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Bad stock options, gli azionisti contro Apple

Qualche giorno fa la casa di Cupertino si è auto-denunciata alla SEC (la Consob americana) dopo aver rilevato delle irregolarità nell’assegnazione delle sue stock options. Oggi si apprende che un gruppo di azionisti ha deciso di fare causa all’attuale management e, già che c’era, anche a qualche ex dirigente. Oggetto del contendere sono i diritti attribuiti ai top-manager fra il ’97 e il 2001.

(Via Ansa)

La Cina è vicina. Ad Asolo

Mostrando lungimiranza quanto meno rara in Italia, la città di Asolo (TV) traduce in anche Mandarino (dopo inglese, francese e tedesco) il proprio sito web istituzionale e si prepara ad accogliere almeno una parte dei 300 milioni di cinesi attesi in Europa nei prossimi 5 anni (fonte Ciset). Tanto di cappello.

MediasetTunes

L’azienda del Biscione lancia il proprio music store virtuale. In vendita musica italiana e internazionale, ma anche “basi” e temi sonori tratti dalle sue trasmissioni televisive. Ad un primo esame superficiale, la strada da percorrere per impensierire anche lontanamente la versione italiana di iTunes sembra ancora tutta in salita. Scommetto però che i miei conterranei impazziranno per le playlist suggerite dal vip di turno: certe cose qui funzionano meglio della droga.

Taci, l’Aviazione USA ti ascolta!

Scopro solo ora che l’aviazione statunitense ha finanziato un progetto triennale di studio e analisi della blogosfera: scopo della ricerca è stabilire se i blog possono o meno fornire “informazioni credibili” ed utili nella lotta al terrorismo planetario, ma anche elaborare un tool capace di distinguere facilmente le chiacchiere dai “dati sensibili”. Costo della ricerca: 450mila dollari. E poi dicono che con i blog non si possono fare bei quattrini.

US adv market forecasts, Merril Linch d’accordo con Coen

Ieri parlavamo delle previsioni di Robert Coen (Universal McCann) sull’andamento dello Us Advertising Market nel 2006. Oggi la banca d’affari Merril Lynch pubblica un rapporto che, in generale, conferma ed anzi accentua la visione di Coen: il mercato della spesa pubblicitaria crescerà nel 2006 solo del 5,1% contro il 5.6% previsto da Universal McCann, mentre l’online ad market crescerà di un ottimo 29.1%, ovvero 4,1 punti percentuale in più di quanto previsto dagli analisti di Coen. Insomma, entrambi gli istituti di analisi hanno rivisto al ribasso le loro stime sulla crescita del mercato pubblicitario statunitense elaborate nel 2005, entrambi ne danno la colpa al calo della raccolta pubblicitaria da parte delle cable tv e, soprattutto, entrambi prevedono una possente crescita della spesa pubblicitaria su internet. Difficile che si sbaglino.

Per saperne di più:

– Media Daily News: “Merrill Lynch Forecasts Reduction In 2006 Ad Spending

Office 2007, l’attesa si allunga

Per la seconda volta consecutiva, Bill Gates rinvia il lancio dell’ultima e più aggiornata versione del suo prezioso Office, la 2007. Il debutto, originariamente previsto per il marzo di quest’anno e successivamente rinviato a ottobre, scala ora alla fine del 2006, quando il software sarà disponibile solo per l’utenza Business. I comuni mortali dovranno aspettare invece aspettare il primi mesi dall’anno a venire e comunque non gennaio come inizialmente promesso. Se vi state chiedendo il perchè di questo nuovo ritardo, Microsoft risponde di necessitare altro tempo per raccogliere, organizzare e mettere in pratica tutti i feedback ricevuti durante la fase di beta test.

(Via New York Times)

Checkout “Google Checkout”

Da un anno se ne parla: rumors, illazioni, falsi annunci e speculazioni probabilmente orchestrate ad arte dalla stessa Azienda di Mountain View hanno largamente anticipato la nascita di “Google Checkout”, il servizio per i pagamenti on line destinato – secondo alcuni – a fare piazza pulita di Paypal e compagnia cantante. Oggi finalmente il debutto, annunciato direttamente sul corporate blog di Google e accompagnato dall’efficace slogan “Trovalo con Google, compralo con Google Checkout”. Se siete tra coloro che intendono avvalersi di questo nuovo servizio, allora perfavore provatelo una volta per tutte e, gentilmente, fateci sapere se l’ennesima diavoleria targata Brin&Page vale tutte le chiacchiere e le mille anticipazioni che ci siamo dovuti sorbire. Grazie.

Per saperne di più:

– Google Blog: “Find it with Google. Buy it with Google Checkout

US Ad spending: chi scende e chi sale

Robert Coen, presidente di Universal McCann, ha reso pubblica la consueta serie di previsioni sul prossimo futuro dell’advertising market statunitense. Il primo dato è che Coen ridimensiona, seppur non di molto, la crescita della spesa pubblicitaria totale che – sostiene – nel 2006 registrerà un più 5,6 per cento invece del previsto 5,8. Il seconda dato, per noi più interessante, è che lo stesso Coen pronostica una crescita pari la 25 per cento del solo Internet advertising market (escluso il search). La stima precedente, risalente al 2005 ed ora smentita, prevedeva una crescita degli investimenti pubblicitari on line pari ad appena il 10 per cento. Da notare come l’online advertising market, nonostontante un giro d’affari pari a 9,706 miliardi di dollari previsto per il 2006, sia ancora una piccola parte della spesa complessiva prevista negli Stati Uniti per il 2006, pari a ben 286 miliardi di dollari di dollaroni sonanti.

iTunes alla francese, vince Jobs

Chi ci legge regolarmente conosce la storia: lo scorso marzo il Parlamento francese ha iniziato a discutere una proposta di legge che, se approvata, avrebbe costretto Apple a rendere la sua tecnologia DRM compatibile anche con lettori mp3 diversi dall’iPod. Un Jobs infuriato ha minacciato di chiudere la versione francese dell’iTunes Music Store e incassato il pieno sostegno del Governo americano. Nei mesi successivi, è anche sembrato che altri paesi europei volessero unirsi alla Francia nell’imporre ad Apple l’interoperabilità dei suoi DRM, mentre lo stesso governo transalpino appariva tuttavia già meno rigido sulle sue posizioni. Infine la svolta: la Francia ha approvato una nuova legge sul diritto d’autore che, di fatto, non “disturba” la tecnologia di Digital Rights management targata Cupertino. Con buona pace dei consumatori.

(Via The Inquirer)