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Seekport boccia i siti delle aziende italiane

Quasi la metà delle aziende italiane elencate nel Mib30 dispone di siti internet non ottimizzati per la ricerca. E’ questo il quadro desolante che emerge da una ricerca condotta dal motore di ricerca europeo Seekport utizzando il tool gratuito Seekbot. Tra le aziende prese in esame, solo 4 hanno incassato un giudizio positivo: Terna, Enel, Assicurazioni Generali e Snam Rete Gas. Gli altri siti hanno invece evidenziato difetti che ne pregiudicano una buona indicizzazione nei motori di ricerca. Il che significa, a conti fatti, che almeno i 3/4 del denaro impiegato per finanziare la loro presenza on line è del tutto sprecato. Un errore imperdonabile la cui responsabilità ricade sicuramente su chi sviluppa e gestisce i siti web incriminati, ma anche sulle aziende: dovrebbero scegliere meglio a chi affidare incarichi tanto strategici.

(Via i-dome.com)

Europa, in rapida crescita l’internet advertising

Il mercato europeo dell’online advertising cresce sano, forte e, soprattutto, in fretta. L’ultima ricerca condotta da eMarketers focalizza la sua attenzione sulle cinque nazioni più popolose dell’Europa occidentale (Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito) e rivela: nel 2005 il giro d’affari della pubblicità online è stato pari a 1,863 miliardi di euro, registrando una crescita media del 38,2% rispetto all’anno precedente, mentre nel 2006 dovrebbe raggiungere i 2,196 miliardi di euro. Il rapporto, intitolato “Europe Online Advertising: Spending Trends & the Target Audience”, evidenzia anche una discreta crescita del mercato italiano, pari al 20 per cento nel 2005, e prevede una trend sostanzialmente identico per l’anno appena iniziato. Per quanto riguarda numero di utenti internet nei cinque Paesi di riferimento, nel 2005 la crescita media si è attestata sul 9,4%(13,9% in l’Italia) ma dovrebbe invece scendere al 7,2% (11% in l’Italia) nel 2006.

Per saperne di più:

– eMarketers: “The European Online Ad Picture Doesn’t Mirror the US

Yahoo! vuole Digg?

yahoo logo

Per ora manca la conferma ufficiale, ma fonti autorevoli della blogosfera non sembrano lasciare molti dubbi: Yahoo! si è offerta di acquistare Digg, il noto sito di informazione dove i lettori possono proporre, votare e commentare le notizie determinando così la loro visibilità e rilevanza. Ne parla, seppur con grande cautela, Technology Blog citando Kevin Barton di Feed Blog e Jeremy Botter. Entrambi sostengono di avere avuto la dritta da “fonti molto vicine” al management del motore di ricerca e Botter aggiunge anche che i suoi informatori sono gli stessi dello scoop sull’acquisizione Yahoo!-Del.icio.us. Vero o no che sia, per ora dal Serach Engine si limitano a non commentare mentre Kevin Rose, alla guida di Digg, ha definito rumors le voci circolate. Secondo le “gole profonde” della blogosfera, il l’offerta fatta da Yahoo! dovrebbe aggirarsi intorno ai 30-35 milioni di dollari.

Per saperne di più:

– Technology Blog: “Will Yahoo buy Digg?
– Feed Blog: “Yahoo Will Buy Digg
– Jason Botter: “Yahoo Ain’t Giving Up

Wombat conference, gli atti del convegno

wombat conference agenda

Del Word-of-Mouth Basic Training Conference abbiamo già parlato qualche giorno fa. Due parole ancora per segnalare la pubblicazione integrale di tutte le presentazioni tenute durante la due giorni da poco svoltasi a Orlando, in Florida. Ben diviso e facile da fruire, il materiale è a disposizione di tutti gli interessati e offre interessanti spunti di riflessione.

Per saperne di più:

Wombat Conference agenda
Day 1
Day 2

Toodou, audio e video sharing in salsa cinese

toodou

Gli ultimi mesi hanno visto crescere costantemente l’apprezzamento da parte del popolo di internet per servizi come Google Video, Youtube e Ourmedia, grazie ai quali è possibile condividere on line podcast audio e video. Inaspetattamente anche in Cina, terra della censura e del controllo assoluto sui media, esiste e prospera Toodou (“patata” in cinese), un servizio analogo con già al suo attivo 160mila iscritti. La ricetta è più o meno la stessa degli omologhi occidentali, con in più l’immancabile ingrediente della censura effettuata puntualmente dagli stessi gestori di Toodou: bandite qui come altrove nella Repubblica Popolare Cinese parole come “Tienanmen”, “Falung Gong” o “Pornografia”. Ciò non ha tuttavia impedito che un reporter, il quale si era visto rifiutare dall’editore la pubblicazione di un servizio sui bambini orfani, diffondesse il suo lavoro attraverso Toodou e venisse ingaggiato da un producer di Shanghai. Il servizio è andato in onda ed è stato un successo.

Per saperne di più:

– BusinessWeek Online: “Calling Chinese Couch Potatoes
– Toodou Blog (in cinese)

Digital music market, un 2005 da record

Il mercato della musica digitale viaggia col vento in poppa registrando nel 2005 un vero e proprio successo planetario: secondo quanto si legge in un rapporto intitolato “Digital Music Report 2006” e realizzato dalla “Federation of the Phonographic Industry’s (IFPI)”, nell’anno appena trascorso il mercato globale della digital music ha triplicato le vendite rispetto al 2004, raggiungendo quota 1,1 miliardi di brani venduti. Di questi, neanche a farlo apposta, 850 milioni sono stati distribuiti dal solo iTunes Music Store della Apple, il cui successo di pubblico non sembra conoscere flessioni. Insomma, sebbene il download illegale di musica digitale superi ancora largamente quello legale, gli utenti della rete non sembrano poi essere quei “criminali senza scrupoli” che le Major discografiche e cinematografiche descrivono e cercano di schiacciare con pesanti azioni legali: questi risultati e il trend che da essi si estrapola dimostrano infatti che, in presenza di un servizio valido, di una maggiore scelta e di tariffe oneste, l’utente non ha nulla in contrario a comprare la musica invece di rubarla. Rifletteteci.

Per saperne di più:

– Reuters: “Global digital music sales triple

Pc, il primo virus compie vent’anni

Ridendo e scherzando sono passati due decenni. Era il 1986 quando Brain, il primo virus di cui si abbia notizia, venne scoperto su un personal computer. In verità la prima “infezione” fu tutt’altro che una pandemia: al tempo i pc erano relativamente pochi, il world wide web era di là da venire e Brain poteva “saltare” da un computer all’altro solo nascondendosi nei floppy disk, cosa che ne limitiva notevolmente le potenzialità infettive. Ma era solo l’inizio: oggi oltre 150mila virus infestano i computer di tutto il mondo e causano quotidianamente ingenti perdite di denaro ad aziende e semplici end user. Una vera “armata delle tenebre” cui il pur vecchio e ingenuo Brain ha il “merito” di aver spianato la strada ormai vent’anni fa.

Per saperne di più:

– BBC News: “PC viruses hit 20 year milestone

2005, l’anno del sorpasso

Per la prima volta nella storia, il 2005 ha visto il mercato europeo sorpassare quello americano nelle vendite di pc. Lo rivela una ricerca di Gartner secondo la quale in Europa sono stati venduti 72,6 milioni di computer contro i 67,4 milioni di unità vendute nel Nordamerica. Il sorpasso si deve soprattutto alla crescente domanda di notebook da parte della clientela europea, che nell’anno appena trascorso ha premiato soprattutto la Taiwanese Acer facendole registrare una crescita pari al 58,1 per cento.

Per saperne di più:

– News.com: “Europe tops North America as largest PC market

“Google Radio Ad”

Oggi Google ha ufficialmente annunciato l’intenzione di acquisire dMarc Broadcasting, un “provider of automated ad delivery platforms for radio stations”. Tradotto in parole povere, il motorone di ricerca si appresta a invadere anche il mercato pubblicitario radiofonico. L’acuisizione costerà a Mountain View 1,14 miliardi di dollari in 3 anni. Un cifra alta ma non eccessiva, specie se si considera l’ampiezza del bacino di utenti cui Google avrà accesso grazie all’apporto tecnologico di dMarc Broadcasting.

Per saperne di più:

– Online Media Daily: “Google Moves Into Radio

Falsa partenza per Google Video

google video flop

Sono passati solo pochi giorni da quando Larry Page, co-fondatore di Google, ha annunciato in pompa magna al pubblico del Ces 2006 il lancio di Google Video, la risposta di Mountain View all’iTunes Video Store, e già in molti nella rete parlano di flop. Il servizio, spiega Shankar Gupta di Online Media Daily, avrebbe infatti deluso le aspettative degli utenti perché non all’altezza nè del concorrente Apple, nè dello standard qualitativo che caratterizza gli altri servizi di Google. Voi che ne pensate?

Per saperne di più:

– Online Media Daily: “Google Video Falls Flat