Archivi categoria: giornalismo

Quando Twitter entra in redazione

Lo scorso marzo Ruth Barnett, multimedia producer del sito Sky News, veniva nominata “Twitter correspondant” e incaricata di presidiare la piattaforma di micro-blogging a caccia di notizie e spunti utili al lavoro dei suoi colleghi.

Oggi l’esperienza maturata in quell’esperimento si riversa nel lavoro di tutti i membri della redazione: come ha da poco annunciato Julian March, executive producer di Sky News Online, entro breve ogni giornalista in forze al sito avrà installato sul proprio computer un client per Twitter (nello specifico, Tweetdeck) e potrà quindi monitorare di persona l’enorme quantità di messaggi che milioni di utenti si scambiano ogni giorno.

Una piccola rivoluzione che la stessa March descrive brevemente così:

“The big change for us in 2010 is evolving how social media plays a role in our journalism. We no longer ghettoise it to one person, but are in the process of embedding throughout the whole team”.

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La condivisione del sapere accademico secondo Tim Luckhurst

“The Future of Newspapers” è una raccolta di saggi sul giornalismo curata dal professor Bob Franklin della Cardiff School of Journalism, Media and Cultural Studies. Più che il testo in sé, pubblicato all’inizio del 2009, ci interessa qui segnalare la recensione che ne ha fatto pochi giorni fa Tim Luckhurst, a sua volta professore di giornalismo presso l’Università del Kent.

Pur sottolineando a più riprese il valore e l’attualità dei saggi contenuti nella raccolta, Luckhurst finisce sostanzialmente con il criticare il modo in cui essi sono stati resi pubblici. La rivoluzione in corso nel mondo del giornalismo – spiega infatti – non dovrebbe investire e influenzare solo la professione in sé, ma anche l’analisi accademica che la investe e il modo in cui tale analisi viene condivisa. Pena una consistente e dolorosa perdita di rilevanza:

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John Smith (BBC): far pagare per le news online è una buona idea

Alla fine di novembre la BBC era una voce fuori dal coro. Mentre, infatti, molti editori esprimevano apprezzamento per Rupert Murdoch e il suo progetto di far pagare i contenuti online della Newscorp, l’emittente britannica faceva sapere per bocca di Sir Michael Lyons, BBC Trust chairman, di “non avere alcuna intenzione” di mettere le proprie notizie online a pagamento.

Ora però le cose devono essere in qualche modo cambiate se è vero che, come riferisce The Australian Business, il Worldwide chief executive di BBC, Mr John Smith, ha ufficialmente espresso il suo sostegno al progetto di Murdoch definendo la sua iniziativa “a good idea”. Un parere di peso, specie se si considera che la vasta offerta di contenuti online distribuita gratuitamente dalla BBC rappresenta un forte deterrente per gli editori intenzionati a proteggere i propri contenuti dietro un “paywall”.

“Colonising every bit of internet and charging people for it, sounds like the right strategy, but it will be tough,”, ha detto senza mezzi termini Smith, smentendo e anzi di fatto contraddicendo quanto affermato poco tempo fa anche da un altro importante personaggio della sua azienda, il direttore generale Mark Thompson, secondo cui far pagare per le news online era l’ultimo disperato tentativo di sopravvivere messo in campo da un impero dei media ormai in caduta libera.

Due posizioni agli antipodi espresse all’interno della stessa azienda, che in qualche modo danno la misura di quanto profondamente e dolorosamente la proposta di Murdoch stia scuotendo l’industria editoriale interazionale.

India, gli editori si schierano a difesa dei loro contenuti

Stamani Luca De Biase scriveva a proposito delle “strategie degli editori che tentano di dividere il web” dicendo che:

Nel modello del web come ecosistema, invece, tutti si aiutano a crescere e tutti hanno bisogno di tutti. Ma i percorsi di accesso sono liberamente decisi dal pubblico. Il che mette in crisi alcuni modelli di business. Ma ne apre di nuovi.

Una visione assolutamente condivisibile che tuttavia non sembra trovare d’accordo gli editori riuniti in India per partecipare al World Newspaper Congress. A voler ben guardare, per loro la crisi della “newspaper industry” richiede un “drastico ripensamento” che sembra anzi andare esattamente nella direzione opposta.

Riassumendo gli elementi emersi finora durante il convegno, in corso nella citta di Hyderabad, emerge che:

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Il Pulitzer apre ai blogger

Internet non sta cambiando soltanto il modo in cui viene prodotta o fruita l’informazione, ma anche il modo in cui ne viene riconosciuta e premiata la qualità: gli organizzatori del Premio Pulitzer hanno infatti reso noto di aver nuovamente cambiato le regole con cui assegneranno nel 2010 il prestigioso riconoscimento, ampliando di parecchio la cerchia dei papabili tra i protagonisti dell’informazione online.

Già l’anno scorso si era provveduto a estendere l’eleggibilità al premio in tutte e quattordici le categorie esistenti anche alle testate giornalistiche presenti solo online, purché “primarily dedicated to original news reporting and coverage of ongoing events.”

Ora anche questa restrizione cade: i nuovi criteri di idoneità richiedono solo che il luogo dove viene pubblicato un contenuto sia “a text-based United States newspaper or news site”, che pubblichi contenuti almeno settimanalmente e che li produca tenendo fede agli “highest journalistic principles.”

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Wishful thinking

Sul corporate blog di Google News si legge a proposito del programma “First Click Free”:

Gli editori che scelgono di partecipare consentono ai nostri crawler di indicizzare i loro contenuti a pagamento, quindi permettono agli utenti che li scoprono attraverso Google News o Google Search di visionare tutto l’articolo senza richiedere loro di registrarsi o sottoscrivere. Il primo click dell’utente è gratuito, ma se questi successivamente fa click su uno qualsiasi dei link presenti nell’articolo, a quel punto l’editore può mostrare una schermata con cui invita il lettore a registrarsi o a pagare.

Ora, sorvolando sulle ragioni tecniche per le quali Google ha creato questo programma, appare abbastanza chiaro il messaggio: attraverso Google Search e Google News l’utente ha la possibilità di visualizzare gratuitamente contenuti a pagamento, anche se in pratica non può navigarci dentro.

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News online a pagamento, la rivoluzione può attendere

Mentre la stampa di tutto il mondo lotta alla ricerca di nuovi modelli di business, in Australia vacillano persino le certezze del magnate Rupert Murdoch. La notizia è sulla bocca di tutti: dopo aver annunciato che entro un anno tutte le sue testate online avrebbero presto iniziato a diffondere solo contenuti a pagamento, ora veniamo a sapere dalle sue stesse parole che la piccola “rivoluzione” potrebbe slittare avanti nel tempo. Di quanto, non è dato sapere con certezza.

Visto che non capita spesso di vedere il tycoon australiano vacillare nelle proprie ferree convinzioni, l’evento merita un pizzico di approfondimento.

Tutto ha inizio lo scorso agosto, quando Murdoch annuncia al mondo la sua intenzione di rendere a pagamento tutti i siti d’informazione di sua proprietà entro l’estate successiva. Considerando l’estensione e l’influenza del suo impero mediatico, le sue affermazioni risuonano subito come una cannonata in tutto il settore. Riportava all’epoca il Guardian:

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