“Scanto” di Natale

È stata una lunga settimana di un lungo mese di un lungo anno. Arrivo a casa, mi siedo e inizio a tirare un sospiro di sollievo che però mi si strozza in gola. Le mani dentro lo zaino, mi accorgo che non ho con me il MacBook Pro.

Ci vuole qualche secondo e poi capisco: l’ho lasciato sul treno dal quale sono appena sceso alla fine di una lunga giornata di una lunga settimana di un lungo anno.

Chiamo l’assistenza di Italo per €0,15 alla risposta e €1,50 al minuto. Mi dicono che non possono far nulla, che non possono chiamare il capotreno, che possono solo segnalare lo smarrimento al personale della stazione di Milano verso la quale – sostiene la tizia del call center – è diretto il treno da cui sono sceso.

5 euro per darmela in tasca.

C’era una cena e decido di andarci. Mentre sono in macchina per raggiungere il locale, provo a richiamare Italo e a perorare la mia causa spiegando che sono un giornalista, che dentro il computer ho anche cose preziose che mi servono. Nulla, non si può fare nulla.

6 Euro.

Arrivo davanti al locale e mi viene l’idea di guardare sulla app di Italo per vedere a che punto è quello da cui sono sceso. È così che scopro che il treno non è mai ripartito ma è rimasto in stazione. Richiamo Italo per avere conferma.

4 euro. Credito esaurito.

Impreco con decisione, mollo tutto e parto in direzione di Termini. Mollo la macchina a metà strada e ci arrivo in metro. Ovviamente non c’è nessuno di Italo. Chiedo a chiunque incontri ma nessuno sa nulla. Il personale di Italo, che siano controllori o addetti alle pulizie, sembra non esistere o nessuno sa dove si nasconda.

Qualcuno mi segnala una saletta lontanissima che raggiungo senza trovare nessuno. Mentre me ne torno assaporando la sconfitta mi viene un’idea: ci dovrà pur essere un treno di Italo che sta arrivando a quest’ora a Termini, no? Lì ci saranno capotreni e addetti alle pulizie a cui chiedere.

Aspetto. Si fanno le 23 e 30 e vedo il treno arrivare da lontano. Credevo fosse l’ultimo. Sono al binario 18. All’improvviso mi rendo conto che ne è arrivato anche un altro senza che me ne accorgessi. Al binario 1.

“Ma li mortacci…”

Inizio a correre. Non so perché, visto che a questo punto uno dovrebbe valere l’altro. Ma inizio a correre lo stesso. Corro verso il binario 1. Quando arrivo ci saranno mille persone che mi vengono tutte incontro, insieme, tipo falange armata di trolley. Giro la curva senza rallentare scivolando tra la gente e vedo da lontano due ragazzi con le maglie di Italo.

Mentre gli corro incontro vedo che si salutano e uno viene verso di me. Lo lascio passare pensando che non posso tormentarlo a quest’ora e mi dirigo deciso verso l’altro che intanto sta risalendo lungo il treno.

È lontano e rischio di farmelo scappare. Ho le Clark, mi torturano ma corro lo stesso per raggiungerlo prima che sparisca. Corro. Mi sbraccio. lo chiamo. Corro più veloce. Quasi lo raggiungo quando finalmente lui mi sente. Si gira. Con il fiatone, piegato in avanti, sudato fradicio provo a dirgli “senta mi scusi ho lasciato il mio computer sopra il tre…”

“Ma quale il MacBook? Ce l’ho io qui in borsa!”

È stata una lunga settimana di un lungo mese di un lungo anno, e ora io me ne vado a casa.

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