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Stroncature

Due tizi in palestra.

il primo: ahò, ma lo sei annato a vedé Avatar(e)?
il secondo: Bella!
il primo: cioè, gli effetti… spettacolo!
il secondo: si ma a storia, tempo venti minuti e avevi sgamato già tutto…
il primo: anfatti.

Lessig, Google Books e il futuro della cultura

Lawrence Lessig dice la sua sull’accordo tra Google e l’associazione degli editori americani, grazie a cui milioni di libri oggi fuori stampa verranno scannerizzati e resi disponibili online attravreso Google Books.

In un lungo saggio, pubblicato su The New Republic e intitolato “For the Love of Culture – Google, copyright, and our future”, il principale sostenitore della riduzione delle restrizioni legali sul diritto d’autore evidenzia i limiti dell’accordo (165 pagine liberamente consultabili), sottolineando in particolare i pericoli per la libera circolazione della conoscenza derivanti dalle attuali leggi sul diritto d’autore.

The deal constructs a world in which control can be exercised at the level of a page, and maybe even a quote. It is a world in which every bit, every published word, could be licensed. It is the opposite of the old slogan about nuclear power: every bit gets metered, because metering is so cheap. We begin to sell access to knowledge the way we sell access to a movie theater, or a candy store, or a baseball stadium. We create not digital libraries, but digital bookstores: a Barnes & Noble without the Starbucks.

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Il futuro visto dall’America

La brutta notizia è che i primi dieci anni del 2000 sono percepiti dagli americani come il periodo peggiore degli ultimi cinquant’anni. La buona è che l’orribile decade è finalmente alle nostre spalle e che, almeno secondo i 1504 statunitensi intervistati dal prestigioso Pew Research Center, già in questo 2010 avrà inizio un futuro migliore.

Guerra in Iraq, crisi economica, avvento dei reality show: la ricerca pubblicata a dicembre dal Pew evidenzia le cause di un pessimismo diffuso e radicato, confermato dal fatto che la maggioranza degli intervistati riconosce negli attacchi dell’11 settembre l’evento più importante del decennio appena trascorso, con l’elezione del presidente Barak Obama che si attesta solo al secondo posto.

La cosa interessante è che le speranze risposte nel prossimo futuro dipendono in buona parte anche dalla “overwhelmingly positive light” sotto cui la maggioranza dei partecipanti all’inchiesta vede i “progressi tecnologici e nelle comunicazioni” degli ultimi anni. Si legge infatti nella summary:

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Unfriend è la parola dell’anno

Quando l’innovazione investe la lingua e viene ratificata da un’istituzione come L’Oxford American Dictionary, quello a cui ci troviamo di fronte è inevitabilmente il segno dei tempi che cambiano, una piccola finestra che si apre sul futuro della nostra società.

La notizia di oggi è che la parola “Unfriend” è stata nominata “Word of the Year” dalla prestigiosa istituzione americana. Per chi non dovesse avere dimestichezza con i social network, “to unfriend” significa cancellare un contatto dalla lista dei propri amici in luoghi della rete come Facebook o MySpace.

Altrettanto notevole è il fatto che la Oxford University Press ha dato notizia del fatto sul proprio blog ufficiale, dove vengono spiegate le ragioni  della scelta:

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The Lord of MySpace

Dalle pagine di Wired, Spencer Reiss ci regala un’ottimo articolo su Rupert Murdoch e la sua ultima avventura imprenditoriale targata MySpace. Il tema è: Murdoch intende trasformare il free social network più grande al mondo in una colossale “marketing machine”; ha avuto l’idea del secolo o gli ha dato di volta il cervello? Buona lettura.

Open Nòva, editoria 2.0

open nova

Sul neonato blog di Nova24 si legge: “Da oggi, chiunque potrà inviare articoli e riuscire a vederli pubblicati su Nòva24, il supplemento di scienza e tecnologia che esce ogni giovedì con il Sole-24 Ore: a patto che rispondano a sei requisiti”. I requisiti per diventare “citizen journalist” li trovate nel blog. Qui mi limito a salutare con favore un’iniziativa che sa di web 2.0 e social network ma è anche qualcosa di diverso, essendo i contenuti proposti dai lettori destinati all’edizione cartacea di Nova. Che sia “Editoria 2.0”?