
I motori di ricerca sono utili ma stupidi, o meglio ignoranti: riconoscono le parole che digitate per lanciare una ricerca come insieme di segni, ma ne ignorano (ovviamente) il significato. Per questo accade che, digitando “psichiatra” in un search engine, vi vengono proposti il nome di qualche medico, una serie di barzellette sugli “strizzacervelli”, il titolo di qualche film e così via. Dalle pagine di Forbes.com David Ewalt ci rassicura affermando che tutto questo sta per cambiare: gente del calibro di Tim Berners-Lee (padre del WWW) lavora alacremente affinché i software che sondano la rete riescano anche a “comprendere” le parole ricercate, producendo risultati notevolmente più complessi, utili e precisi. Si avvicina l’era del Semantic Web.
Per saperne di più:
– Forbes: The Evolution Of Web Search
– Tim Berners-Lee
– Semantic Web
