Archivi categoria: Get personal

(Good) State of the Net 2013

C’è bisogno di qualità. C’è bisogno di sostanza. C’è (grande) bisogno di contenuti, idee, prospettive. Perché la conoscenza è potere, il potere di cambiare le cose. Anche in questo povero, vecchio, stanco Paese in ginocchio.

state of the netC’è bisogno di confronto, di testimonianze fresche, raccolte dentro e soprattutto fuori dai nostri confini.

C’è bisogno di Internet, degli strumenti e tecnologie abilitanti che essa porta in dote, tanto quanto di saperli comprendere a fondo, osservare dall’alto, da lontano. Di inquadrarli in un sistema, disporli lungo il filo di uno storytelling sapiente e capace di raccontarne passato, presente e soprattutto futuro.

C’è bisogno di sano networking consumato bevendo dell’ottimo vino a due passi dal mare.

C’è bisogno di gente capace, che sappia rendere tutto questo possibile.

C’è bisogno di  State of the Net. E se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.

 

 Scatti da State of the Net 2013

 

Il servizio di Celia Guimaraes per Rainews24

 

State of the Net è Rock (playlist dell’evento)

Lost in Tel Aviv

A fine ottobre 2012 ero a Tel Aviv con Luca per seguire il DLD. Era un momento “complicato” e avevo voglia di scrivere. Così ho cominciato a raccontare su Facebook qualcosa di quello che vedevo. Cose brevi, che ho amato scrivere, dove mi diverto a raccontare le peripezie alla dogana, una corsa unica, la visita a Gerusalemme o l’incontro con il Presidente Shimon Peres e altro ancora.

Facebook aveva inghiottito e nascosto questi racconti. Li riporto alla luce qui, nella mia casa digitale che per troppo tempo ho trascurato.

“Benvenuto”

Esco dall’aereo con tutti gli altri. Il poliziotto è alla fine di un lungo corridoio, oltre il finger.

621259_10151080046547466_1067512759_oMi vede. Mi punta. Mi aspetta. Mi ferma. Vuole il passaporto. Lo guarda: “Via gli occhiali”. “Ero ancora giovane”, dico io scherzando. Lui, un’espressione impenetrabile. “Ha un altro documento?”. Favorisco la carta d’identità. “Sarebbe un giornalista?”. Favorisco il tesserino. Non è convinto. Mi scruta. Mi riscruta. “Mi segua”, dice.

Stanza spoglia e angusta. “Apra la borsa”. Tiro fuori tutto. Macchina fotografica, obiettivi, iPad, macbook, stampate prenotazioni, sigarette, accendini, cellulare di riserva. Non li guarda né tocca. Mi scruta. 5 interminabili minuti. “Può andare”, dice.

Non gli stavo simpatico. Lo vedi che la cosa è reciproca?

Dall’alto

415625_10151080039832466_460088600_oUna luna pigra e riversa mi guarda dal cielo. O forse mi ignora, ma con classe. Ci sta. Da una terrazza splendida vedo lo skyline di Tel aviv. Qui fa buio presto la notte è scesa in fretta. Annoiata. Sbrigativa.

Aspetto. Un’ambulanza si ferma lungo la strada. Qualcuno forse ha bisogno di aiuto. Poi va via a luci spente, e raramente è un buon segno.
Soffia il vento e sa di mare, di storia. Di vite vissute che non so comprendere. La sirena di un’altra ambulanza urla lontano, ma non troppo. Riesco anche a vederla passare. Sembra di essere a Roma, Londra, Parigi, Berlino, New York.
Quando parti il mondo sembra enorme. Quando arrivi le distanze si annullano, ti accorgi che è fin troppo piccolo, allo stesso modo ferito e indifeso, in continua evoluzione.

Poi capisci: il mondo è negli occhi di chi lo guarda.

L’incrocio

Continua a leggere

Being a “web guru” the italian way

How it is:

Choose a topic, find out what the crowd is thinking, say the opposite, be annoyed and arrogant, criticize, never suggest solutions.

How it should be IMHO:

join the conversation, listen, learn, be proactive, be passionate, suggest solutions, tell the story, spread the love, keep searching, keep learning.

And stay humble, for God’s sake!

Bontà loro

Su Wired, in un pezzo “domenicale” intitolato “Twitter, 50 italiani da seguire“, hanno gentilmente pensato di contare anche me.

Ringrazio per la fiducia, tuttavia mi sembra anche l’occasione buona per citare una delle battute di Groucho Marx che preferisco:

“Please accept my resignation. I don’t want to belong to any club that will accept people like me as a member”

 

Quando l’azienda incontra i social media (3 video, 11 casi studio e qualche riflessione)

Aziende B2B e social web. Un binomio che solo agli occhi meno attenti può ancora apparire improbabile e che invece, dopo lunghi anni di gestazione, nel 2011 si rivela possibile, efficace e anzi assai auspicabile. Oltre che spesso incentrato sul corporate blogging.

Di questo e di altro (compresi i “cinque stadi del dolore aziendale”) ho parlato lunedì scorso a Pordenone su invito di Unindustria (che ringrazio per l’ospitalità), durante l’ultimo di tre incontri formativi organizzati sotto il cappello Web3days e indirizzati alle aziende locali. Nella mia presentazione ho parlato della presenza e delle iniziative online di aziende “insospettabili” come Caterpillar, Shipserv, Black&Decker, Berto Salotti, Carbonelli o ancora Kinaxis e Indium. Ma ho anche aperto le danze citando tre casi storici (Kriptonite, Kensington e Dell) che come sospettavo sono stranoti agli esperti e del tutto ignoti alla maggior parte degli imprenditori italiani.

I video

La prima parte, della durata di circa 17 minuti, è dedicata ai “5 stadi del dolore aziendale” (vedere per credere) e a tre casi studio storici dove il primo, ovvero Kriptonite Locks (con rapida citazione di Kensington), serve a chiarire cosa è accaduto e accade quando un’azienda sceglie deliberatamente di ignorare la conversazione in corso in rete. Il secondo caso studio, invece, riguarda l’epopea di Dell, azienda passata dolorosamente attraverso tutti e cinque i sopracitati stadi ma che, alla fine (e dopo bel due anni), è uscita a testa alta dalla crisi. Il terzo, infine è l’arcinoto caso studio riguardante la Blendtech, i suoi incredibili frullatori e la “viralità” dei video in cui sminuzzano i prodotti più imprevedibili.

 

La seconda parte è dedicata in parte a casi studio B2B oriented in parte a iniziative B2C (Shipserv, Caterpillar, AZ Machine Tools, Ditre Italia, Torrefazione Carbonelli) dove si dà risalto a quanti e quali usi costruttivi si possano fare in aziende apparentemente molto poco social delle tecnologie nate nel cosiddetto web2.0. Di come ogni azienda debba e, a conti fatti, possa farle proprie e re-interpretarle per raggiungere al meglio i propri scopi.

 

 

Infine, la terza parte, di ben 22 minuti, vede terminare la carrellata di aziende cadute nella rete (si citano Kinaxis, Berto Salotti, Black&Decker, Indium), e poi accenna rapidamente al possibile futuro della comunicazione aziendale, definendo un trend che poi è la risultante di vari e autorevoli pareri da me raccolti negli ultimi tre anni di interviste (nello specifico, qui si citano Steve Rubel, Josh Bernoff e Derrick De Kerchkove). Il tema è che i siti corporate spariranno e la comunicazione aziendale sarà sempre diffusa, appannaggio di più dipendenti “empowered” dalle nuove tecnologie abilitanti.

 

La chiave di tutto, non è copiare la rete o anche solo prenderne a prestito le tecnologie. Il problema non è mai tecnologico. Il tema è fare uso dei nuovi strumenti per comprendere a fondo le potenzialità che essi esprimono, fare proprie le nuove dinamiche di interazione, condivisione e co-creazione che consentono, imparare a padroneggiarne i meccanismi e quindi ri-contestualizzare il complesso know-how acquisito all’interno dell’azienda. Così facendo, si rinnovano i processi esistenti, se ne creano di nuovi, si trovano e applicano soluzioni inattese.

In due parole, si innova. E poi, fatalmente, si vince sul mercato.

Altro tema che è emerso dalle ricerche fatte per mettere insieme questa presentazione è che il corporate blog, con buona pace di molti e sbrigativi “Gufi” della rete, non è morto. Se devi vendere acqua zuccherata (per citare Steve Jobs) è probabile che tu faccia bene a concentrarti su Facebook e Twitter. Ma se devi porti come thought leader nel tuo settore, se devi stabilire e condurre una conversazione con i tuoi stakeholder che sia proficua per tutti, se devi far emergere personalità, professionalità e competenza di chi lavora per te, in modo che tali qualità posizionino verso l’alto la tua azienda, allora ciò di cui hai bisogno è proprio un blog (e di tutte le aziende citate, solo due ne sono sprovviste).

Insomma, fare Businness 2 Businness significa anche (e sempre di più) saper fare del buon Blogging 2 Business.

Il (buon) Customer Care via Twitter secondo Slideshare

Da un paio di giorni – e più precisamente da quando mi sono loggato con Facebook – il mio account Slideshare ha dato di matto è ha iniziato ad aggiungere una lunga serie di utenti alla lista di coloro che seguo sulla piattaforma. Il tutto è avvenuto senza che io muovessi un dito e, peraltro, facendomi fare anche una figura da pirla dal momento che vanto un account praticamente deserto.

Qualcuno mi ha persino aggiunto a sua volta, sebbene sia impossibile sapere chi lo abbia fatto perché mosso a tenerezza e chi invece sia stato colpito dalla mia stessa sindrome. Resta tuttavia il fatto che ho trovato l’accaduto abbastanza scocciante.

Da buon blogger e vecchio frequentatore di social cosi ho quindi reagito nell’unico modo possibile: lamentandomi su Twitter:

tweet per slideshare

A dire il vero, l’ho fatto più per capire se il problema fosse solo mio o anche di qualcun altro (Livia ha risposto, ad esempio), che non aspettandomi feedback dai responsabili del social americano. Anzi, abituato alla tipica modalità di interazione attraverso la rete delle aziende nostrane, non mi aspettavo in verità alcuna risposta.

Mi sbagliavo.

Dopo sole 13 ore (e si deve contare il fuso orario) da Slideshare mi hanno risposto sempre via Twitter per assicurarmi che il problema era loro, per dire che era stato risolto e, cosa ancora più incredibile, per scusarsi:

tweet da slideshare

E badate bene: tutto questo senza che il mio tweet abbia sollevato una rivoluzione e scatenato orde di utenti in una protesta corale contro l’azienda. Mi è stato risposto solo perché avevo fatto una domanda e – da utente – meritavo una risposta. Meglio, una soluzione.

Ora, io non so dire se a Slideshare siano sempre così efficienti. Quello che so, tuttavia, è che quando si parla di interagire in tempo reale con gli utenti/clienti attraverso i social media, si parla anche – e forse soprattutto – di questo.

Chi di dovere farebbe bene a prendere appunti.

—-

English recap for slideshare online PR:

Guys, you did a good job! I had a problem, Tweeted it and you answered whitin 13 hours via Twitter showing care and respect for your customers. Just one more best practice I felt the need to share with others here in Italy. Thanks.