicazione alla Sapienza, Università di Roma. È stato direttore scientifico del Master Universitario “Knowledge.com” ed ha insegnato Economia dell’Innovazione. Esperto di sistemi di gestione della conoscenza, si occupa di information design e studia l’impatto dei social network e delle tecnologie di rete nei diversi contesti della comunicazione. Giornalista e consulente di direzione, ha fondato Info srl nel 1998. Tra le principali pubblicazioni: Internet per chi scrive (Gruppo Editoriale Jackson, 1995); Business Community (Franco Angeli, 2003), Decidere l’Innovazione (Sperling & Kupfer, 2008).

- Antonio Sofi, autore televisivo e giornalista, consulente politico e sociologo della comunicazione, docente universitario e formatore. Blogger dal 2003, è esperto di social network e nuovi media. Da settembre 2010 è autore del programma televisivo Agorà, in onda ogni mattina su Rai Tre e condotto da Andrea Vianello, e responsabile dello spazio dedicato alla tv (politica) del giorno prima. Dal 2009 dirige Webgolnetwork.com, agenzia di consulenza e comunicazione – con cui segue vari progetti sul web per politici, aziende e pubblica amministrazione.

- Dino Amenduni, responsabile nuovi media e consulente per la comunicazione politica di Proforma. È stato coordinatore di EmiLab, comitato elettorale under 30 a sostegno della candidatura di Michele Emiliano a sindaco di Bari (ottobre 2008 – giugno 2009). Dall’ottobre 2009 è il coordinatore dello staff social media di Nichi Vendola. È giornalista, blogger sul Fatto Quotidiano e tra i fondatori di Quink, collettivo di adbusting e satira..

Se desiderate partecipare, l’appuntamento è per sabato 16 aprile a Perugia, alle ore 18 nella splendida “Sala dei Notari”.

Nel caso, ci vediamo lì.

Risorse:

- Il sito ufficiale del Festival Internazionale del Giornalismo 2011

- La brochure del programma (consultabile su issuu.com) e la pagina online

- La presentazione del panel “L’informazione politica nell’era dei media sociali” sui sito del Festival

- La pagina Facebook di Vox Politica (dove pubblicheremo notizie e aggiornamenti relativi al panel)

- Il sito del http://personaldemocracy.com/europe#mce_temp_url#

Next ‘11 – Let’s share the “Data Love” in Berlin

next_conference_2011_data_loveIn May I’m going to Berlin where Martin Recke and his staff have kindly invited me to attend the Next  Conference 2011.

I met Martin in Paris, where I’ve asked him a pair of questions about the event and the very topic of this year, which is “Data Love”. The result is a 2:40 audio-interview whick you can listen to further in this post.

Here’s an abstract:

The main topic of the coming event in Berlin is “Data Love”: as we see everyday, there’s a lot of data created this days and the real challenge is to develop out of them services and products for consumer. In Germany there’s been a lot of discussion over data protection and privacy, and we sense a lot of fear in the market over these topics. What we want to do is to put everything in a positive view and to focus more on the opportunities.

We’re living surrounded by huge amounts of data, and still a lot more will come as Governments and Institutions will eventually release tons of public data sets.

Are you ready to take you chance and build over them the next worldwide successful business?

Let’s talk about this and more in Berlin on May the 17th and 18th.

More info here and here

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Self-Publishing, quando il bestseller è fai-da-te

L’Ebook Lab Italia, evento sull’editoria digitale rivolto ai professionisti del settore e organizzato da Antonio Tombolini con la sua SBF, è stato un successo. Non mi riferisco solo al fatto che fosseben organizzato, serrato e ricco nella presentazione di contenuti. Lo dico anche perché credo sinceramente di aver imparato qualcosa, di certo abbastanza da poterne scrivere un pezzo per Nova24.

Così accade che nel numero di oggi, a pag 23, mi trovi a raccontare di editoria digitale in compagnia di Antonio Dini e Luca Conti (che parlano rispettivamente di prezzi e di mercato) e, nel caso specifico, che racconti il fenomeno emergente del self-publishing riportando tre testimonianze: quelle di Piotr Kowalczyk, brillante auto-editore polacco, dello stesso Tombolini e di Marco Carrara, blogger esperto di editoria digitale.

Il pezzo è disponibile anche on line. Di seguito un assaggio:

Piotr Kowalczyk scrive racconti brevi. Già due anni fa ne aveva prodotti abbastanza da riempire quattro libri, eppure non riusciva a farsi pubblicare perché – racconta divertito – secondo gli editori oggi «nessuno vuole leggere racconti brevi. Il pubblico ama i romanzi». Un responso impietoso, di fronte al quale Piotr non si è perso d’animo: è diventato self-publisher – o per dirla all’italiana, editore di se stesso – e ha iniziato a sperimentare.

Continua a leggere su IlSole24Ore.

Ebook Lab Italia, a Rimini va in scena il futuro dei libri

Da domani a sabato 5 marzo Rimini diventa capitale dell’editoria digitale ospitando Ebook Lab Italia, “la mostra-convegno per tutti i professionisti dell’editoria digitale sul mercato italiano.”

Dai produttori hardware ai librai, dalla grande distribuzione agli editori, dagli sviluppatori di software dedicato agli autori e ai loro agenti, fino ai mestieri più tradizionali. Tutti chiamati, dalla rivoluzione digitale, a reinventare il proprio mestiere, e a cogliere nuove opportunità.

Ho pensato che valesse la pena andare a dare un’occhiata e sbirciare “Il futuro dei libri, i libri del futuro”, come recita il claim dell’evento. Nel caso, ci vediamo lì.

PS: già che ci sono approfitto per riproporre un video in tema che ho partecipato a realizzare intervistando gli ospiti della Venice Sessions IV, dedicata manco a dirlo al “futuro dei media nell’era digitale”.