Archivi categoria: giornalismo

Il Pulitzer apre ai blogger

Internet non sta cambiando soltanto il modo in cui viene prodotta o fruita l’informazione, ma anche il modo in cui ne viene riconosciuta e premiata la qualità: gli organizzatori del Premio Pulitzer hanno infatti reso noto di aver nuovamente cambiato le regole con cui assegneranno nel 2010 il prestigioso riconoscimento, ampliando di parecchio la cerchia dei papabili tra i protagonisti dell’informazione online.

Già l’anno scorso si era provveduto a estendere l’eleggibilità al premio in tutte e quattordici le categorie esistenti anche alle testate giornalistiche presenti solo online, purché “primarily dedicated to original news reporting and coverage of ongoing events.”

Ora anche questa restrizione cade: i nuovi criteri di idoneità richiedono solo che il luogo dove viene pubblicato un contenuto sia “a text-based United States newspaper or news site”, che pubblichi contenuti almeno settimanalmente e che li produca tenendo fede agli “highest journalistic principles.”

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Wishful thinking

Sul corporate blog di Google News si legge a proposito del programma “First Click Free”:

Gli editori che scelgono di partecipare consentono ai nostri crawler di indicizzare i loro contenuti a pagamento, quindi permettono agli utenti che li scoprono attraverso Google News o Google Search di visionare tutto l’articolo senza richiedere loro di registrarsi o sottoscrivere. Il primo click dell’utente è gratuito, ma se questi successivamente fa click su uno qualsiasi dei link presenti nell’articolo, a quel punto l’editore può mostrare una schermata con cui invita il lettore a registrarsi o a pagare.

Ora, sorvolando sulle ragioni tecniche per le quali Google ha creato questo programma, appare abbastanza chiaro il messaggio: attraverso Google Search e Google News l’utente ha la possibilità di visualizzare gratuitamente contenuti a pagamento, anche se in pratica non può navigarci dentro.

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News online a pagamento, la rivoluzione può attendere

Mentre la stampa di tutto il mondo lotta alla ricerca di nuovi modelli di business, in Australia vacillano persino le certezze del magnate Rupert Murdoch. La notizia è sulla bocca di tutti: dopo aver annunciato che entro un anno tutte le sue testate online avrebbero presto iniziato a diffondere solo contenuti a pagamento, ora veniamo a sapere dalle sue stesse parole che la piccola “rivoluzione” potrebbe slittare avanti nel tempo. Di quanto, non è dato sapere con certezza.

Visto che non capita spesso di vedere il tycoon australiano vacillare nelle proprie ferree convinzioni, l’evento merita un pizzico di approfondimento.

Tutto ha inizio lo scorso agosto, quando Murdoch annuncia al mondo la sua intenzione di rendere a pagamento tutti i siti d’informazione di sua proprietà entro l’estate successiva. Considerando l’estensione e l’influenza del suo impero mediatico, le sue affermazioni risuonano subito come una cannonata in tutto il settore. Riportava all’epoca il Guardian:

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Mainstream media, rivoluzione in corso

Che la rivoluzione in corso, scatenata dall’avvento della Rete prima e dei nuovi media poi, stia sconvolgendo il mondo dell’informazione “tradizionale”, è dato sotto gli occhi di tutti. La crisi economica che ha pesantemente impattato sui mercati di tutto il pianeta negli ultimi tre anni, e della quale solo ora s’inizia a intravedere la fine, ha solo accelerato un processo già da tempo in moto.

La diffusione di Internet e delle “tecnologie abilitanti” che essa porta in dote ha messo a disposizione della gente potenti strumenti di comunicazione che, solo pochi anni fa, erano costoso appannaggio esclusivo dei soli professionisti dell’informazione. Molti ne hanno fatto e ne fanno un uso personale, altri ancora ne hanno in qualche modo abusato generando molto “rumore”. Un numero significativo di “talenti” ha tuttavia saputo cogliere al volo l’enorme opportunità messa a loro disposizione diventando rapidamente una fonte autorevole di informazioni.

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Alessandro Gilioli: il futuro del giornalismo è nella comunicazione plurale, concorrenziale e meritocratica

Alessandro Gilioli è giornalista de L’Espresso e blogger editor di “Piovono Rane“. Vincitore del Macchianera Blog Awards ’09 per la categoria “Miglior Blog giornalistico”, Alessandro ben incarna la figura del professionista dell’informazione che vive dall’interno la rivoluzione in corso nel giornalismo, mostrando come sia possibile cavalcare l’onda lunga dell’innovazione mantenendo ben saldi i vecchi e sani principi alla base del suo mestiere. La persona giusta, insomma, con la quale iniziare la conversazione online sul futuro dell’informazione da qui a dieci anni, tema centrale della prossima Venice Session:

Giornalisti versus blogger/citizen journalists: a chi appartiene il futuro dell’informazione?
“Direi che appartiene a tutti i comunicatori, professionali e non, se sapranno mettere da parte ideologismi di “corporazione” e lavorare insieme per un’informazione plurale.

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Muck Rack, il mondo del giornalismo visto attraverso Twitter

Creare un portale dove raccogliere, organizzare e rendere facilmente fruibili al pubblico della rete gli account Twitter di centinaia di giornalisti. E’ questa l’idea alla base di Muck Rack, sito internet creato da Sawhorsemedia che, di fatto, si configura come una finestra dalla quale osservare “what’s happening right now in the world of journalism“, per dirla con il claim ideato dai suoi curatori.

È possibile seguire i “cinguettii” dei vari giornalisti navigando la directory degli account per argomenti (Politics, Business, Technology) oppure per testata giornalistica, nel senso che si possono isolare e consultare i soli tweets dei giornalisti appartenenti alla Associated Press piuttosto che alla BBC. Se dispone di un proprio account sul sito di micro-blogging, l’utente può scegliere in qualsiasi momento se diventare “follower” di un profilo di interesse tra quelli consultati su Muck Rack. Allo stesso modo è possibile segnalare l’account di un giornalista che, ad avviso del lettore, meriterebbe di essere incluso nel directory.

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Fare informazione. Un riferimento dall’Unesco

Obiettività, verifica delle fonti, indipendenza e accuratezza sono solo alcuni dei capisaldi che da sempre definiscono la professione del giornalista e che devono necessariamente essere background condiviso da chiunque voglia fare informazione.

Nell’era del Web 2.0 e del citizen journalism, la diffusione e condivisione di questi principi diventa ancora più importante, perché se il singolo acquisisce una straordinaria libertà d’espressione e mezzi potentissimi per fare informazione, allo stesso tempo deve disporre delle competenze necessarie a sostenere la pesante responsabilità che informare un pubblico comporta.

Story-based inquiry: a manual for investigative journalists” è il titolo del manuale di giornalismo investigativo che l’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ha da poco reso disponibile online.

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Did you know 4.0

Giunto alla sua quarta versione, il video “Did you know” racconta come cambia il panorama dei media americani presentando con efficacia mirabile una corposa mole di dati e statistiche. Realizzato in collaborazione con The Economist e parte della serie “Shift happens“, il video è uno stato dell’arte da sorbire tutto d’un fiato, che inchioda alla sedia sia per l’indubbio interesse delle informazioni presentate, sia per la tecnica di visualizzazione adottata, capace di intrattenere il pubblico mentre lo informa.

Nato nel 2006 come presentazione da mostrare durante un meeting scolastico in Colorado (Stati Uniti), “Did you know” viene pubblicato in Rete nel febbraio 2007 e presto diventa  “virale”, collezionando cinque milioni di “viste” in appena 4 mesi. Un contenuto di valore generato “dal basso” e giunto all’attenzione di un pubblico vasto grazie all’esplosiva combinazione tra tecnologie abilitanti della Rete e passaparola tra utenti. Un documento esemplare di come cambia il mondo dei media non solo per i contenuti che veicola, ma anche per il modo stesso in cui si è diffuso attraverso Internet, diventando rapidamente di dominio pubblico.

SPOT.US: quando i lettori diventano editori

“Our mission is to make sure that journalism survives the death of so many of its institutions”: questo, secondo il fondatore David Cohn, l’obiettivo di Spot.Us, un progetto che rivoluziona il giornalismo secondo i paradigmi della nuova Internet. Spot.Us, realizzato nell’ambito del Center for Media Change, è un progetto di “community funded journalism” nel quale i reporter free lance presentano le loro proposte alla community e i lettori scelgono le notizie da pubblicare, finanziandole con un piccolo contributo.

Il mondo dell’informazione, in cerca di un’alternativa alla cronica dipendenza da investimenti pubblicitari, sperimenta il crowdfunding e si sposta verso logiche partecipative. La disintermediazione dell’editore e la customizzazione delle notizie rendono l’informazione sempre più simile a un prodotto, esposta alle preferenze e ai prezzi del mercato.

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