Blogosfera chiama Bartezzaghi risponde

Chiamato in causa da più parti, Stefano Bartezzaghi si spiega.

“Non intendevo analizzare in venti righe il fenomeno italiano e internazionale dei blog, ma cogliere semplicemente un carattere della scrittura in Rete (specie se interattiva) che l’esplosione dei blog ha messo sotto gli occhi di tutti, ma che era già presente: l’aggressività. Questo lo si poteva già osservare agli inizi di Internet (io personalmente lo riscontravo in un forum di giochi a metà degli anni Novanta), ma non mi sono mai sognato di scrivere che questo sia il destino dei blog, unico e univoco, sempre e comunque”.

“Ho parlato di rumore bianco – continua Bartezzaghi – un sottofondo che è – in qualche modo – sempre presente, ma come fenomeno collaterale, sfondo, possibilità latente anche quando si stia parlando di argomenti molto pacifici, o divertenti o che comunque non si parrebbero prestarsi alla rissa verbale. Evidentemente c’è una quantità di risentimento, al mondo, che nella scrittura in Rete trova un ottimo canale di sfogo e scolo. I blog non sono solo questo, ma a me, nel lapsus, interessava questo risentimento, più che il mezzo del blog”.

Il tuo giudizio si ferma alla blogosfera italiana, oppure riguarda quello che succede oltre confine (e oltreoceano)?

“Mi pare che certe caratteristiche si possano riscontrare più o meno in qualsiasi punto della Rete”.

Perché fare di tutta l’erba un fascio? Perché accomunare “diari virtuali”, nanopublishing, corporate blogging o businness blogging?

“Perché non erano quattro pagine di giornale dedicate alla ‘blogosfera’ ma erano venti righe dedicate a un singolo aspetto, la Rete come sfogo del risentimento”.

Ritieni che i limiti e difetti della blogosfera da te individuati siano permanenti oppure pensi che, in futuro, le cose possano migliorare?

“Non ne ho idea, non sono fenomeni che si possano non dico prevedere ma neppure conoscere più di tanto; ovviamente conosco e seguo blog totalmente civili e non per questo noiosi, ma mi pare che molto dipenda dai parametri di chi controlla gli accessi e i commenti”.

Luca Sofri ha scritto un post di commento al tuo articolo: cosa gli rispondi?

All’amico Luca Sofri rispondo che questa non è una mia opinione: caso mai è una mia impressione (che è diverso). Senza offesa per nessuno, forse chi sta molto dentro le cose non le vede più molto bene e trattandosi di “rumore bianco” e non della sostanza degli argomenti trattati non ci fa più neppure molto caso.Ma per chi vi si accosta meno accanitamente il dato non è dubbio, è assolutamente evidente. La lettura degli interventi più interessanti sui diversi argomenti fatica a distogliersi dal contesto che molto spesso è almeno potenzialmente aggressivo. Per fare un paragone: ci sono talk-show televisivi molto civili e pacati e per nulla noiosi (Luca potrebbe testimoniarlo sia per via diretta che per via familiare), ma nessuno potrebbe negare che i dibattiti televisivi sono molto più urlati (e inservibili) di quelli per esempio radiofonici. Ma, lo ripeto ancora una volta, io intendevo parlare di quanto risentimento ci sia al mondo, più che di quanto risentimento ci sia nei blog (o di quanti blog si tengano fuori al risentimento del mondo).

Per saperne di più:

Lapsus
– Lipperatura: Quello che si dice sui blog
– Mantelblog: Giochi di parole

3 pensieri su “Blogosfera chiama Bartezzaghi risponde

  1. Avatar di Giuseppe MayerGiuseppe Mayer

    Mi viene un dubbio; forse quello che Bartezzaghi chiama “rumore bianco” è quello che, non solo online, si potrebbe più prosaicamente definire “confronto” … mi spiego.

    Questo “fraintendimento” viene fuori evidente dalle sue parole quando dichiara di conoscere e seguire “blog totalmente civili e non per questo noiosi, ma mi pare che molto dipenda dai parametri di chi controlla gli accessi e i commenti.”

    E’ proprio qui il punto; il giornalista per sua natura è portato a pensare che l’espressione del suo pensiero sia “alta” e “altra” rispetto al comune sentire e che le sue opinioni non possano essere argomento di discussione (a meno che non si trovi “tra pari”).

    In questo quadro i commenti di un blog, ma anche solo il libero seguirsi di thread in un forum, possono suonare come un affronto per la sensibilità di chi il suo ruolo e il suo diploma di “giornalista” se l’è “sudato” (e per di più ci mangia).

    E però sarebbe quantomeno interessante provare ad analizzare, storicamente, l’evoluzione della funzione del giornalista per capire come mai ad un certo punto si è sentita l’esigenza di creare un “ordine” dei giornalisti per arrivare ai giorni nostri e comprendere le ragioni del piattume di TG e giornali (dove sono i nuovi Enzo Biagi, Indro Montanelli…)

    Per capire cosa sta succedendo online (citizen journalism etc) ci vorrebbe un filino meno di arroganza e, cosa che online non manca, una forte disponibilità all’autocritica; se la “categoria” dei giornalisti avrà il coraggio di comprendere le reali opportunità dell’online (penso a quello che sta facendo ad esempio Pino Scaccia) avremo tutti da guadagnarci … vedremo!

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  2. Avatar di SconosciutoAnonimo

    L’ironia, anzi il sarcasmo, di sifossifoco, tendono a far perseverare Bartezzaghi nella sua impressione.
    Ci vorrebbe invece un pizzico di umiltà in più dalle due parti.Noi, quì in Redazione abbiamo blogger e giornalisti e non ci sono problemi di comprensione.

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