Archivio mensile:novembre 2011

Zuckerberg e la privacy, ieri e oggi (ovvero: trova le differenze)

Dicembre 2009. Durante un’intervista con Michael Arrington (Techcrunch), Mark Zuckerberg – fondatore di Facebook – afferma che, se si fosse trovato a lanciare in quel preciso momento la sua piattaforma di social networking, tutte le informazioni relative agli utenti sarebbero state di default pubbliche invece che private. Poi spiega anche perché:

People have really gotten comfortable not only sharing more information and different kinds, but more openly and with more people. That social norm is just something that has evolved over time.

Oggi, dopo un doloroso scontro frontale con la Federal Trade Commission, il giovane CEO del più grande social network al mondo sembra essere sceso a più miti consigli.

Overall, I think we have a good history of providing transparency and control over who can see your information.

That said, I’m the first to admit that we’ve made a bunch of mistakes. In particular, I think that a small number of high profile mistakes, like Beacon four years ago and poor execution as we transitioned our privacy model two years ago, have often overshadowed much of the good work we’ve done. [...] But we can also always do better. I’m committed to making Facebook the leader in transparency and control around privacy.

Quando si dice “cambiare rotta”.

Bontà loro

Su Wired, in un pezzo “domenicale” intitolato “Twitter, 50 italiani da seguire“, hanno gentilmente pensato di contare anche me.

Ringrazio per la fiducia, tuttavia mi sembra anche l’occasione buona per citare una delle battute di Groucho Marx che preferisco:

“Please accept my resignation. I don’t want to belong to any club that will accept people like me as a member”

 

A Pisa (Scuola Superiore Sant’Anna) per parlare di giornalismo, nuovi media e futuro dell’informazione

Una buona parte della Toscana passa oggi in maniera definitiva al digitale terrestre. Il giorno giusto – hanno pensato quelli dell’Istituto DIRPOLIS (Diritto Politica Sviluppo della Scuola Superiore Sant’Anna) – per organizzare una giornata di studio su un tema assai impegnativo: “Giornalismi, informazione e diritti nell’era digitale del 2.0: in rete o in trappola?” (maggiori informazioni qui).

L’evento (che viene trasmesso live qui), viene così presentato:

Molti gli argomenti trattati – si legge nella presentazione – in un incontro di estremo interesse per gli addetti ai lavori ma anche per tutti coloro che sono interessati a capire di più e meglio come funziona e come funzionerà il sistema dell’informazione, anche alla luce delle novità tecnologiche che lo attraversano e lo trasformano profondamente con nuovi rischi e grandi opportunità. Dalla responsabilità degli attori dell’informazione all’accesso alle fonti, dal controllo sulla circolazione delle notizie alla regolazione delle nuove forme di comunicazione, fino alla sostenibilità economica dell’informazione digitale: questi alcuni dei temi che saranno discussi da un’ampia platea di relatori.

Per quel che mi riguarda, nel pomeriggio (a partire dalle 15) prenderò parte a una tavola rotonda introdotta e moderata da Claudio Giua (giornalista, e direttore “Sviluppo e Innovazione” del gruppo editoriale “L’Espresso”) dove interverranno anche Andrea Melodia (Presidente UCSI), Federico Flaviano (AgCOM).

Nel caso, ci si vede lì.

Quando l’azienda incontra i social media (3 video, 11 casi studio e qualche riflessione)

Aziende B2B e social web. Un binomio che solo agli occhi meno attenti può ancora apparire improbabile e che invece, dopo lunghi anni di gestazione, nel 2011 si rivela possibile, efficace e anzi assai auspicabile. Oltre che spesso incentrato sul corporate blogging.

Di questo e di altro (compresi i “cinque stadi del dolore aziendale”) ho parlato lunedì scorso a Pordenone su invito di Unindustria (che ringrazio per l’ospitalità), durante l’ultimo di tre incontri formativi organizzati sotto il cappello Web3days e indirizzati alle aziende locali. Nella mia presentazione ho parlato della presenza e delle iniziative online di aziende “insospettabili” come Caterpillar, Shipserv, Black&Decker, Berto Salotti, Carbonelli o ancora Kinaxis e Indium. Ma ho anche aperto le danze citando tre casi storici (Kriptonite, Kensington e Dell) che come sospettavo sono stranoti agli esperti e del tutto ignoti alla maggior parte degli imprenditori italiani.

I video

La prima parte, della durata di circa 17 minuti, è dedicata ai “5 stadi del dolore aziendale” (vedere per credere) e a tre casi studio storici dove il primo, ovvero Kriptonite Locks (con rapida citazione di Kensington), serve a chiarire cosa è accaduto e accade quando un’azienda sceglie deliberatamente di ignorare la conversazione in corso in rete. Il secondo caso studio, invece, riguarda l’epopea di Dell, azienda passata dolorosamente attraverso tutti e cinque i sopracitati stadi ma che, alla fine (e dopo bel due anni), è uscita a testa alta dalla crisi. Il terzo, infine è l’arcinoto caso studio riguardante la Blendtech, i suoi incredibili frullatori e la “viralità” dei video in cui sminuzzano i prodotti più imprevedibili.

 

La seconda parte è dedicata in parte a casi studio B2B oriented in parte a iniziative B2C (Shipserv, Caterpillar, AZ Machine Tools, Ditre Italia, Torrefazione Carbonelli) dove si dà risalto a quanti e quali usi costruttivi si possano fare in aziende apparentemente molto poco social delle tecnologie nate nel cosiddetto web2.0. Di come ogni azienda debba e, a conti fatti, possa farle proprie e re-interpretarle per raggiungere al meglio i propri scopi.

 

 

Infine, la terza parte, di ben 22 minuti, vede terminare la carrellata di aziende cadute nella rete (si citano Kinaxis, Berto Salotti, Black&Decker, Indium), e poi accenna rapidamente al possibile futuro della comunicazione aziendale, definendo un trend che poi è la risultante di vari e autorevoli pareri da me raccolti negli ultimi tre anni di interviste (nello specifico, qui si citano Steve Rubel, Josh Bernoff e Derrick De Kerchkove). Il tema è che i siti corporate spariranno e la comunicazione aziendale sarà sempre diffusa, appannaggio di più dipendenti “empowered” dalle nuove tecnologie abilitanti.

 

La chiave di tutto, non è copiare la rete o anche solo prenderne a prestito le tecnologie. Il problema non è mai tecnologico. Il tema è fare uso dei nuovi strumenti per comprendere a fondo le potenzialità che essi esprimono, fare proprie le nuove dinamiche di interazione, condivisione e co-creazione che consentono, imparare a padroneggiarne i meccanismi e quindi ri-contestualizzare il complesso know-how acquisito all’interno dell’azienda. Così facendo, si rinnovano i processi esistenti, se ne creano di nuovi, si trovano e applicano soluzioni inattese.

In due parole, si innova. E poi, fatalmente, si vince sul mercato.

Altro tema che è emerso dalle ricerche fatte per mettere insieme questa presentazione è che il corporate blog, con buona pace di molti e sbrigativi “Gufi” della rete, non è morto. Se devi vendere acqua zuccherata (per citare Steve Jobs) è probabile che tu faccia bene a concentrarti su Facebook e Twitter. Ma se devi porti come thought leader nel tuo settore, se devi stabilire e condurre una conversazione con i tuoi stakeholder che sia proficua per tutti, se devi far emergere personalità, professionalità e competenza di chi lavora per te, in modo che tali qualità posizionino verso l’alto la tua azienda, allora ciò di cui hai bisogno è proprio un blog (e di tutte le aziende citate, solo due ne sono sprovviste).

Insomma, fare Businness 2 Businness significa anche (e sempre di più) saper fare del buon Blogging 2 Business.

Rosario Fiorello: “I social network mi hanno reso più forte”

Rosario Fiorello visto da diletta parlangeli

Ieri la prima puntata de “#ilpiùgrandepettacolodopoilweekend”. E se è vero, come twittava a fine serata qualcuno, che con il suo ritorno su Rai Uno Fiorello ha definitivamente sdoganato Twitter sui mainstrem media italiani, altrettanto vero è che lui stesso attribuisce al servizio di micro-blogging (e ai social network in generale) un ruolo importante nella sua vita d’artista.

“Mi hanno cambiato e mi hanno reso più forte”, ha infatti spiegato tra il serio e il faceto durante la conferenza stampa di presentazione del suo programma e poi confermato davanti alla nostra telecamera. Tutto puntualmente documentato.

Per un racconto puntuale della “Twitter revolution” di Fiorello, c’è infatti l’ottimo pezzo scritto da Diletta per DNews, di cui trovate l’incipit poco più in basso. Subito sotto invece il video che abbiamo tirato fuori dal brevissimo incontro con lo showman siciliano. C’è da ridere e da riflettere.

Enjoy

(foto: Diletta Parlangeli)

 

Dal Blog di Diletta:

Un uomo cambiato dai social network. O forse uno che ne ha capito le immense potenzialità di attrattiva sul pubblico, e le sta usando tutte. Comunque stiano le cose, Rosario Fiorello sarà il primo a gettare la Rete in prima serata su Rai1, dal 14 novembre. Promette di ospitare ogni puntata 100 dei suoi followers su Twitter (attualmente è “seguito” da 86.576 persone). Reclutati proprio attraverso il sito di micro blogging, potranno scrivere e condividere contenuti direttamente dallo Studio 5 di Cinecittà, dove andrà in onda per 4 puntate “#ilpiùgrandespettacolodopoilweekend”.

L’hashtag (leggi “#”) è un altro tributo al linguaggio del web: al fianco di una sigla o di una parola, serve a rintracciare tutti i contenuti pubblicati su uno stesso argomento e non è un caso che nel pomeriggio proprio sul suo profilo Fiorello discutesse del fatto che ne va trovato un altro, più breve e fruibile. D’altronde, ammette nel corso della presentazione in viale Mazzini: «Ora so’ fuori de testa con Twitter».

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Web3days – Quando l’azienda incontra i social media

Oggi pomeriggio – complice Sergio Maistrello – sarò a Pordenone, ospite di Unindustria, per intervenire durante l’ultima delle tre giornate di formazione previste nell’ambito dell’iniziativa Web3days.

In poche parole, si tratta di una serie di incontri formativi (Day 1, per capire; Day 2, per approfondire; Day 3, per utilizzare) indirizzati agli operatori economici del territorio e realizzati con l’obiettivo di “avvicinare le aziende al tema dei social media e preparare il lancio di un nuovo social network di Unindustria” (i video delle prime due giornate sono disponibili qui).

Il mio contributo consisterà in circa 40 minuti di presentazione con diversi casi studio che raccontano come la nuova rete abbia cambiato il rapporto tra aziende e clienti. Ma anche e soprattutto come qualsiasi azienda, indipendentemente dal settore in cui opera, possa creare valore importando tecnologie e mutuando pratiche dal cosiddetto web2.0.

Nel caso, ci vediamo presso la sede di Unindustria Pordenone a partire dalle 17.30.

E’ morto Ilya Zhitomirskiy (co-fondatore Diaspora), il suo non era “un sogno da nerd”

Ilya Zhitomirskiy, co-fondatore di Diaspora insieme con Daniel Grippi, Maxwell Salzberg e Raphael Sofaer, è morto all’età di 22 anni. Nessun dettaglio per ora è stato reso noto sul come, sul dove e sul quando.

Era il 2010, nella settimana a cavallo tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Insieme con Luca eravamo alla Web2.0 Expo di New York, ed è lì che abbiamo conosciuto Maxwell e Ilya, presenti all’evento per raccontare la loro alternativa a Facebook. Della mezz’ora passata con i due ragazzi e dell’intervista fatta per Nova24, ricordo che a colpirmi fu soprattutto la lucidità del secondo, il modo maturo e deciso in cui rispondeva dall’alto dei suoi vent’anni alle critiche mosse dai detrattori del progetto e a chi, al tempo, sosteneva che i quattro studenti universitari newyorkesi non fossero all’altezza degli impegni presi e dei fondi (oltre 200mila dollari) raccolti con Kickstarter.

Ecco, di seguito il pezzo dell’articolo in cui è lui a parlare:

Impossibile non chiedere a Salzberg e Zhitomirskiy come gestiscono il peso di tante aspettative da soddisfare. Risponde Ilya: «C’è chi pensa che non ce la faremo mai e chi crede in noi. La verità è che, di volta in volta, noi abbiamo soddisfatto e continuiamo a soddisfare le attese. Non c’è alcuna magia – prosegue Ilya – semplicemente, lavoriamo duramente 12 ore al giorno. Qualcosa funziona al primo colpo, qualcosa invece richiede ulteriore sviluppo: ciò che ci che dà forza è sentire l’entusiasmo della gente per quello che stiamo facendo. Entusiasmo che in molti modi sta plasmando il progetto stesso, iniziato come un “sogno da nerd” e diventato qualcosa che appartiene a tutti. Insomma – conclude Zhitomirskiy – è rispettando le nostre promesse che gestiamo la responsabilità che ci è stata data».

Chiaro, diretto, lucido. Direste che ha solo vent’anni?

(Via)