Archivio dell'autore: Alessio Jacona

Podcasting upgrade

Il podcasting è un sistema basato sulla tecnologia rss che permette di scaricare contributi audio (chiamati appunto “podcast”) pubblicati da siti di news o blog utilizzando un semplice client gratuito. In Italia (come al solito) è ancora poco conosciuto. Negli Stati Uniti (dove è nato) il fenomeno è invece in piena ascesa e si appresta a fare un notevole salto di qualità: merito di Odeo, una nuova piattaforma software che dovrebbe rendere straordinariamente semplice creare contenuti audio per il web e per i mobile devices. Dietro il progetto ci sono due pionieri della blogosphera come Noah Glass e Evan Williams. Teneteli d’occhio.

Ripensamento o censura?

C’è del marcio in Gran Bretagna? Ditemelo voi. Navigando su Blogosphere.com mi sono imbattuto in un post che riportava una notizia interessante: il britannico The Observer ha pubblicato la beta di un blog che porta il suo nome e che sarà curato da Rafael Behr. Blogosphere cita anche il commento di Ben Hammersley, web master del nuovo blog, secondo cui Behr “has a free rein to post as he pleases”. Non è un’affermazione da poco, perché prospetta la nascita di un “Libero blog in libera testata giornalistica”, con tutte le conseguenze che questo comporterebbe. Peccato però che, casualmente, la frase in questione sia svanita dal post originale di Hammersley, rimasto per il resto intonso. Sarà un caso?

Full time blogging

Jason Kottke ha fatto la sua scelta: addio al lavoro fisso in nome del blogging a tempo pieno. In cambio di tanta dedizione, il web designer americano chiede ai lettori del suo blog più assidui una donazione da 30 dollari in su: servirà a raccogliere abbastanza denaro da consentirgli di lavorare per un anno. Un’idea semplice, rischiosa e geniale allo stesso tempo che pone un preciso interrogativo: quante possibilità hanno Kottke e quelli come lui di riuscire nell’impresa? Parecchie secondo Richard MacManus, autore di Read/Write Web. Scoprite perché.

Conflitto di interessi?

L’innocente adolescenza del blog va velocemente esaurendosi in favore di una maturità (necessariamente) orientata al guadagno? Ingenti capitali si riversano nella blogosfera ponendo inevitabilmente una nuova questione etica: la pioggia di contanti incrinerà il rapporto di fiducia scrittore-lettore? Nel web ferve la discussione tra favorevoli e contrari al blog business mentre già prende forma il primo “Code of Ethics”. Non è una questione da poco. La parola etica è praticamente scomparsa dal vocabolario italiano. Vuoi vedere che ce la rificcheranno, a forza, proprio gli americani e non quel mitico mercato di cui tanto si è favellato? Noi ci schieriamo. Questo blog ha un codice etico e lo pratica. Leggete, riflettete e se volete, nell’apposito spazio, commentate

Civiltà inferiore

Barbari con la clava in una mano e il mouse nell’altra. Dev’essere così che le multinazionali americane dell’Hi-tech vedono i dipendenti italiani, a quali si guardano bene dall’affidare corporate blog. Date un’occhiata ai blog aziendali di HP, IBM e Microsoft: tre aziende presenti anche nel nostro Belpaese dove però non è attivo alcun servizio del genere, escludendo una pagina del sito Ibm da dimenticare e la community di Microsoft, che dispone solo di forum e newsletter. La verità è che viviamo nella preistoria della comunicazione aziendale e nessuno sembra credere che potremo mai uscirne.

Previsioni

Scott Kessler, analista di Standard & Poor’s, non usa mezzi termini: Weblogs Inc sarà sicuramente tra i protagonisti della scena economica americana nel 2005. L’azienda fondata da John Calacanis e specializzata nella creazione di “trade blogs” – sentenzia Kessler – opera abilmente in un settore destinato a “crescere sempre di più” generando “notevoli profitti” e merita quindi di essere tenuta d’occhio. Nella sua previsione l’economista fa altri quattro nomi: ChannelAdvisor, iSold It, SideStep e, dulcis in fundo, la Mozilla foundation. A quanto pare, la nostra fiducia è ben riposta.

Mille usi

Mentre in Italia il sonno della ragione imprenditoriale genera noia e stagnazione, nel resto del mondo cresce a rotta di collo il numero di aziende dedite al corporate blogging. Imprenditori, manager ed esperti di marketing si affidano al blog non solo per fare comunicazione interna ed esterna all’azienda, ma anche e soprattutto recruitment. Guardate (e imparate) cosa fanno questi signori e poi rispondete ad una semplice domanda: che cosa aspettate a svegliarvi?

Mal di testa

Sopraffatto dalla commozione. Ecco come mi sono sentito di fronte alla “geniale” opera firmata dai ragazzi della “Io advertising Srl” che disegnano il loro sito con un flash che “simula” una rivista cartacea. I responsabili(?) dimostrano di ignorare la natura stessa della comunicazione via web. Forse, dico forse, saranno grafici originali ma lascino stare il web o ne apprendano i fondamentali. Cribbio! Un suggerimento ai clienti: mai affidarsi a webagency improvvisate che realizzano costosi giocattoli flash da abbandonare poi al loro destino. Un vizio che accomuna la maggioranza degli imprenditori italiani. Un esempio? Il sito dei Fratelli Gancia (fermo dal 15 ottobre 2004). Un’ubriacante interfaccia flash che “attanaglia” l’utente ad ogni pié sospinto. Credetemi: se lo standard W3C avesse avuto gli occhi, avrebbe pianto insieme a me.

Microsofear

Bill Gates ha paura. Il numero uno di Redmond non lo ammetterà mai, ma c’è un’unica spiegazione per l’improvvisa inversione di rotta sul futuro di Explorer: il genuino timore destato dal successo di Firefox. Fino a ieri, infatti, Microsoft affermava (con quell’arroganza tipica dei monopolisti) che il suo browser è sicuro e sarebbe rimasto tale e quale fino al rilascio ufficiale del nuovo OS Longhorn. Poi lo zio d’America, nel corso della 14esima RSA Conference, ha annunciato una beta di Explorer 7 per la prossima estate e funzionante solo sui computer con XP Service Pack 2 (alla faccia dei milioni di utenti pc che ancora usano Windows 9x ed ME), resasi necessaria per risolvere gravi problemi di vulnerabilità. Miracoli della libera concorrenza. Io però mi chiedo: i computer delle vostre aziende possono aspettare?

Corporate blogging server

Cresce negli Usa il business del blog. Whatcounts, azienda di Seattle specializzata in “e-communications”, ha recentemente annunciato la disponibilità di “BlogUnit”, soluzione hardware e software che dovrebbe permettere alle aziende di fare “blogging within their firewalls in 15 minutes”. Retorica del marketing a parte, colpisce la notizia che un’azienda statunitense offra costose soluzioni “chiavi in mano” per il “corporate blogging”. L’iniziativa commerciale dà infatti la misura dell’importanza che il fenomeno sta assumendo oltreoceano mentre da noi, come al solito, tutto tace. Un’unica perplessità: voi fareste costruire il vostro blog aziendale a WhatCounts sapendo che non ne ha uno proprio?