La broadband dei poveri

Telecom Italia ha presentato i dati del primo semestre 2006. Dal power point usato nella presentazione, mi interessa qui riportare un dato in particolare, presente a pagina 10 del documento: al 30 giugno 2006, solo il 42% degli utenti broadband Alice ha scelto la tariffa flat, mentre ben il 57% degli abbonati naviga – udite udite – a consumo. Una soluzione più efficiente del vecchio modem a 56k, ma identica nello spirito: l’utente si collega e, pagando per ogni minuto di connessione, si sbriga a chiudere facendo il minimo indispensabile. Una broadband dei poveri, insomma, che poco o nulla favorisce l’e-commerce, l’e-government e ogni altra attività in rete che presupponga una connessione prolungata. Dunque la domanda è: che futuro può avere in Italia la società digitale, quando oltre la metà degli utenti della sola Telecom vive di collegamenti mordi e fuggi?

Amazon crolla in borsa

Causa ed effetto. Ieri Amazon ha presentato una trimestrale deludente dichiarando utili più che dimezzati rispetto allo stesso periodo del 2005 (da 52 a 22 milioni di dollari). Oggi la borsa “premia” la pessima performance con un ribasso delle azioni pari al 16,7%. Evidentemente l’idea di diversificare l’offerta vendendo anche cibo non ha reso come doveva.

(via Ansa)

ABC News scopre il citizen journalism

Il modo in cui il Citizen journalism sta offrendo “copertura” del nuovo conflitto mediorientale ha dato spunto ad ABC News per riflettere sul cosiddetto “giornalismo dal basso”. Un pezzo pubblicato oggi ripropone temi già discussi al tempo degli attentati di Londra: la rapidità con cui si diffondono le informazioni raccolte per strada da un numero non quantificabile di reporter improvvisati, il fatto che si tratti materiale grezzo e ancora in larga parte poco utilizzabile, l’impossibilità di verificare le fonti o muoversi agilmente attraverso questo mare magnum di informazioni, la sfida che il citizen journalism rappresenta per il giornalismo “ortodosso”. L’unica vera differenza con l’immagine del CZ emersa dopo gli attentati di Londra dipende dalle nuove “tecnologie abilitanti” (Granieri docet) in possesso dei giornalisti improvvisati: ieri caricavano soprattutto foto mentre oggi, con i nuovi cellulari, l’Umts e Youtube, caricano anche fior di filmati.

Per saperne di più:

– ABC News: “The War on the Web

Come nasce il blog di Dell

Nell’ultimo post pubblicato, il blog del colosso informatico Dell descrive per sommi capi il percorso che ha condotto l’azienda fino al lancio di “One2one”. Merita attenzione perchè, con poche e chiare parole, il Digital Media Manager Lionel Menchaca descrive tutti quei passaggi che ogni azienda interessata al corporate blogging dovrebbe fare: scoprire l’esistenza della blogosfera, comprenderne l’importanza, tendere l’orecchio per ascoltarla, identificare gli interlocutori più autorevoli, seguire la loro conversazione con i lettori e, infine lanciare un blog e scoprire, tra l’altro, un nuovo modo per offrire “customer support”.

Per saperne di più:

– one2one: “Dell Customer Advocates in the Blogosphere

Amd pronta a inghiottire ATI

Tutti ne parlano, chi bene e chi male. Di certo c’è che la notizia secondo cui Advanced Micro Computer (AMD) attenda l’ok dell’Antitrust per comprare il “Graphics Chip Maker” canadese ATI, è sulla bocca di tutti. Se volete saperne di più su questo affare da 5,6 miliardi di dollari che rischia di cambiare profondamente lo scenario economico del settore hitech nel prossimo futuro, vi suggerisco di partire dal buon articolo pubblicato oggi sul Financial Times per poi passare alla pagina dedicata all’evento dalla stessa ATI.

Murdoch stupito da Myspace

Rupert Murdoch è talmente avanti che precede anche se stesso. In un’intervista si dice addirittura stupito della rapidità con la quale sta crescendo la community on line Myspace, suo recente acquisto, così come dal fatto che ciò sia possibile senza spendere un dollaro per fare promozione. Insomma, non aveva capito bene con cosa avesse a che fare eppure ciò non gli ha impedito di individuare l’obiettivo e spendere 580 milioni di dollari per acquisirlo. Tanto di cappello al fiuto del vecchio leone.

Per saperne di più:

– Reuters: “Rupert Murdoch surprised by MySpace growth

Editoria online, l’Ultimo Minuto di Repubblica

repubblica Ultimo minuto

Se amate internet ma detestate leggere “a schermo” lunghi testi, il quotidiano Repubblica.it ha quello che fa per voi: si chiama “Ultimo Minuto” ed altro non è se non un’istantanea scattata al giornale online che l’utente riceve gratuitamente impaginata in formato pdf, pronta insomma per essere stampata ed apprezzata “alla vecchia maniera”. Un’idea interessante, peraltro già praticata all’estero (El Pais) e persino in Italia da Affari Italiani, ma tuttavia a mio avviso criticabile. Se infatti è vero che Ultimo Minuto automatizza e migliora nella resa quello che molti già fanno, ovvero stamparsi gli articoli per leggerli in poltrona, altrettanto vero è che asseconda un vecchio “vizio” che invece bisognerebbe combattere e, semplicemente, annulla uno dei vantaggi derivanti dal digitale: il risparmio della preziosissima carta e delle foreste che serve abbattare per produrla. In questo senso, forse, è più un passo indietro che in avanti. Voi che ne pensate?

Per saperne di più:

– Repubblica: “Il giornale a ciclo continuo
– Radipalomar: “Il web sulla carta

Editoria online, nasce quotidiano dedicato agli Ordini professionali

L’editoria online si arricchisce di una nuova testata: con tempismo mirabile, il quotidiano digitale Mondo Professionisti prende vita per dare voce agli Ordini professionali proprio mentre una delle priorità del Governo sembra essere la liberalizzazione delle professioni. Di certo c’è che non si poteva scegliere momento migliore per lanciare un giornale che, potenzialmente, si rivolge a 2 milioni di lettori, quasi tutti sul piede di guerra.

(Via Ansa)

I game-publishers vogliono il loro iTunes

Secondo eMarketer, i grandi produttori di videogame puntano sull’e-commerce per rilanciare le vendite dei loro titoli nuovi e soprattutto, vecchi o destinati a un pubblico di nicchia. Un business on line costruito secondo il modello iTunes potrebbe infatti porre fine, o almeno aggirare la guerra senza quartiere che i big dell’industria combattono per spartirsi gli scaffali dei negozi tradizionali. Intanto, in attesa di progetto coordinato stile Apple che darebbe ai videogame publishers uno “scaffale” teoricamente infinito per capienza e durata dell’esposizione, c’è già chi sperimenta l’e-commerce in casa propria, come l’arcinota Valve Software cui dobbiamo lo splendido Half-Life.

Per saperne di più:

– e-Marketer: “Game Downloads Avoid Shelf Space Struggle