
Gli ultimi mesi hanno visto crescere costantemente l’apprezzamento da parte del popolo di internet per servizi come Google Video, Youtube e Ourmedia, grazie ai quali è possibile condividere on line podcast audio e video. Inaspetattamente anche in Cina, terra della censura e del controllo assoluto sui media, esiste e prospera Toodou (“patata” in cinese), un servizio analogo con già al suo attivo 160mila iscritti. La ricetta è più o meno la stessa degli omologhi occidentali, con in più l’immancabile ingrediente della censura effettuata puntualmente dagli stessi gestori di Toodou: bandite qui come altrove nella Repubblica Popolare Cinese parole come “Tienanmen”, “Falung Gong” o “Pornografia”. Ciò non ha tuttavia impedito che un reporter, il quale si era visto rifiutare dall’editore la pubblicazione di un servizio sui bambini orfani, diffondesse il suo lavoro attraverso Toodou e venisse ingaggiato da un producer di Shanghai. Il servizio è andato in onda ed è stato un successo.
Per saperne di più:
– BusinessWeek Online: “Calling Chinese Couch Potatoes”
– Toodou Blog (in cinese)
