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New York Times Most Blogged

new york times most blogged

Il New York Times si è rifatto il trucco. La nuova interfaccia grafica è piacevole e ben organizzata e in essa trova posto una per noi piuttosto interessante sezione intitolata “Most Popular”. Bisogna fare un po’ di scrolling per vederla, ma quando la si scorge si scopre che è costituita da un riquadro con tre voci di menù dove la seconda è – fate attenzione – “Blogged”. Insomma, come già era accaduto con Salon, anche il blasonato NYT ha sentito la necessità di segnalare quali sono i suoi articoli più linkati da blogger e lo ha fatto fin dalla home page, confermando il peso e l’importanza che la blogosfera va via via assumendo nel panorama informativo statunitense. Purtroppo non mi risulta che esista qualcosa di simile in Italia. Mi sbaglio?

(Via The Blog Herald)

IFPI, nel 2005 triplicato il mercato della musica digitale

Siete in un luogo pubblico qualsiasi: squilla il solito cellulare a volume inverosimile e il suono vi risulta familiare. Non vi sbagliate: è proprio l’ultimo successo del vostro cantante preferito che urla direttamente dalle tasche del tipo in piedi accanto a voi. La cosa vi infastidisce? Fareste meglio a farci l’abitutidine, perché il futuro di un’intera industria, quella musicale, dipende anche dalle onnipresenti e innumerevoli suonerie polifoniche per cellulare che quotidianamente vi tormentano. Non lo dico io, ma l’autorevole Federazione internazionale dei discografici (Ifpi)secondo cui nel 2005 il volume d’affari della musica digitale è triplicato grazie al download legale della musica digitale e delle suonerie, raggiungendo quota 1,1 miliardi di dollari. Certo, questo non significa che il mercato musicale basato su supporti tradizionali abbia le ore contate (vale ancora 21 miliardi di dollari), ma di certo la notizia evidenzia una precisa tendenza.

Per saperne di più:

– IFPI press release

Alcatel e Lucent si fondono

Se ne parlava da un po’, ma mancavano ancora le firme che contano sui documenti ufficiali. Ora ci sono anche quelle: la fusione tra la francese Alcatel e l’americana Lucent è ufficialmente cosa fatta. Nasce così un colosso delle Tlc con un fatturato pari a 21 miliardi di euro che si pone a pieno titolo come diretto concorrente di Cisco, fino ad oggi leader incontrastato del settore. Secondo gli esperti, il valore che ha portato alla nascita del “world’s leading communication solutions provider” sarebbe pari a circa 34 miliardi di dollari.

Per saperne di più:

– Alcatel press release

MySpace, la “community dalle uova d’oro” di Murdoch

Ricordate quando vi dicevo che i “major advertisers and ad agencies” affermano di non voler aver nulla a che fare con MySpace? Beh, forse hanno parlato troppo presto: ne è convinto Marc Gunther, senior writer di Fortune, che in un recente pezzo celebra l’acquisto di MySpace da parte di Newscorp come un colpo da maestro, lodando la lungimiranza di Murdoch e persino giudicando sottopagato il sito della community da 66 milioni di utenti.

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Tiscali in ripresa

portale tiscali

I conti sono ancora in rosso, ma siamo lontani dal baratro sull’orlo del quale il provider italiano Tiscali barcollava nel 2004. L’azienda fondata da Renato Soru ha infatti chiuso il 2005 con una perdita netta pari a 12,8 milioni di euro, un risultato soddisfacente se paragonato alla perdita pari a 134,2 milioni dell’esercizio precedente. In crescita il fatturato che, con un totale pari a oltre 736 milioni di euro, registra un incremento del 12 per cento sempre rispetto al 2004. Il 2006, infine, inizia con qualche buona notizia: nei primi due mesi dell’anno il numero di utenti Adsl è cresciuto di circa 150mila unità, per un totale di 1,85 milioni di connessioni broadband.

Per saperne di più:

– “Tiscali’s Board of Directors approves the draft of 2005 consolidated results

Apple abbassa il volume dell’iPod

Ricordate quando vi ho raccontato di una causa legale intentata contro Apple per presunti danni all’udito causati dall’iPod? Al tempo sembrava l’ennesimo tentativo di spillar quattrini alla sempre più ricca azienda di Cupertino, peraltro destinato ad avere scarso successo. Ora però è Apple stessa a instillare il dubbio che nelle crescenti lamentele dei suoi clienti e, più ancora, nei numerosi ricorsi in tribunale contro “l’iPod assordante”, un fondo di verità ci debba pur essere: l’azienda della Mela ha infatti annunciato l’introduzione nei suoi lettori (iPod nano e video)di un software che consentirà agli utenti di pre-impostare a piacere un limite al volume dell’mp3 player. Riflettendoci con il senno di poi, forse John Kiel Patterson non aveva tutti i torti.

Global Issues sui “media emergenti”

ejournal media emerging

Il “Bureau of International Information Programs” del Dipartimento di Stato americano pubblica 5 riviste digitali raggruppate sotto il logo “eJournal USA”. Tra di esse figura anche “Global Issues” che, essendo questo mese interamente dedicato ai media emergenti, dedica un lungo articolo anche al blogging. Il pezzo è firmato da Dan Gillmor che, con la sua consueta lucidità, dice cose sensate anche se non nuove per gli “addetti ai lavori”. Oltre all’articolo in questione, che merita di essere letto, mi preme qui segnalare il fatto stesso che una rivista governativa statunitense dedichi ampio spazio al fenomeno blogging, affidando a un grande giornalista-blogger il compito di raccontare questo “medium emergente”. Scelta saggia, che conferma l’interesse con cui il governo Usa guarda alla blogosfera mostrandosi anni luce avanti alla vecchia e decrepita Amministrazione statale di casa nostra.

Per saperne di più:

– Dan Gillmor: “Bloggers Breaking Ground in Communication
– eJournal Usa – Global Issue: “Media Emerging

Internet, il tuo nome è donna

Appena tre anni. Tanto basterà alle donne europee per superare l’altro sesso nel numero di ore passate a navigare in rete. Lo rivela uno studio realizzato dalla European Interactive Advertising Association (EIAA), il “Digital Women Report 2006”, che evidenzia una costante crescita della presenza femminnile on line nel vecchio continente quantificabile in un +63% negli ultimi 3 anni (a fronte di un +54% per gli uomini). Sempre secondo la ricerca, il gentil sesso naviga soprattutto per visitare siti specializzati in viaggi, aste, shopping e online banking: informazioni più che preziose delle quali gli online advertiser farebbero meglio a tenere conto nel formulare le loro prossime strategie di marketing.

Per saperne di più:

– “Digital Women Report 2006” (PDF)

L’iTunes alla francese piace anche ai danesi

Brian Mikkelsen, ministro danese della cultura, getta benzina sul fuoco della dura contesa in atto tra Apple e il Governo francese sull’interoperabilità dei DRM. Il ministro si è infatti detto pienamente d’accordo con l’iniziativa di Parigi e ha promesso entro il 2007 una legge danese simile a quella in discussione al parlamento francese. Ora non resta che vedere come reagirà l’azienda di Cupertino alla “discesa in campo” della Danimarca. Certo, questa seconda e importante adesione alla “causa di Parigi” registrata in così breve tempo pone un interrogativo: Apple ha già minacciato di “ritirare” il suo iTunes Music Store dal mercato francese piuttosto che piegarsi alle richieste del governo d’oltralpe, ma come potrà sostenere questa posizione se un numero consistente di altre nazioni decide di imporre all’azienda le stesse condizioni?

Il pomo della discordia

apple vs apple

Non c’è pace a Cupertino. Quasi non passa giorno che al quartier generale della Apple arrivi notizia di una qualche minaccia per il suo smodatamente lucroso iTunes Music Store. Dopo la crisi franco-americana, ora è la volta della contesa legale con la britannica Apple Corp. Ltd, etichetta musicale fondata dai grandi Beatles, che si è rivolta senza tanti complimenti al tribunale per denunciare l’uso improprio del proprio brand da parte di Steve Jobs e compagni. La storia è vecchia: è infatti ormai la terza volta che le due aziende si contendono l’uso della parola “Apple”, laddove Cupertino ha già pagato fior di quattrini negli anni ’90 per mettere a tacere l’avversario. L’ultimo accordo però, pare avesse come presupposto che l’azienda rimanesse fuori dal mercato musicale e, a guardare l’iTunes Music Store, non sembra proprio che Steve Jobs abbia ottemperato ai suoi doveri. Così il “pomo della discordia” è di nuovo al centro di una contesa che potrebbe fruttare grassi introiti alla music label inglese.