e-Government, l’Italia resta al palo

Che la pubblica amministrazione italiana spenda “poco e male” in tecnologie informatiche, non è un mistero per nessuno. Ce lo confermano gli sprechi denunciati dal Cnipa ma anche i numerosi SOS diffusi negli utlimi tempi da AITech-Assinform, l’associazione delle imprese di hi-tech che fa capo a Confindustria. E dello stesso avviso sembrano essere Federcomin e Fita: il loro presidente Alberto Tripi, partecipando oggi al convegno di apertura del Forum P.A. 2006, ha infatti stigmatizzando almeno due ragioni cui si deve il mancato decollo dell’e-Government in Italia:

“Un recente studio realizzato dalla Commissione europea – ha detto Tripi – ha stimato per l’Italia una spesa annua pro-capite destinata all’e-government di appena 13 euro, contro i 101 della Svezia, gli 89 della Danimarca, i 57 del Regno Unito e i 32 della Francia”. Tradotto: nel nostro Paese si investe ancora troppo poco perché le tecnologie informatiche possano “sfondare” nella pubblica amministrazione. Tripi ha poi insistito sull’anomalia italiana delle cosiddette società “in house” (società a capitale pubblico cui vengono affidate molte delle commesse locali): “L’affidamento diretto (in house) senza fare ricorso alle gare – ha spiegato – ha risvolti negativi sia sul fronte della domanda che su quello dell’offerta”. Insomma, per dirla con le parole di Marco Patucchi (Repubblica di oggi, pg 37), per ora “lo Stato hi-tech resta un sogno” ed il nuovo governo eredita una bella “patata bollente”.

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