Riconoscere la forma del gelo

È possibile “vedere” il gelo? Riconoscerne la forma, distinguerne i contorni come se fosse un luogo familiare, oppure il volto di un amore perduto? E che forma hanno il vento freddo e la neve che esso solleva, sferza e tortura ora in questa, ora in quella direzione?

Qui in Lapponia dove sono adesso, a nord di tutto ciò che per me significava Nord, nel buio e nel silenzio di una notte a 15 gradi sotto zero, io quella forma la vedo, la avverto mutare mentre letale mi avvolge, cancella i miei sensi, mi annienta. Del resto, ho solo la camicia addosso, ma avevo bisogno di capire. Di sentire. Di sapere.

Se allungo il braccio, se tendo la mano e le dita, le sento attraversare qualcosa di denso, tangibile, concretamente reale. Lo vedo il freddo, ma posso anche toccarlo, almeno finché non inizia a strappare via il tatto dalle dita nude, improvvisamente anchilosate e inutili.

E poi lo sento, il freddo, quando si rivolge a me assordandomi con un silenzio sovrumano, insostenibile, immobilizzante. Un vuoto senza appello in cui si riesce solo a sentirsi vivere. Finché dura. Mentre scorrono i secondi.

È notte. Tutto è fermo. Congelato, è il caso di dire. È notte, tutto è freddo, inerte, bellissimo.

Finalmente, qualcosa che so riconoscere, che parla la mia stessa lingua, a cui abbandonarmi senza remore.

La luna intanto mi guarda. Luminosa, sembra quasi sorridere.
freddo

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