Nanopublishing “de Noantri”

La notizia del giorno è che IlSole24ore “entra al 30 percento in Blogosfere“. Fatti i complimenti a Montemagno per aver messo a segno un colpetto niente male, due riflessioni spicciole su questa acquisizione e su quella che l’ha preceduta.

Cominciamo con lo sgomberare il campo dagli equivoci: anche io credo sia un bene che i media tradizionali e, più in generale, le grandi aziende italiane si stiano finalmente accorgendo dell’esistenza del nanopublishing. Dada che entra in Blogo o IlSole24ore che entra in Blogosfere sono per più d’un verso un segnale positivo.

Ma anche no:

in questo Paesotto da terzo mondo il nanopublishing, che pure dimostra di funzionare egregiamente in contesti più civilizzati e meglio cablati, non decolla. Non arrivano gli investimenti pubblicitari con la “I” maiuscola, i soldi veri, e con loro la possibilità di investire, progettare e sviluppare per chi sulla microeditoria scommette ogni giorno da anni danaro, tempo e credibilità.

Quello che arriva è invece il Google di turno che rileva, finanzia, compra. Lo fa mostrando di credere nel nuovo, ma lo fa col coltello degli investimenti pubblicitari dalla parte del manico, mettendo sul tavolo una forza contrattuale quasi impossibile da fronteggiare e, per questo, inevitabilmente vicina al ricatto.

Di chi è la colpa? Ma di chi quegli investimenti pubblicitari raccoglie e poi gestisce, e prima ancora di chi li fa. Per vigliaccheria o per pigriza costoro continuano a puntare sugli stessi cavalli vincenti. E i proprietari delle scuderie a loro volta si ritrovano nelle tasche quintali di pubblicità in eccesso da veicolare un po’ ovunque. Perfino su “questa roba trendy e un po’ anarchica del nanopublishing”.

In tutto questo, chi fa vera innovazione si ritrova davanti a un bivio: essere inghiottito impietosamente oppure procedere solo verso un futuro tutto da decifrare, ostacolato dall’ignoranza delle agenzia media che sembrano capire solo un paramentro, il numero degli utenti unici. Parametro la cui soglia minima di interesse, curiosamente, raddoppia ogni due mesi. Lungi da loro qualsiasi concetto di comunità, di fidelizzazione dell’utente, di pubblico di nicchia super-selezionato, interessato e partecipe. Qui o si fa il ROI o si muore.

Insomma: main stream media e aziende sembrano essersi accorti del nanopublishing e reagiscono comprandolo, copiandolo o facendo entrambe le cose. Il primo motore di ogni iniziativa editoriale, nonché la più potente arma in sede di trattativa, è come sempre la raccolta pubblicitaria, e tale resterà finché non verranno fuori altri modelli sostenibili di Business. E la pubblicità continua imperterrita a finire nelle solite tasche, lontano da quella microeditoria cui poi approda comunque per vie traverse. Se questo è il nuovo che avanza, c’è poco da stare allegri.

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6 pensieri su “Nanopublishing “de Noantri”

  1. David Orban

    Quello che manca in Europa è una exit strategy sana per gli investitori di capitali a rischio, che quindi non nascono nemmeno, o non in numero sufficente. Ci sono solo industry partner, oppure sovvenzioni, sponsorizzazioni, ecc. Niente a confronto con gli USA. E’ per quello che un Blogosfere fa bene a cedere il 30% al Sole. Perché da solo non avrebbe i mezzi per crescere. Non può essere una crescita organica. Sarebbe un suicidio in termini di potenzialità mancate, ma i fondi da qualche parte devono arrivare. Il circolo non è ancora virtuoso: se hai un canale valido, non ci sono abbastanza inserzionisti AdWords italiani perché il tuo AdSense possa rendere… Altri sistemi di pubblicità sono troppo poco automatici e quindi ti servono i venditori di spazi pubblicitari che devi poter pagare, ecc.

    Dal punto di vista del Sole invece l’operazione permette di acquisire conoscenze senza rischiare troppo.

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  2. Pier Luca Santoro

    Credo di aver espresso con sufficiente chiarezzza la mia opinione in precedenza. La notizia non fa che confermare che:
    – Si pensa la nanopublishing come modalità di creare massa di utenti per vendere più facilmente gli spazi pubblicitari trascurando una moltepliccità di aspetti che vanno dal basso livello di investimenti on line in Italia al non gradimento dell’adv all’interno dei blog [come conferma anche “Diario Aperto”]
    – Si continua pensare in termini di massificazione e di grandi aziende investitrici mentre la frammenmtarietà e cosa sa nota [o dovrebbe esserlo, almeno] e ci sono una moltitudine di PMI che potrebbero essere interessate.
    – Non si creano prodotti/blog dedicati al mondo ed ai segmenti di mercato delle PMI; se proprio la vogliamo mettere sul commerciale
    – I grandi gruppi editoriali tentano una strategia di accerchiamento alla blogosfera dalla quale, nel ns paese, usciranno con le ossa rotte.
    Un abbraccio.
    Pier Luca Santoro

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  3. viralavatar

    Prima di tutto bisogna dire che è veramente un bell’articolo. Si sta cercando chi in grande (google), chi in piccolo (Ilsole) a comprare su internet tutto quello che è profitto. Se primo ero sicuro che “quelli” non avrebbero mai vinto contro la nuova tecnologia che democratizza tutto e tutti, ora ne sono meno sicuro. In altre parole, spero che un giorno, prima di scrivere un articolo sul Nostro blog, non dovremo chiedere l’autorizzazione a Google o al Sole..

    Viralavatar aka Daniele Montemale

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  4. Nicola Ferrari

    “Fame di contenuti”: avevo usato questo titolo parlando di Dada/Blogo (e, più tardi, in senso lato per Mediaset/Endemol) e si potrebbe ripeterlo anche Sole 24 Ore ft Blogosfere. Contenuti per aumentare gli introiti pubblicitari, contenuti per crescere la propria presenza online (e anche off, perchè no?). E se il know how richiede tempo per essere sviluppato, vai con lo shopping: lo compriamo..

    The next: Repubblica? Voi che ne dite?

    Rispondi

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