
Visto e considerato l’interesse destato in America e (persino) in Italia dallo “scandalo PayPerPost“, Blogs4biz non poteva esimersi dal chiamare in causa il Ceo e fondatore della controversa azienda statunitense Ted Murphy. In una breve intervista, il magnate americano risponde secco alle critiche e trova anche il tempo di lanciare una piccola provocazione. Leggete, riflettete e poi, se ne avete voglia, tornate qui e dite la vostra.
– Blognews24: “PayPerPost, Ted Murphy risponde alle critiche“

Murphy è molto furbo, naviga sul confine e rilancia la palla: “dipende da voi – dice -, se siete sinceri e quello che scrivete a noi piace, ci guadagnate, nessuno vi chiede di mentire a pagamento”. Come negare che questa osservazione sia sensata. Se io, ad esempio, in coscienza, penso che Microsoft sia un’azienda corretta nelle sue pratiche industriali e commerciali, e lo scrivo motivandolo, cosa c’è di male se l’azienda di Bill Gates mi manda un regalo? Non è quello che fanno tutti gli uffici stampa del mondo i quali regalano sempre a chi partecipa alle conferenze stampa qualche gift, o rimborsano le spese del viaggio e dell’albergo? All’ultimo evento di Intel al quale ho partecipato a Milano, mi hanno regalato, come a tutti i presenti, un bellissimo Kway che valeva almeno 5 dollari. Il Kway mi è piaciuto, anzi mi è servito subito per non bagnarmi tornando a casa dal momento che pioveva, ma il contenuto della conferenza stampa era inferiore alle mie aspettative al punto che me ne sono andato a metà della presentazione e non ho alcuna intenzione di scriverne. Cosa c’è di strano o di poco trasparente in questo tipo di rapporto? Ha ragione Murphy, dipende da noi.
Murphy è molto furbo, naviga sul confine e rilancia la palla: “dipende da voi – dice -, se siete sinceri e quello che scrivete a noi piace, ci guadagnate, nessuno vi chiede di mentire a pagamento”. Come negare che questa osservazione sia sensata. Se io, ad esempio, in coscienza, penso che Microsoft sia un’azienda corretta nelle sue pratiche industriali e commerciali, e lo scrivo motivandolo, cosa c’è di male se l’azienda di Bill Gates mi manda un regalo? Non è quello che fanno tutti gli uffici stampa del mondo i quali regalano sempre a chi partecipa alle conferenze stampa qualche gift, o rimborsano le spese del viaggio e dell’albergo? All’ultimo evento di Intel al quale ho partecipato a Milano, mi hanno regalato, come a tutti i presenti, un bellissimo Kway che valeva almeno 5 dollari. Il Kway mi è piaciuto, anzi mi è servito subito per non bagnarmi tornando a casa dal momento che pioveva, ma il contenuto della conferenza stampa era inferiore alle mie aspettative al punto che me ne sono andato a metà della presentazione e non ho alcuna intenzione di scriverne. Cosa c’è di strano o di poco trasparente in questo tipo di rapporto? Ha ragione Murphy, dipende da noi.