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Corporate blogging faq

Raccontare su un blog le propria vita lavorativa giova certamente ai rapporti con i propri colleghi e superiori, ma può anche essere letale per la carriera. E’ infatti pericolosamente sottile il limite tra “veicolare i valori di un’impresa” e calpestarne l’immagine tanto da meritare di essere messo alla porta. Un aiuto per evitare “effetti collaterali indesiderati” viene dal portale americano Cnet.com, sul quale da oggi è consultabile la preziosa Faq intitolata “Blogging on the Job”: “Visto che non potete più rinunciare al blogging – suggeriscono in sostanza quelli di Cnet –seguite almeno qualche buon consiglio”. Sebbene in Italia il fenomeno sia ancora tutt’altro che affermato, vi consiglio ugualmente di dedicare alla Faq un attimo della vostra attenzione. Prevenire è meglio che curare.

Il modello americano

Sono ormai cinquant’anni che la prestigiosa rivista americana Fortune pubblica regolarmente la classifica delle 500 aziende statunitensi più grandi del paese. Ora Jeremy Wright, noto giornalista e blogger americano, ha avuto l’idea geniale di condurre un’indagine per scoprire quante fra di esse abbiano investito sul corporate blogging: finora sono saltati fuori 40 nomi eccellenti (ma potrebbero essere molti di più) e per la maggior parte si tratta di imprese che hanno internet nel loro Dna come Sun Microsystems, Microsoft, Google, Yahoo, Cisco e Apple Computer. Non mancano tuttavia le sorprese: anche multinazionali come GM, Shell e Boing hanno infatti deciso di affidarsi al blog per fare comunicazione interna ed esterna. E se avessero ragione loro?

A Siemens piace il Blog!

La notizia è di quelle che lasciano a bocca aperta: il colosso tedesco Siemens ha ufficialmente invitato Joel Johnson, editor di Gizmodo, a seguire il Cebit di Hannover da uno dei suoi stand. Sembra impossibile, ma un’azienda europea si è veramente presa il disturbo di pagare biglietti aerei e camera d’albergo per un blogger senza chiedere altro in cambio che la puntuale e obiettiva recensione dei suoi nuovi prodotti. Come conferma lo stesso Johnson, l’accordo non dovrebbe infatti prevedere nessuno squallido trucchetto: “We’ve got no agreement to treat them with kid gloves, so I’ll be as objectively off-the-cuff and misguided as usual”. Se ciò è vero (e molto probabilmente lo è), ci complimentiamo con il management di Siemens, coraggioso al punto di affidarsi all’onestà e credibilità di un blogger senza temere qualche (inevitabile e sincera) stroncatura.

Pubblicità gratuita

Prendete una rockstar americana inviperita (Fred Durst dei Limp Bizkit); un video porno pubblicato illegalmente in rete che ne ritrae le evoluzioni sessuali; un link al suddetto video pubblicato (per due ore) su Gawker Media. Amalgamate il tutto e otterrete la pietanza piccante che da un paio di giorni irrita i palati fini della blogosfera: una causa da ben 80 milioni di dollari intentata da leader dei Limp Bizkit contro il network fondato da Nick Denton. Durst reclama vendetta. Gawker si difende. Noi osserviamo a distanza il gioco delle parti, convinti che tutto finirà a tarallucci e vino. Quel che resta è un’enorme pubblicità gratuita.

Civiblog

Buone notizie per quanti dedicano la loro vita alla battaglia globale per la democrazia e i diritti civili: è on line Civiblog, piattaforma canadese che offre gratuitamente strumenti e spazio web per bloggare in nome di un mondo migliore. Sponsorizzato da Citizenlab, dalla Walter and Duncan Gordon Foundation e da Tucows, Civiblog offre “a one-stop-site” per dare voce “a quanti cercano di cambiare (in meglio) il mondo, a chi si sacrifica per promuovere i diritti umani, a quelli che schivano le pallottole nelle zone di guerra per portare aiuti umanitari”. Tanto di cappello.

Ads sotto esame

Ricordate l’iniziativa Focus Ads messa in campo da Endgadget? Il primo “spot” sottoposto al giudizio dei lettori appartiene a Griffin Technology: in una ventina di commenti Engadgets registra alto gradimento per l’iniziativa (“Great idea for the ‘commenting on ad’ section”), nonché apprezzamenti sia per la pubblicità in sé (“I love the ad. Very unobtrusive)”, sia per i vari prodotti di Griffin (“Griffin makes great Mac stuff. Wish they’d make more”). Non manca qualche intelligente critica al payoff “The worlds coolest products” (“The iTrip is not legal here in the UK. Think global please.”) e qualche suggerimento (“Make a decent bluetooth mouse Griffin!”). Ci sono anche delle domande, una delle quali la giro a voi: “Who needs a focus group when loyal engadet readers will comment on ads?”

Goodbye Moto

Tre mesi fa la Motorola si è data al business blogging per promuovere il suo nuovo smartphone Mpx. Oggi Tim Yang, annoiato ed esasperato da un attento monitoraggio dell’iniziativa, ha letteralmente raso al suolo” il blog in questione e chi ci scrive dentro. Datevi una letta alla sua “reprimenda” per capire cosa intendo e imparate la lezione: prima o poi dovrete investire anche voi nella blogosphera; quando sarà il momento, state attenti a mettervi nelle mani giuste.

Blog connection

Il blog commerciale funziona eccome, specie se a sfruttarlo è una impresa di piccole e medie dimensioni. Non lo dico io ma Riva Richmond, giornalista del Wall Street Journal secondo cui “il blog come strumento di business è ormai una realtà che permette alle aziende di dialogare con la clientela a livello personale e in maniera costante”. Se autorevole ed affidabile, il blog ha infatti “il potere di rendere riconoscibile il brand di piccole imprese altrimenti sconosciute ed è molto più efficace dei tradizionali siti web (troppo simili a brochure) o delle newsletter, sempre più spesso preda dei filtri anti-spam”. Un consiglio: prendetevi una pausa e dedicate 10 minuti all’articolo di Richmond. Non ve ne pentirete.

Oltre le parole

Il futuro del blogging e della tecnologia Rss in generale è nei dati, non nel testo. Lo dice oggi Bob Wyman (PubSub), spiegando che le syndication serviranno sempre più a veicolare “useful business data” piuttosto che semplici “prose or text commentaries”; lo aveva previsto Paul Kedrosky già nel giugno 2004: “Ogni volta che E-Bay mette in vendita un nuovo libro o Procter & Gamble ritocca un prezzo, tali atti generano informazioni (dati) scarsamente accessibili nonostante l’immediato valore che hanno per un potenziale cliente. Presto però la tecnologia dei syndication feeds risolverà questo problema, cambiando radicalmente il modo in cui compagnie e consumatori fanno affari”. Tutto questo sta accadendo adesso. E se per una volta non rimaneste indietro?

Internet addiction?

Si fa (giustamente) un gran parlare dell’efficacia e delle potenzialità del blog. Non manca tuttavia chi analizza gli “effetti collaterali” che la pratica del “postare” avrebbe (il condizionale è d’obbligo) sugli stessi blogger. Un divertente e provocatorio articolo comparso su The Mercury News affronta a modo suo la questione paragonando il blogging ad una vera e propria “dipendenza” patologica e citando una serie di casi limite (gente vicina all’esaurimento nervoso). Il tutto senza trascurare il parere dello strizzacervelli di turno. Buona lettura.