Siamo tutti “editor di noi stessi”

La settimana scorsa Padre Antonio Spadaro ha pubblicato sul blog Cyberteologia un’interessante riflessione intitolata “La ‘credibilità’ dell’informazione in Italia e il ‘servizio pubblico’”.

Ecco di seguito uno dei passaggi più interessanti:

Credo che occorra almeno distinguere l’informazione «trasmessa» (broadcasting) e quella «condivisa» (sharing nei network sociali). I due contesti generano due visioni della credibilità che sono molto differenti. Nel caso delbrodcasting la credibilità è tutta centrata sull’autorevolezza e l’attendibilità di chi trasmette, cioè la testata. Nello sharing questo concetto è più complesso perché l’informazione è tale solo se condivisa all’interno di rapporti «credibili» e autentici. Si dovrebbe meglio parlare di «affidabilità» che è un concetto molto più relazionale e partecipativo.

Vi consiglio di leggere l’intero post. Per quanto mi riguarda, confrontarmi con la visione di Spadaro ha stimolato la scrittura di un lungo commento che mi è parso utile condividere anche qui, sia per tenerne traccia sia per rilanciare una discussione alla quale credo valga la pena partecipare.

 

Nell’era in cui le informazioni abbondano, il bene che scarseggia è l’attezione. L’impossibilità di seguire tutto e la diffusione dei social network site, con i loro mille strumenti di pubblicazione, condivisione e rilancio, fanno sì che i nodi della nostra rete sociale online diventino – nel bene e nel male – anche i principali filtri delle informazioni che riceviamo, le lenti attraverso cui guardiamo una porzione del mondo.

Alcuni dei nodi presenti nelle nostre reti sono più autorevoli di altri, forti di una credibilità che hanno dovuto guadagnare parola dopo parola pubblicata, interazione dopo interazione, con la forza delle loro idee e dei loro argomenti.

Se hanno lavorato bene, tra questi “influencers” sono presenti anche giornalisti, finalmente in vista non per il “diritto ereditario” derivante dalla semplice appartenenza a qualche testata blasonata, ma in quanto personalità che si sono imposte a colpi di contenuti e professionalità.

Credo tuttavia che il nodo della questione sia un altro: il grande “cultural shift”cui ci troviamo di fronte risiede nel fatto che, grazie alla rete, è finalmente nostra (di tutti noi) la responsabilità di trovare, selezionare, comprendere e riordinare le informazioni che possono interessarci. Lo è perchè ora abbiamo tutti i mezzi, tecnologici e culturali, per essere “editor” (nel senso anglosassone del termine) di noi stessi. Per uscire dal torpido ruolo di fruitori passivi di informazioni pre-cotte e digerite e prenderci la briga di scavare tra le notizie, verificare le fonti, confrontare le versioni, formarci un’opinione.

Magari anche con l’aiuto di fonti autorevoli o di professionisti dell’informazione; ma senza più rinunciare al ruolo attivo, consapevole, partecipe e responsabilizzante che la nuova rete finalmente ci consente di assumere.

Voi cosa ne pensate?

 

Photo: cc511

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4 pensieri su “Siamo tutti “editor di noi stessi”

  1. Silvio Gulizia

    la questione è molto semplice, secondo me. spesso e volentieri la gente – raramente, ma a volte pure io – condivide su Facebook o ritwitta un post, una notizia, senza aver letto il link a cui essa punta. mi è capitato di scrivere qualche giorno fa del caso di alcuni colleghi di Corriere e Stampa che con i loro retweet hanno finito con l’accreditare la notizia che Zuckerberg avesse usato Twitter per annunciare l’acquisizione di Gowalla (http://hightech.blogosfere.it/2011/12/twitter-i-giornalisti-del-corriere-e-stampa-gabbati-dal-finto-zuckerberg.html). Un post su Facebook o Twitter è in un certo senso come un articolo del giornale di cui sono l’editor, come tu dici. Ci sarebbe da capire come proteggere gli utenti dei social network dal maldestro copia&incolla.

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  2. Pat

    il fatto è che la “cultura” digitale è lunga da acquisire.
    E spesso trovo più accortezza e accuratezza in quelli che al digitale sono approdati (seppur quasi alle origini) che tra i “nativi”.
    Questo aspetto (l’accuratezza e l’accortezza) vanno incrociati all’asse individuale della necessità informarsi.
    Ed ecco i 4 quadranti:
    in basso a sinistra – accortezza/accuratezza – quantità di notizie = gli ignavi (o inutili alla circolazione/selezione delle informazioni/idee)
    in basso a dx – accortezza/accuratezza + quantità di notizie = i casinisti (quelli appunto che facilitano la circolazione dei fake)
    in alto a sinistra + accortezza/accuratezza – quantità di notizie = i verticali (quelli che sanno tutto sull’argomento, uno e uno solo ma sono dei pdr fondamentali – in fondo la rete è fatta di nicchie!)
    in alto a dx + accortezza/accuratezza + quantità di notizie = un uomo da solo non ce la fa quindi parliamo dei fenomeni tipo l’huffington p. prima che Arianna lo vendesse.

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