Lo “scandalo” PayPerPost

L’idea di PayPerPost è piuttosto semplice: avete un blog di successo? Volete guadagnare dai 5 ai 10 dollari a post? Recensite un prodotto segnalato da noi e incasserete dollaroni sonanti. Ora, io non sono certo tra coloro che si battono in difesa di una malintesa purezza di blog, eppure sento lezzo di scandalo. E non sono il solo: secondo Cnet, ci troviamo di fronte ad una “cosa molto, ma molto brutta“, mentre per Business Week l’iniziativa rischia di “inquinare la blogosfera“. Il vero problema riguarda la natura dell’accordo e di come questo possa minare la credibilità dei blogger: quando Hugh Macleod ha invitato la blogosfera a recensire del vino, ha chiesto semplicemente di parlarne, bene o male che fosse. Qui si pagano i blogger esclusivamente per parlare bene di un prodotto, con un redattore che poi controlla e decide se pagare o meno il blogger. Cosa ancora più grave, i blogger non sono tenuti a spiegare che dicono ciò che dicono perchè pagati. La domanda che rivolgo a PayPerPost è: perchè ciò che è semplicemente improponibile per un giornalista, dovrebbe invece andare bene per un blogger?

UPDATE: Blogs4biz intervista il CEO di PayPerPost Ted Murphy

5 pensieri su “Lo “scandalo” PayPerPost

  1. Avatar di teknuxteknux

    senza provocazioni nè polemiche, ma credo che quell’*improponibile* dei giornalisti è statisticamente basso, è un fenomeno che vediamo quotidianamente.Probabilmente nella Rete è più facile uscirsene pubblicamente con questa offerta perchè vale il discorso: “tanto qualcuno disposto lo trovo e non è facile individuarlo nel mare dei blog”.
    In TV non verranno mai a dirti esplicitamente che al TG2 il loro cosìddetto “fenomeno musicale/cinematografico/letterario del momento” (magari presentato da un accomodante e paffuto Mollica) è semplicemente pubblicità ben retribuita 😛
    magari è palese, ma non è ammesso dirlo.

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  2. Avatar di solsol

    condivido la disillusione rispetto al giornalismo italico.
    non lenisce però lo sdegno per un fenomeno che dimostra ancora una volta come si possa pensare di comprar tutto.
    perchè tutto è in vendita.
    purtroppo è, come ben scrivi, un problema di coscienza.
    a trovarne. coscienze. che si fan problemi.
    A.

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  3. Avatar di SconosciutoAnonimo

    carissimi,
    non starò qui a difendere la professionalità dei miei colleghi, tanto meno la loro verginità. Mi aspetto tuttavia che non si banalizzi nè generalizzi. Ci sono delle regole, in molti le seguono, qualcuno sgarra e infanga un’intera categoria. Ma, quantomeno, non può farlo alla luce del sole, ricorrendo tranquillamente ad una pratica come quella proposta da PayPerPost senza che nessuno abbia a dirgli che è un’indecenza e lo butti fuori dall’Albo. Quello che mi disturba è che una cosa “teoricamente improponibile” (va bene così?) ai giornalisti, ovvero la pubblicazione di “redazionali” presentati come articoli veri e obiettivi, venga allegramente proposta come modello di business a chi giornalista non è ma, in un modo o nell’altra fa o veicola informazione. E ancora: si discute ogni giorno dell’attendibilità della blogosfera. Se il modello PayPerPost dovesse affermarsi, questa discussione non avrebbe più alcun senso. Credo il problema vero sia questo, e non se esistono o meno le “marchette” nell’informazione. Specie in quella nostrana.
    A.J.

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  4. Avatar di carlocarlo

    Io trovo positivo che qualcuno abbia messo concretamente in discussione, offrendo dei soldi, la presunta “superiore affidabilità” della blogsfera rispetto al sistema dell’informazione tradizionale. I blog sono un nuovo media, non sono un media come gli altri, ma non sono la “rivoluzione” come qualcuno crede davvero. Finiranno prima o poi integrati nel sistema e la mossa di payperpost lo dimostra. Insomma siamo solo all’inizio di un processo di assorbimento del fenomeno. C’è una differenza per: i blog sono miliardi e non sono mossi solo (come capita ai giornali) da logiche economiche. Questo loro grande numero e diffusione ne fa degli strumenti di libertà che ognuno di noi ha oggi in mano. Venderli al miglior offerente è un problema nostro. Insomma, dipende da ognuno noi se vogliamo restare liberi o meno.

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  5. Avatar di teknuxteknux

    innanzi tutto mi fa piacere che il mio *appunto* abbia ricevuto altri contributi. vorrei anche *tranquillizzare* yoriah riguardo il mio giudizio sui giornalisti: non voglio assolutamente fare di tutta l’erba un fascio, anzi, anche mio padre fa parte della categoria dei giornalisti e lo stimo per la sua coerenza e correttenza, mi è fin troppo facile presumere che non sia il solo, più difficile è immaginare che faccia parte della *maggioranza*, riferendomi a criteri di visibilità rapportata ai *vecchi* media 😛

    Sono d’accordo con Carlo quando dice che i blog, per forza di cose, verranno *integrati nel sistema*, in parte già avviene ora con l’offerta (esasperata?) di spazi gratuiti dove scrivere ciò che si vuole. una volta erano pochi e presumibilmente di qualità, voci in controtendenza rispetto ai mezzi di informazione tradizionali. Saturando l’offerta diventa più difficile trovare quello che si cerca (banale :P). Di positivo c’è che si ha a che fare con più punti di vista 😉
    Infine sono d’accordo anche con Sol quando dice che certa gente è convinta di poter comprare tutto, il problema è che *è già troppo poter comprare molto* 🙂 e naturalmente il bacino nella quale pescare cresce inarrestato.

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