La barca in secca

Su Repubblica.it Vittorio Zambardino descrive il boom planetario dell’online advertising e riferisce che, in Europa, la vera locomotiva del settore è la Gran Bretagna (dati Iab). Qualcosa sembra muoversi anche in Italia: Zambardino cita infatti nel suo pezzo Layla Pavone, presidente di Iab Europe, secondo la quale nel nostro Paese “a febbraio 2006, per il secondo mese consecutivo, l’online adspending è cresciuto del 50% rispetto all’anno precedente”. Insomma, commenta Zeta Vu, anche qui da noi “la barca sembra proprio aver ripreso il mare”.
D’accordo, ma per andare dove?

L’ottimismo derivante da risultati conseguiti lontano dai nostri confini ci appartiene fino a un certo punto: l’ottima performance del Regno Unito è maturata in un contesto dove sono attive quasi 10 milioni di connessioni a banda larga (record europeo), dove navigano ben 22 milioni di e-shoppers (in italia sono solo 6), dove la stessa emittente BBC sta riversando un numero crescente di contenuti audio e video sui suoi siti istituzionali. Dove, insomma, la cultura della rete e gli strumenti che ne consentono l’accesso appartengono ad un’ampia fetta della popolazione che cresce a ritmi molto sostenuti.

Qui da noi l’orchestra suona tutt’altra musica: manca la cultura della rete, perchè due italiani su tre internet l’hanno solo sentita nominare. Mancano gli strumenti, perchè nonostante i proclami del Mit e l’incessante martellamento pubblicitario dei provider, l’adsl raggiunge ancora un numero di individui al di sotto della “massa critica” necessaria a farne uno strumento davvero utile. Senza contare che ci sono larghe porzioni di territorio dove, fin nelle prime intenzioni degli stessi provider, la banda larga non arriverà mai: per gli esclusi la nuova speranza si chiama Wi-Max, ma la sperimentazione va (casualmente?) a rilento.

Manca la cultura aziendale del web, con la maggior parte delle nostre aziende possiede un sito internet senza saperlo usare e, spesso, senza neanche aggiornarlo.

Manca la l’informatizzazione persino nelle Pubbliche Amministrazioni, dove ogni anno si bruciano ben 60 milioni di euro in francobolli per scambiarsi docuemnti cartacei che potrebbero tranquillamente viaggiare tramite e-mail certificate.

Manca una vera volontà politica di promuovere l’uso della rete tra la gente: a parte i soliti e vuoti proclami pre-elettorali, la stragrande maggioranza dei nostri politici non conosce e addirittura teme l’universo di internet. Lo dimostra il fatto che, brochure digitali a parte, la campagna elettorale si è svolta lontano dalla rete.

Fa bene Zambardino a ricordare che, nonostante tutto questo, nei primi due mesi del 2006 la pubblicità on line in Italia è cresciuta del 50%, ma è anche necessario focalizzare sull’altra faccia della medaglia e chiedersi: come andrebbero le cose per l’online advertising se il nostro paese uscisse davvero dall’età della pietra in favore di una vera e profonda alfabetizzazione informatica? E soprattutto: cosa accadrà se questa piccola rivoluzione non prende finalmente il via?

Forse la barca ha davvero preso il largo, ma manca una rotta precisa e rischiamo di arenarci in acque ancora poco profonde.

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