Il corporate blog ideale

Andrea Beggi parla di corporate blogging e lo fa da par suo, inchiodando in un bel post l’identikit dell’unico vero blog aziendale possibile. Quest’oggetto “rivoluzionario” è scritto da persone “vere”, con “nomi e cognomi”; è scritto con passione e comunica con un linguaggio necessariamente fresco e informale; genera una conversazione schietta e diretta nella quale bisogna saper accetare le critiche e avere il coraggio di dire la verità (“Su internet le bugie non le hanno neppure, le gambe. Tanto vale non farsi cogliere impreparati”); quest’oggeto chiamato blog viene aggiornato con “frequenza accettabile” e gestito usando “con disinvoltura” tutti gli strumenti che esso mette a disposizione; presuppone che ci si “sporchino le mani” e che non si tenti di barare (es: fake blog), altrimenti tutto è perduto.

Azzeccata anche la citazione da Nicola Mattina, che stigmatizza il senso profondo della rivoluzione in atto quando dice che “Nel mondo dei media sociali, la comunicazione persuasiva cede il passo alla conversazione. Questo passaggio mette in crisi l’azienda, che è abituata a comunicare a qualcuno, invece che a comunicare con qualcuno”.
Solo pochi giorni fa applicavo gli stessi principi elencati da Beggi mentre recensivo il corporate blog del gruppo Toscano. Se non altro, è bello scoprire che, nel deserto della comunicazione tradizionale italiana, almeno c’è convergenza d’opinioni tra chi si batte per diffondere l’uso del corporate blogging in questo decrepito Paese.

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