Pubblicità online in Italia, l’opinione dei lettori

Esattamente una settimana fa, a valle dello IAB Forum di Roma, ho scritto un post nel quale mettevo a confronto gli incoraggianti dati sulla crescita del mercato pubblicitario forniti da Layla Pavone, presidente IAB Italia, e il panorama desolante descritto poco più tardi da Davide Mondo, direttore di Tiscali Advertising.

Il post ha suscitato diverse e interessanti reazioni tra i lettori. Vediamole insieme:

Apre le danze Paola che, “lavorando sul campo”, conferma la versione del dottor Mondo e spiega che “le poche aziende italiane in grado di comprendere le potenzialità del mezzo, non hanno ancora nessuna intenzione di definire budget per questo tipo di comunicazione e anzi continuano ad utilizzare le briciole delle campagne stampa/tv”. Per quanto riguarda le altre, la maggior parte di loro “non ha alcuna competenza in merito (colpa anche di una classe manageriale alquanto antiquata!), e preferisce aspettare”.

Tino invece maligna suggerendo forse “il mercato cresce ma non per Tiscali Adv”, mentre Laura condivide con noi una visione da bicchiere mezzo pieno: “il mercato cresce, i mezzi ci sono, ora bisogna creare la cultura e le competenze necessarie per l’adv on line”.

Gluca, da esperto di settore quale è, stigmatizza anche le responsabilità delle concessionarie di advertising che, spiega, propongono al cliente sempre i soliti banner e DEM, “cioè spot sul web, punto”. Gli fa eco ancora Paol,a che però aggiusta il tiro ricordando come la cultura vada sì creata, “ma da entrambe le parti. Spesso anche nell’offerta non c’è competenza o comunque innovazione della proposta comunicativa, e le aziende non si sentono stimolate a conoscere meglio il mezzo (o peggio, pensano già di sapere come funziona)”.

In controtendenza Marco, che sottolinea il buon andamento del mercato italiano pur riconoscendone il ritardo rispetto al resto d’Europa, e ammonisce: “Prima di fare attività web 2.0 è il caso di aumentare le esperienze sull’advertising on line classico”.

Più interessante, e per molti versi disarmante, l’aspetto del problema evidenziato da Nereo: “Nei periodi di crisi come questo, alcuni big spender contraggono i loro budget per i mezzi tradizionali e buttano qualche frazione sul web sperando in una panacea”, sperando cioè che esso produca miracolosamente “gli stessi risultati di budget molto più cospicui che prima pianificavano altrove”.

Chiude questa istruttiva rassegna Giovanni , che intelligentemente pone l’accento sulla necessità di “far capire alle aziende quello che deve succedere DOPO che l’utente ha cliccato sulla pubblicità”. L’online advertising, infatti, è solo l’inizio di un processo che deve portare l’utente sul sito dell’inserzionista e che, ancora oggi,troppo spesso lo lascia deluso dall’esperienza proposta.

Tirando le somme, direi che nella internet nostrana circolano molte persone competenti e che i loro dubbi, per non dire addirittura il loro pessimismo, confermano i mie timori: dietro le cifre incoraggianti fornite dalla presidente di Iab Italia, si cela un mercato ancora assai acerbo, viziato da decenni di televisione e del tutto impreparato ad affrontare opportunità e sfide insite nella nuova Rete. Rete che, lo ricordo, è sempre di più fatta di “persone” e sempre meno di “clienti” da ipnotizzare a colpi di spot.

2 pensieri su “Pubblicità online in Italia, l’opinione dei lettori

  1. gio

    Ecco la frase finale del tuo post è fondamentale…
    Lavorare con la Rete e con l’adv on line significa lavorare con le persone, creare relazioni, luoghi per conversare… parlare con la “parte abitata” del web.
    Forse i manager marketing sono troppo spiazzati di fronte a tutta questa umanità, loro cresciuti a pane e “target da colpire”. Ormai non si colpisce più (quasi)nessuno,al massimo si cerca di coinvolgere…

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  2. paolo

    E’ evidente che si è oramai giunti ad una maturazione sebbene tardiva, rispetto al resto d’Europa, del nostro web, intendo il web in Italia. Ciò che mi fa pensare questo è rappresentato dallo stesso fatto che io come voi, in questo momento sto opportunamente facendo le mie considerazioni su questo blog. In merito alle responsabilità circa la mancata ricettività da parte delle aziende nell’investire on line, non credo sia necessariamente da attribuire le colpe solo alle concessionarie, centri media ecc…
    Sono personalmente convinto del fatto che ognuno stia cercando di fare il proprio lavoro al meglio, purtroppo mancano le condizioni.
    Le figure istituzionali preposte per lo sviluppo dell’imprenditoria dovrebbe seguire e partecipoare alla crescita del nuovo business del web, attraverso incentivi, investimenti, pubblicità ed offerte.

    Il fattore differenziale che limita lo sviluppo è la chiusura quasi ermetica da parte dei media tradizionali quali la stampa e la tv rispetto al web.
    Avete mai visto spot pubblicitari che fanno riferimento ad un sito internet?
    Penso 1 volta su 5000 . Questo vi dà la misura sebbene con qualche eccezione del quadro della situazione attuale.

    Il mio suggerimento (a qualche politico) sarebbe quello di detassare la pubblicità on line per incrementare lo sviluppo dell’ADV display, in ogni settore commerciale, contribuendo a far diventare le grandi e piccole aziende tutti insieme dei “big spender”

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