
Sono certo che abbiate sentito parlare di MySpace, la piattaforma di social networking acquistata da Rupert Murdoch per oltre 650 milioni di dollari e frequentata da più di 60 milioni di persone. Leggendo numeri come questi, verrebbe da pensare che essa sia il Valhalla degli operatori di marketing e advertising, la terra promessa dove ogni “marketer” vorrebbe assicurarsi un posto garantendo ai suoi messaggi pubblicitari una straordinaria visibilità. Eppure non solo non è così, ma è anzi vero esattamente il contrario:
intervenuti a un convegno newyorkese intitolato “Revolution in Television”, sei rappresentanti di altrettante “major advertisers and ad agencies” hanno fatto capire che non metterebbero piede in MySpace neanche morti. Perchè? A causa dell’anarchia che vi regna, rendendo impossibile navigare senza imbattersi in oscenità, volgarità e insulti, e perché spesso la gigantesca community virtuale è stata teatro d’azione per vari “sexual predators”. Un po’ come il mondo reale, dove però di cartelloni pubblicitari se ne trovano in abbondanza.
Per saperne di più:
– Online Media Daily: “Major Marketers Avoid MySpace“
