Radiohead, disintermediazione e taccagneria

Forse sapete già che la band inglese dei Radiohead ha diffuso il suo ultimo album, In Raimbows, senza passare per le major e senza imporre ai fan un “prezzo di listino”, ma anzi dando loro la massima libertà possibile. Spiega Antonio Sofi:

“Il diskbox (di In Rambows) è l’albero della cuccagna del fan, come scrive Pitchfork: due cd + due vinili, libretti, artwork, cotillons vari. Costa 40 sterline. Paghi e ti arriva a casa. Se vuoi invece le canzoni (da scaricare on line), il prezzo lo decidi tu.”

Una formula rivoluzionaria che è piaciuta a molti – me compreso – e che ha già indotto altri artisti a sperimentare scelte simili. Ora (Antonio non me ne voglia), la domanda da porsi è se gli utenti pagano abbastanza per il disco e, purtroppo, la risposta pare essere un secco e deludente “no”.

Stando a quanto riporta The Register nel suo Open Season podcast, sebbene la gente dichiari di aver pagato l’album circa 8 sterline, la cifra reale mediamente versata non supererebbe le 2,50 sterline. Poco e, addirittura, meno dei tre euro per cd che la major EMI avrebbe garantito in royalties alla band.

Insomma, la disintermediazione funziona solo se i fan non sono degli spilorci.

5 pensieri su “Radiohead, disintermediazione e taccagneria

  1. domenico

    valutare l’operazione dei radiohead prendendo come riferimento solo dati economici è riduttivo.

    Erano ampiamente prevedibili gli scarsi introiti dall’offerta libera, visto che stiamo parlando di un “prodotto” rivolto prevalentemente ad un pubblico giovane..anzi gggiovane..:)..e quindi da sempre giustamente considerato spilorcio(vuoi per scelta..vuoi per necessità).
    Detto questo..come ne escono i radiohead?..sicuramente più ricchi di prima(non che prima vivessero sotto i ponti!)non tanto per il guadagno che stanno facendo sulle offerte libere ma per tutta l’attenzione che hanno attirato che poi ricadrà favorevolmente su: concerti, discbox, promozioni, eventi ecc.

    Ormai per i grandi artisti la vendita degli album(sia attraverso i canali tradizionali sia quelli sperimentali)rappresenta la fetta minore delle entrate globali..un po come per le squadre di serie A dove sul bilancio incidono pochissimo gli incassi al botteghino e tantissimo i contratti con le tv, le sponsorizzazioni ecc..

    L’idea dei radiohead, che pure non è originale visto che il download libero o a offerta è stato portato avanti da tante band piccole, rappresenta un segnale forte per tutti i top artist e le band maggiori che spero rivedano il loro rapporto con le case discografiche.

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  2. Matteo De Felice

    Mi sembra manchi però un dato in questa analisi economica, anche nel sito di The Register. Quanti dischi hanno venduto? E’ sensato che abbiano pagato meno di quanto avrebbe offerto loro la casa discografica, ma quanti CD avrebbero venduto? Stime? Quante copie di In Rainbows sono state vendute? Solo in questo caso si può tentare una comparazione fra i due metodi.

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  3. as

    fa bene Alessio a continuare a seguirne i risvolti (perchè poi l’esempio verrà seguito *anche* per, ahinoi, i soldini). Quanto ai numeri di copie (ovviamente difficile dire quanto avrebbero venduto se fossero stati nei negozi sotto forma di cd) qui qualche dato http://mashable.com/2007/10/19/radiohead-album-sales/

    1,2 milioni di download in una settimana, 10 milioni di dollari stimati (con media 8 £, però)

    Infine, se posso, io penso che sulla media, come scrive Alessio, ci saranno molti tentativi di confondere le acque, e c’è chi tirerà al ribasso a tutti i costi, evocando la taccagneria per screditare l’operazione. Io faccio come i partecipanti nelle piazze: se c’è chi dice otto e chi dice 2, penso sia 4 🙂

    saluti!

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  4. Alberto Cottica

    Mi associo a Matteo. Gli economisti parlano di elasticità di domanda: abbassando il prezzo si vendono più dischi, per cui la diminuzione del MARGINE è compatibile con un aumento COMPLESSIVO dei profitti. E poi comunque (parla uno che ha firmato un contratto di cinque dischi con Universal, mannaggia a me) le etichette costano molto, e la disintermediazione sembra una buona idea a prescindere. Soprattutto adesso che hanno perso completamente il contatto con i loro clienti.

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  5. Cdv

    Vedo molta paura in giro.
    Se il sistema darà i suoi frutti, Le Major andranno a zampe all’aria e finalmente noi pagheremo l’artista e basta.
    Per questo faranno di tutto per dimostrare l’errore del gruppo.
    La vera cartina di tornasole sarà il prpssimo disco: se lo riproporranno tale e quale, vuol dire che ci avevano guadagnato. Altrimenti… si torna all’antico.

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