Archivio mensile:settembre 2014

AppyDays 2014, a Todi per parlare di Citizen Journalism, iFitness, iHealth

copertinaParte oggi la prima edizione di AppyDays, eventone organizzato a Todi da dall’immarcescibile squadra di IQUII insieme con la macchina da guerra targata Sediciveventi. Per quattro giorni la gente accorrerà nella splendida cittadina umbra per discutere di tutto, ma proprio tutto quello che c’è da sapere sul mondo delle App e dell’hardware (wearable) ad esse correlato.

Il programma è vasto, vario e affascinante.  Il target è il grande pubblico. La mission è diffondere la cultura del digitale in Italia. Le previsioni del tempo parlano di sole e temperature miti.

Insomma, non avete scuse.

Per quanto mi riguarda, io ci sarò con le tre iniziative che ho proposto, due il venerdì e una la domenica mattina:

1) SIAMO TUTTI REPORTER? (breve workshop organizzato con l’ottima Michela Gentili, founder del laboratorio giornalistico @labora e grande formatrice) – Venerdì 26, ore 17.00 | Sala delle Ceramiche;
2) DIGITAL FITNESS: GRAZIE AD APP E WEARABLE DEVICE, ALLENARSI NON È MAI STATO COSÌ HI-TECH (ED EFFICACE) – Venerdì 26, ore 19.00 | Sala Affrescata Via del Monte;
3) DIGITAL HEALTH: QUANDO APP E WEARABLE DEVICE SI METTONO AL SERVIZIO DELLA SALUTE – Domenica 28, ore 10.00 | Sala del Consiglio;

Ecco di seguito le rispettive presentazioni di ogni appuntamento e gli ospiti. Se ci siete, passate a trovarci.

1) SIAMO TUTTI REPORTER?
Atterrano gli alieni. Voi siete lì, unici testimoni oculari di una scena che potrebbe cambiare la storia del mondo. Come vi comportate?
Se siete tra i 25 milioni di italiani che possiedono uno smartphone, in tasca avete un potente strumento per raccontare in anteprima e in tempo reale la prima invasione aliena. Sempre che voi sappiate come farlo.
E se non lo sapete ve lo spieghiamo noi. Il workshop “Siamo tutti reporter?” aiuta a capire come trattare un evento a cui si assiste per caso (o quasi) per farlo entrare nel circuito delle notizie.
Spiegheremo passo dopo passo con che strumenti riprendere e documentare l’avvenimento, quali applicazioni utilizzare per elaborare il materiale, che social network scegliere per diffondere la notizia.
Un workshop aperto a tutti, utile a chi desidera dare un senso alle enormi potenzialità dei device che tiene in tasca, ma anche ai professionisti dell’informazione che vogliono aggiornare le proprie competenze nell’epoca del mobile.

Michela Gentili Fondatrice @Labora
Alessio Jacona Giornalista, consulente di comunicazione online, fotografo

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2) DIGITAL FITNESS: GRAZIE AD APP E WEARABLE DEVICE, ALLENARSI NON È MAI STATO COSÌ HI-TECH (ED EFFICACE)
La parola d’ordine è monitorare: la velocità, il numero di chilometri percorsi, il battito cardiaco, le calorie bruciate, la buona o cattiva riuscita di ogni allenamento. Perché più dati raccogliamo su noi stessi, meglio siamo in grado conoscere i nostri limiti e lavorare per superarli, o anche solo per sentirci più sani e in forma.
La strategia per riuscirci è ricoprirsi di sensori e dispositivi wireless (dal costo sempre più economico) che per esempio prendono le sembianze di orologi supertecnologici da portare sul polsino, braccialetti colorati o ancora semplici cerotti da nascondere sotto i vestiti. E che ovviamente interagiscono con app di ogni genere e tipo.
E’ la Digital Fitness, ovvero l’arte di allenarsi nell’era della mobile technology: un cambio di scenario che si rivela ricco di opportunità e sfida per tutti gli sportivi, siano essi agonisti o semplici appassionati.

Ospiti:
– Roberto Nava – Founder RunLikeNeverBefore
– Andrea Tellatin – CEO Si14
– Fabio Lalli – CEO di IQUII

Modera: Alessio Jacona – Giornalista, consulente di comunicazione online, fotografo

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3) DIGITAL HEALTH: QUANDO APP E WEARABLE DEVICE SI METTONO AL SERVIZIO DELLA SALUTE
Spesso i pazienti necessitano osservazione costante, che sia per vegliare sulla loro stessa incolumità, per valutarne lo stato generale o anche semplicemente per mettere a punto e somministrare terapie personalizzate, quindi più efficaci.
Fino ad oggi il costo proibitivo degli apparecchi medicali rendeva complesso e costoso un monitoraggio puntuale di ogni paziente. Ora invece, grazie a tecnologie wearable sempre meno costose, a smartphone e tablet sempre più potenti e al moltiplicarsi di app dedicate, la cosiddetta telemedicina sembrebbe finalmente sul punto di diventare realtà.
Quel che è certo, è che non si tratta dell’ultima e passeggera moda tecnologica nata in Silicon Valley: siamo anzi di fronte a un mercato fiorente e in rapida espansione con cui medici, legislatori e pazienti devono fare i conti, tanto per cogliere le opportunità, quanto per vincere le sfide che il nuovo scenario ci pone di fronte.

Ospiti:
– Francesco Romano Marcellino – CEO Datawizard/Pharmawizard
– Floriano Bonfigli – Fondatore di Collabobeat
– Edoardo Schenardi – Farmacia Serra Genova

Modera: Alessio Jacona – Giornalista, consulente di comunicazione online, fotografo

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Il paradiso di Botero

Bahram sorride. Bahram viene da lontano. Bahram è di Teheran. E parla bene l’italiano. E conosce il nostro paese. E cucina da Dio, anche se non apprezzerebbe il paragone. Troppo forte per chi viene dal suo mondo, forse. O forse avrei dovuto dirglielo, ma ho perso l’attimo. Il kubidé era troppo buono, e forse stasera avevo bevuto troppo per stare sul pezzo.
“Mia moglie è quella che sa cucinare davvero”, mi dice. La vera cucina iraniana è complessa, mi dice. E intende: “troppo per me”. Ma il panino è buono. Davvero. E lui è un ospite discreto e accogliente. E conosce tutte le lingue del mondo. O almeno così penso io, che provo a spiegarglielo strisciando qualche esse. Che vuoi, dopo troppi spritz, divento troppo romano.

“Il cibo è la lingua universale” gli dico. “Se la gente si concentrasse sui sapori, gli odori, se volesse davvero comprendere, sé masticasse più lentamente, le cose andrebbero meglio”. Lo penso davvero: ho viaggiato tanto, imparato tanto. E capito che quando sei lontano da casa, in un paese di cui sai poco o niente, e ti siedi per mangiare, se qualcuno ti chiede “come lo preferisce, con o senza questo o quello”, l’unica risposta è un’altra domanda: “lei come lo mangerebbe?”. Che ci pensi lui. È la sua cultura, non la mia.

Il cibo è lingua universale. E come ogni lingua, funziona solo se sei disposto ad ascoltare. Se vuoi davvero imparare. Se non pretendi di sapere già tutte le risposte. L’avessi capito prima, sono certo che ora la mia vita sarebbe diversa.

Bahram, che mi ascolta, capisce: “E’ giusto”, risponde. Poi continua: “Ci penso io. La cipolla ci va. E anche il piccante”.

Gli racconto di quella volta in Francia, quando io che non parlo Francese mi misi a sedere in quel locale dove il proprietario non parlava inglese, ma a gesti mi chiese se volevo uno, due o tre piatti. “Tre”, risposi io, mostrando le dita della mano (avevo fame). “Ci penso io”, rispose lui, semplicemente chiudendo gli occhi e battendosi la mano due volte sul petto. Mi portò carne, formaggi e un dolce immensi. Mangiai con gioia. L’uomo vide nei miei occhi la riconoscenza e mi diede una pacca sulla spalla. In un certo senso, avevo imparato un po’ di francese.

Il panino di Bahram è pronto. Arriva finalmente il primo morso. Ci guardiamo: lui aveva ragione, a me è bastato dargli retta per capire qualcosa di lui e dell’Iran. Sorridiamo entrambi.

Mi racconta del Baklava, di quello vero fatto in una città nel deserto di cui non ricordo il nome, situata a mille chilometri da Teheran. Di come sia difficile procurarselo. Di come sia infinitamente buono. Unico. “Non serve masticarlo – mi dice – perché si scioglie in bocca. E però allo stesso tempo non puoi fare a meno di masticarlo, perché è troppo buono”.

Penso che sia una frase bellissima. Gli stringo la mano e me ne vado, dandogli appuntamento alla prossima.

Lungo la strada, penso che se mangiassimo con più rispetto, con più cuore, che se provassimo a comprendere il linguaggio universale del cibo, forse il mondo sarebbe un posto migliore. Pieno di gente grassa e serena.

Un paradiso dipinto da Botero.