
Federico Fasce di Apogeo Online segnala e riassume efficacemente l’accesa conversazione in corso nella blogosfera italiana sui i pro e i contro del coporate blogging. La polemica è esplosa quando Lorenzo Lombardi si è detto convinto che “il blog non sia lo strumento adatto ad un’azienda” perché, a conti fatti, qeusta non si può permettere di “essere sempre sincera e spontanea”. In molti raccolgono la sfida di Lombardi rispondendo, non senza ragione, che il dialogo aperto con i clienti reali e prospect nonchè la condivisione con loro della propria esperienza e competenza, alla fine pagano. Ma è Paolo Valdemarin che, a mio modesto avviso, centra in pieno il cuore del problema:
“Ciò che è fondamentale capire per chi si sta considerando di usare dei blog per comunicare è che la conversazione on-line su un’azienda e sui suoi prodotti succede che l’azienda lo voglia o no. Se bevo un vino cattivo lo scriverò sul mio blog, e chiunque cercherà il nome di questo vino su google, troverà la mia opinione accanto al sito inutile e patinato dell’azienda.
A questo punto l’azienda può scegliere tra: partecipare alla conversazione (e il modo migliore per farlo è un proprio blog), oppure far finta di niente.”
Insomma, nascondere la testa sotto la sabbia può davvero essere (e spesso è stata) una scelta disatrosa, come ci ricordava solo due giorni fa anche il Guardian Unlimited, come insegna l’ormai famoso caso Kriptonite e come suggeriscono le decine di altre esperienze, positive e negative, già raccontate da questo blog. Meditate gente, meditate.
