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Facebook, i nuovi “privacy settings” e le critiche

Come annunciato lo scorso 1 dicembre dallo stesso fondatore Mark Zuckerberg, Facebook ha cambiato il sistema di gestione della privacy degli utenti.

Le modifiche, operative da ieri, consentirebbero all’utente un controllo totale della propria privacy, dandogli di fatto la possibilità di decidere esattamente con chi vogliono condividere ogni singolo video, status update, ogni foto o altro frammento di contenuto. Le opzioni disponibili sono state semplificate a uso e consumo degli utenti meno esperti e consentono di condividere i contenuti con “Friends, Friends of Friends, Everyone and Customized.”

Tra le cinque citate, “Customized” è forse l’opzione più interessante perché consente di creare liste di “amici” ad hoc con cui condividere contenuti specifici, permettendo ad esempio di tenere separati i contenuti per la famiglia da quelli per gli amici o per i colleghi di lavoro.

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Violazione della Privacy on line, class action contro Facebook

A dicembre dello scorso anno scrivevo di Facebook e della “crisi” scatenata dal lancio della sua piattaforma pubblicitaria “Beacon”:

Il problema di Beacon risiede nella sua invadenza, in quanto il sistema si basa sulla collaborazione con siti diversi da Facebook, tiene traccia dei tuoi acquisti su quegli stessi siti e poi li segnala ai tuoi amici. Un’idea tutto sommato interessante, ma che certo richiedeva un delicato “bilanciamento” della feature volto ad evitarne la trasformazione, prevedibile, in un bel calcio in bocca alla privacy degli utenti.

La storia ci insegna che il “calcio in bocca” c’è stato eccome, e che lo stesso creatore di Facebook Mark Zuckerberg ha finito col chiedere scusa a tutti gli utenti del social network direttamente dal suo blog.

Tutto questo per dire che il “mea culpa” di Mark non sembra essere affatto bastato visto: oggi il social network più frequentato al mondo è infatti oggetto di una class action coi fiocchi.

Le accuse, che peraltro vengono rivolte anche a partner di Beacon come Blockbuster, Fandango e Overstock, sono pesanti:

1) Facebook ha raccolto, condiviso con terzi e sfruttato a fini commerciali i dati personali degli utenti (nel caso specifico “users’ Internet activities with friends”) senza chiedere loro alcuna autorizzazione;

2) Facebook ha dato la possibilità agli utenti di lasciare il “programma”, ma uscire da Beacon era talmente macchinoso da apparire pensato per impedire qualsiasi “defezione”;

3) La violazione della privacy non riguardava solo gli utenti di Facebook: Beacon raccoglieva anche dati relativi a tutti i visitatori “who conducted certain activities on the third-party sites that were part of the program”;

Per saperne di più:

– PCWorld: Facebook Faces Class-action Suit Over Beacon