Chi ha paura del corporate blogging?

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L’anno 2005 è iniziato e finito senza che le aziende si lanciassero in massa nel corporate blogging. Nulla di strano: la posta in gioco è alta, i rischi non mancano e, là fuori, si aggirano schiere di consumatori insoddisfatti che è molto più tranquillizzante continuare a ignorare. “Ignorance is bliss” dicono gli americani, e infatti basta dare uno sguardo alla classifica Fortune delle 500 aziende più importanti al mondo per scoprire che solo il 3-4 per cento di esse fa corporate blogging.

Nessuna sorpresa, poi, se si tratta spesso di aziende che internet ce l’hanno già nel DNA come IBM, Microsoft e Sun Microsystems. Ma perché il corporate blogging ancora non parte? Secondo Jeremy Wright, le aziende hanno bisogno di altro tempo per comprendere e digerire il cambiamento che scuote i meccanismi della comunicazione aziendale, di blog tool più semplici e di strumenti capaci di misurare realmente il Roi del weblog.A noi sembrano banali giustificazioni e a darci ragione arriva Debbi Weil, la quale ritiene che il tema dominante sia la paura: paura di esser franchi, di affrontare una “conversazione” bidirezionale con il cliente, di non riuscire a controllare il flusso delle informazioni.

Certo, è vero che nel “mondo reale” si aggirano clienti insoddisfatti di voi e dei vostri prodotti ma, se vorranno attaccarvi, lo faranno in ogni caso. E, con la blogosfera come megafono, troveranno chi vorrà ascoltarli. Le uniche orecchie che potete tappare sono le vostre, e questo certo non basterà a impedire che altri clienti, effettivi o potenziali, ascoltino e giudichino. I media generati dai consumatori danno loro voce, usano il loro linguaggio, diffondono il loro messaggio. E parlano di voi, delle vostre aziende.

Probabilmente David Kline ha ragione quando dice che a rallentare il diffondersi del corporate blogging interviene anche la difficoltà delle compagnie a fare proprio lo strumento blog, il cui uso presuppone una profonda trasformazione del sistema di comunicazione aziendale tradizionale e, in ultima analisi, dei processi che portano alla creazione di nuovi prodotti. Se è il tempo ciò che vi serve, allora prendetevelo pure. Ma badate che non sia troppo. Se le aziende non desiderano il cambiamento che si prospetta all’orizzonte, i consumatori sembrano invece perseguirlo con tutte le loro forze.

Il futuro è molto più vicino di quanto immaginiate.

Per saperne di più:

– BlogRevolt.com: “What’s Holding Back Corporate Blogging?

2 pensieri su “Chi ha paura del corporate blogging?

  1. Avatar di Federico LucchiniFederico Lucchini

    Senza sapere del tuo post, ne ho scritto uno sul mio blog oggi, a distanza di quasi due anni. Alcune cose sono cambiate, ma la maggioranza delle aziende non ha ancora fatto proprio questo strumento. Penso ad esempio a Barilla, che nonostante proponga una campagna di advertising in cui i protagonisti sono le persone, ancora non ha instaurato alcun tipo di dialogo con la propria utenza, nè con un business blog nè con altri strumenti. Fiat invece ha cambiato decisamente rotta, basta dare un’occhiata al blog quellichebravo e al sito 500wantsyou

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  2. Avatar di Federico LucchiniFederico Lucchini

    Senza sapere del tuo post, ne ho scritto uno sul mio blog oggi, a distanza di quasi due anni. Alcune cose sono cambiate, ma la maggioranza delle aziende non ha ancora fatto proprio questo strumento. Penso ad esempio a Barilla, che nonostante proponga una campagna di advertising in cui i protagonisti sono le persone, ancora non ha instaurato alcun tipo di dialogo con la propria utenza, nè con un business blog nè con altri strumenti. Fiat invece ha cambiato decisamente rotta, basta dare un’occhiata al blog quellichebravo e al sito 500wantsyou

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