Archivio dell'autore: Alessio Jacona

Economics Roundtable

Il blog Economics Roundtable è un interessante contenitore di notizie economiche che quotidianamente raccoglie post da 72 weblog specializzati nel settore. Nato da un’idea di William R. Parke, professore della University of North Carolina, potrebbe rappresentare un utile strumento di lavoro anche per i professionisti di casa nostra. Visitatelo e fatemi sapere cosa ne pensate. Se vi piace, posso cercarne degli altri.

Yahoo! goes blogging

Il popolare motore di ricerca Yahoo! lancerà a breve la beta testing di una nuova piattaforma per il “blogging e social networking”, nome in codice Yahoo!360. Ce lo rivela un post sul blog di Charlene Li, analista al soldo di Forrester esperta di “Technology Development in Media and Marketing”. Era ora! In molti aspettavamo che quelli di Yahoo! mettessero i loro potenti mezzi a disposizione dalla blogosfera.

TheWeblogProject

L’idea alla base di TheWeblogProject, ultima fatica di Marco Montemagno, Robin Good e Massimo Stella, è interessante: gli utenti della blogosfera selezionano venti “top blogger” tramite democratica votazione; ciascun “eletto” registra con la propria webcam un video di approfondimento sul mondo del blogging; il materiale prodotto viene assemblato in un inedito “documentario” e, infine, condiviso in rete grazie alla tecnologia peer to peer. Se avete voglia di candidarvi come relatori, avete tempo fino al 15 aprile.

L’altra faccia del blog

La blogosfera si espande a ritmo serrato ma non è tutto oro quello che luccica. Secondo Dave Sifry, Ceo di Technorati, sempre più spesso i nuovi weblog non sono altro che dei falsi creati da robot con l’unico scopo di pilotare il traffico internet verso siti commerciali di varia natura. Date un’occhiata al post di Sifry e, mi raccomando, attenti a dove mettete il mouse.

Un “esercito” di blogger-imprenditori

I blogger-soldati impegnati in Iraq si sono dati agli affari. In un recente articolo, la rivista The Army Times racconta come molti dei “soldiers blogging from Internet cafés” iracheni stiano raggranellando un po’ di money proprio grazie ai loro siti. Alcuni blogger, tra cui The Questing Cat, fanno da tramite per donazioni benefiche a favore delle famiglie dei commilitoni morti in battaglia. Più spesso, i militari chiedono aiuto ai lettori per acquistare oggetti utili alla vita da soldato, come The American Soldier, vendono merchandising per conto proprio o di terzi, come su BlackFiveNet, o includono ads nelle pagine dei loro blog, come nel caso di Air Force Blog. Quando si dice “mettere il marketing in prima linea”.

La strana coppia

Immaginate Linus Torvalds mentre, seduto alla sua scrivania, lavora tranquillo utilizzando il sistema operativo che da lui ha preso il nome. Che c’è di strano? Che il computer è un Apple G5, ecco cosa! Non ci credete? Sappiate allora che lo ha rivelato lo stesso Torvalds in un’intervista a Zdnet Australia: “My main machine these days is a dual 2GHz G5 – ha spiegato il finlandese – it’s physically a regular Apple Mac, although it obviously only runs Linux, so I don’t think you can call it a Mac any more”. Per ora non è dato sapere se anche noi comuni mortali potremo godere di questo inatteso e affascinante connubio. Io intanto propongo un bel Mac Mini con doppio sistema operativo. Che ne pensi Steve?

Il coraggio di bloggare (in azienda)

La corporate communication tradizionale si basa su uno schema estremamente rigido secondo il quale viene deciso in anticipo chi può dire cosa, quando, dove e perché. Ce lo ricorda in un post il blogger americano Jeremy Wright, secondo cui “il corporate blogging è una sfida perché non dovrebbe obbedire a queste regole” risultando tuttavia molto più efficace. L’importante è adottare un’adeguata policy aziendale per gestirlo con sincerità, autorevolezza, spirito di collaborazione e, soprattutto, coraggio. Ne serve infatti parecchio per uscire dal mondo ovattato dei comunicati stampa e delle brochure concedendosi al confronto schietto con dipendenti e clientela. Abbiate fegato – sembra insomma dire Wright – e sarete ripagati. Ve la sentite?

Corporate blogging faq

Raccontare su un blog le propria vita lavorativa giova certamente ai rapporti con i propri colleghi e superiori, ma può anche essere letale per la carriera. E’ infatti pericolosamente sottile il limite tra “veicolare i valori di un’impresa” e calpestarne l’immagine tanto da meritare di essere messo alla porta. Un aiuto per evitare “effetti collaterali indesiderati” viene dal portale americano Cnet.com, sul quale da oggi è consultabile la preziosa Faq intitolata “Blogging on the Job”: “Visto che non potete più rinunciare al blogging – suggeriscono in sostanza quelli di Cnet –seguite almeno qualche buon consiglio”. Sebbene in Italia il fenomeno sia ancora tutt’altro che affermato, vi consiglio ugualmente di dedicare alla Faq un attimo della vostra attenzione. Prevenire è meglio che curare.

Il modello americano

Sono ormai cinquant’anni che la prestigiosa rivista americana Fortune pubblica regolarmente la classifica delle 500 aziende statunitensi più grandi del paese. Ora Jeremy Wright, noto giornalista e blogger americano, ha avuto l’idea geniale di condurre un’indagine per scoprire quante fra di esse abbiano investito sul corporate blogging: finora sono saltati fuori 40 nomi eccellenti (ma potrebbero essere molti di più) e per la maggior parte si tratta di imprese che hanno internet nel loro Dna come Sun Microsystems, Microsoft, Google, Yahoo, Cisco e Apple Computer. Non mancano tuttavia le sorprese: anche multinazionali come GM, Shell e Boing hanno infatti deciso di affidarsi al blog per fare comunicazione interna ed esterna. E se avessero ragione loro?

A Siemens piace il Blog!

La notizia è di quelle che lasciano a bocca aperta: il colosso tedesco Siemens ha ufficialmente invitato Joel Johnson, editor di Gizmodo, a seguire il Cebit di Hannover da uno dei suoi stand. Sembra impossibile, ma un’azienda europea si è veramente presa il disturbo di pagare biglietti aerei e camera d’albergo per un blogger senza chiedere altro in cambio che la puntuale e obiettiva recensione dei suoi nuovi prodotti. Come conferma lo stesso Johnson, l’accordo non dovrebbe infatti prevedere nessuno squallido trucchetto: “We’ve got no agreement to treat them with kid gloves, so I’ll be as objectively off-the-cuff and misguided as usual”. Se ciò è vero (e molto probabilmente lo è), ci complimentiamo con il management di Siemens, coraggioso al punto di affidarsi all’onestà e credibilità di un blogger senza temere qualche (inevitabile e sincera) stroncatura.