Archivio mensile:Maggio 2015

Adam Cheyer: «Intelligenza Artificiale? Dovrete aspettare un secolo. Se non due» (da Wired del 06/2014)

Da vent’anni in prima linea nella ricerca sull’intelligenza artificiale, Adam Cheyer è considerato il padre di Siri e, più in generale, dei moderni “assistenti digitali”. “Abbiamo fatto dei progressi, ma per una vera IA ci vorranno altri cento anni” dice, smorzando i facili entusiasmi. E questo perché, anche a fronte di un’enorme potenza di calcolo, “non possiamo replicare con il software qualcosa che ancora non comprendiamo”.

Come nasce Siri?

«Siri come lo conoscete oggi è solo uno degli spin-off del “Calo project”, dove CALO è acronimo di “Cognitive Assistant that Learns and Organizes”. Il progetto è stato voluto e sostenuto dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) con investimenti pari a 250 milioni di dollari, ha fatto lavorare insieme 400 persone per 5 anni, dal 2003 al 2008, e ha coinvolto 27 centri di ricerca guidati dallo Stanford Research Institute».

Perché un’organizzazione come DARPA si è interessata all’IA?

«L’obiettivo era costruire un “assistente digitale” basato su una vera intelligenza artificiale, uno strumento che riunisse in sé diverse tecnologie nella quali si stavano facendo grandi progressi separatamente, come il riconoscimento vocale o il machine learning. La sfida era insomma creare un sistema che potesse percepire la realtà, che fosse in grado di imparare ed evolversi da solo grazie all’esperienza, all’interazione e alla comunicazione con il mondo. E che fosse in grado di reagire in tempo reale a ciò che accade intorno all’utente».

Chiariamo subito un punto: secondo te la mission può definirsi accomplished?

«Per cinque anni ho avuto l’onore di lavorare con i più grandi esperti al mondo di intelligenza artificiale. E’ stato incredibilmente affascinante, abbiamo fatto dei notevoli passi avanti, ma quell’esperienza ha anche notevolmente ridimensionato le mie aspettative. Specie rispetto a quando saremo davvero in grado di creare qualcosa che le persone comuni possano riconoscere come vera IA».

Ridimensionato di quanto?

«Al punto da convincermi che per creare un’intelligenza artificiale dovremo aspettare almeno altri cento anni».

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#Lifeapp pt.3: Lifecasting (con Periscope & Co)

La terza puntata di LifeApp è dedicata al “lifecasting”, ovvero alla pratica di raccontare noi stessi e il mondo che ci circonda attraverso l’online video streaming.

Si parla di (e si mostrano/provano) app come Meerkat, il nuovissimo Periscope, Younow, Ustream, che consentono di andare in diretta ovunque ci si trovi, qualsiasi cosa si voglia documentare e condividere con chi ci segue.

Si parla con Jeff Jarvis, direttore del Tow-Knight Center for Entrepreneurial Journalism alla City University di New York, di come questi servizi cambieranno il giornalismo. Una breve ma densa video intervista registrata al Festival del Giornalismo di Perugia.

Siamo appena entrati nell’era broadcasting puro: il risultato è che vediamo il mondo con gli occhi degli altri, avendo l’impressione di potergli dare una pacca sulla spalla. O come mi ha detto in un’intervista Kayvon Beykpour, il creatore di Periscope, abbiamo tra le mani quanto di più vicino al teletrasporto si sia visto sin ora.

“All the world’s a stage”, scriveva Shakespeare nel 1600. Beh, non è stato mai così vero come oggi, no?

#Lifeapp pt.2: spostarsi e viaggiare

La domanda è semplice: nell’era di Internet, degli smartphone e delle app, come cambia il nostro modo di muoverci e viaggiare nel mondo che ci circonda?

Che si tratti degli spostamenti di tutti i giorni limitati al contesto in cui viviamo, o di viaggi che ci portano in altre città, nazioni e persino continenti, anche in questo caso abbiamo a disposizione decine di applicazioni create per semplificarci la vita.

La tecnologia ci segue, perché ce la portiamo in tasca. E la tecnologia ci guida, lungo il nostro percorso quotidiano, ovunque esso ci porti.

#Lifeapp pt.1: wellness e fitness

Quella di seguito è la prima puntata di LifeApp, trasmissione che conduco per l’emittente La3 (sky canale 163) in onda ogni giovedì alle 22.

Lo scopo del programma è raccontare la rivoluzione digitale in atto, resa possibile da quelle potenti tecnologie abilitanti che ormai ci seguono ovunque, trovando spazio nelle nostre tasche e nelle borse. Arrivando persino a vestirci.

L’idea è che facciamo le stesse cose di prima, ma sono cambiati gli strumenti, le modalità, i tempi. E in quanto protagonisti di questo processo, anche noi non siamo più gli stessi.

Riassumendo:

“Connessi, interattivi, digitali. Qualcosa è cambiato, sì. Noi siamo cambiati .

Siamo un’umanità aumentata”.

La prima puntata di Lifeapp parliamo di Fitness e Wellness, di applicazioni che ci permettono di stare meglio, di ritrovare e mantenere la forma, di condurre una vita più attiva. Ma anche e soprattutto di Quantified-self, ovvero della pratica di misurare se stessi e le proprie prestazioni per conoscersi meglio e avere la possibilità di migliorarsi.

enjoy

ps: ogni commento è il benvenuto.