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The Blog Council

Favorire la diffusione e il successo del corporate blogging. E’ questa la “mission” del Blog Council, “a community for official corporate blogs and bloggers that represent major global corporations”. Nata (come al solito) negli Stati Uniti, l’associazione è farina del sacco di Andy Sernovitz, già noto nel ruolo di padre della “Word of Mouth Marketing Association” (Womma). Fanno parte del Blog Council pezzi da novanta come The Coca-Cola Company, Dell, General Motors, Microsoft, Nokia e Wells Fargo.

Ora, se da un lato apprezzo l’interesse delle grandi aziende d’Oltreoceano verso il corporate blogging, dall’altro sento puzza di bruciato: a ben leggere, il progetto mira infatti a identificare una serie di pratiche che definiscano, e di conseguenza standardizzino, il corporate blogging.

Tradotto in parole semplici: le aziende hanno ancora paura dei blog e delle reti sociali on line, ma ormai sanno di non poterli ingorare, pena la rovina. Dunque si alleano e collaborano nella speranza di imparare assieme, e il più velocemente possibile, a controllare in modo univoco e rassicurante anche questa nuova forma di comunicazione, massimizzandone i risultati e riducendone al minimo i rischi.

Non esattamente quello che si dice “partecipare alla conversazione in rete”, oltre che una pia illusione: i blog “farlocchi” hanno vita breve e fine ingloriosa.

Leweb3 2007, i vincitori della StartUp Competition

Paris – Leweb3 2007: parallelamente alla conferenza Leweb3, ieri si è svolta un’agguerrita competizione tra startup web2.0. Ben 120 aziende avevano chiesto di partecipare alla “gara”, ma solo 30 di loro hanno avuto la possibilità di accedere alla “finale” di Parigi. Ciascuna startup ha avuto appena 7 minuti per raccontarsi e convincere la giuria di esperti e VC’s della validità del proprio progetto. Pochi istanti fa sono stati resi noti i risultati:

I vincitori:

1) Goojet (azienda sponsor di Leweb3 e francese)
2) PLYMedia
3) G.ho.st

Premio speciale:

– Holistis

Calacanis/2: Nanopublishing, “Meno blog, più qualità”

Esaurito il tema Mahalo, con Jason Calacanis abbiamo parlato di Nanopublishing. Circa due anni dopo la vendita di Weblogs Inc ad Aol per 25 milioni di dollari, ho scoperto non senza stupore che Jason ha radicalmente cambiato la sua visione della micro-editoria. Leggete per credere:

Alessio Jacona: ti mancano gli anni in cui eri nano-publisher?

Jason Calacanis: Molto, ma “sfortunatamente” al tempo mi hanno offerto una barca di soldi non ho potuto rifiutare di cedere Weblogs Inc. Amo l’editoria, ma a volte non si può dire di no.

AJ: ricominceresti da zero creando un nuovo blognetwork?

JC: è improbabile. Oggi la competizione è enorme e a me piace essere un “first mover”. Rende le cose molto più facili, ammesso che tu abbia una buona idea. Quando ho fondato Weblogs Inc eravamo i primi ed era facile attrarre attenzione del pubblico. D’altro canto nel 2003 se andavi a chiedere pubblicità alle agenzie media in genere ti sentivi rispondere “Cosè un blog?”. Oggi il mercato è maturo, i soldi della pubblicità arrivano ma c’è moltissima concorrenza. E poiché gli advertiser ti valutano in base al tuo numero di utenti, spesso accade che i nano-publishing network si gonfiano a dismisura, che i loro blog proliferano.

AJ: In che senso?

JC: Se servono 10mila utenti in più, è molto più facile aprire un altro blog che non lavorare su uno esistente fino a fargli acquisire altri diecimila visitatori. Però è sbagliato, perché un nuovo blog significa impegno editoriale ed economico che, se assunto seriamente, è molto difficile da sostenere fino in fondo.

Dunque il mio consiglio oggi è: fare pochi blog e puntare sulla qualità. E’ l’unico modo per emergere dalla massa e prevalere sulla concorrenza.

Due elementi: il primo è che Jason ha radicalmente cambiato la sua visione del mondo e consiglia scelte editoriali opposte a quelle da lui fatte con lo stesso Weblogs Inc. Il secondo è che conosco qualcuno che ha ragione da 4 anni.

Facebook e la crisi di Beacon

Mark Zuckerberg si pente, chiede scusa al vasto popolo di Facebook direttamente dalle pagine suo blog (e qui prendete nota), ammette insomma che la nuova advertising platform “Beacon” è stata mal realizzata e ha generato una crisi a sua volta mal gestita.

Il problema di Beacon risiede nella sua invadenza, in quanto il sistema nasce da una collaborazione con siti diversi da Facebook, tiene traccia dei tuoi acquisti su quegli stessi siti e poi li segnala ai tuoi amici. Un’idea tutto sommato interessante, ma che certo richiedeva un delicato “bilanciamento” della feature volto ad evitarne la trasformazione, prevedibile, in un bel calcio in bocca alla privacy degli utenti.

Bilanciamento che, per stessa ammissione di Zuckerberg, è venuto a mancare: “We simply did a bad job with this realese and I apologize for it”, scrive il creatore di Facebook con semplicità ed onestà sul proprio blog, mostrando come sia possibile sbagliare, imparare dai propri errori, cambiare rotta e andare alla ricerca di nuove soluzioni, tutto senza mai interrompere il dialogo onesto con il proprio pubblico di riferimento.

Nota per le aziende: quando si parla di comunicazione e web 2.0, si parla niente altro che di questo.

l’Estonia apre un’ambasciata su Second Life

Second Life è una moda? Una mania del momento? Un fenomeno già in estinzione? Il futuro? Difficile rispondere. Di certo c’è che molte istituzioni, alcune persino italiane, hanno subodorato le opportunità offerte dalla realtà virtuale di Linden Lab e si sono risolte ad aprire un proprio presidio politico nella “seconda vita”.

Da oggi tra loro figura anche l’Estonia, ex repubblica sovietica affacciata sul Mar Baltico, che seguendo l’esempio della vicina Svezia ha inaugurato un’ambasciata virtuale in SL. Sulla carta lo scopo è nobile e ben pensato: promuovere l’Estonia tra piccoli gruppi di professionisti stranieri altrimenti impossibilitati a visitare il Paese, ma anche dare una rappresentanza diplomatica al Governo in quelle nazioni dove esso non è fisicamente presente con una delegazione.

Diciamolo: con queste motivazioni, l’iniziativa non puzza come al solito di manovra meramente pubblicitaria.

Internet ADV, il futuro è roseo

Oggi ZenithOptimedia presenta ufficialmente le sue nuove e più aggiornate previsioni sull’andamento dell’online advertising market globale da qui al 2010.

Drizzate le orecchie:

Gli investimenti nell’online advertising cresceranno del 24 per cento, passando da 36 a 44,6 miliardi di dollari. Cosa ancora più interessante, la spesa per la pubblicità online nel 2008 sorpasserà quella della pubblicità radiofonica e, nel 2010, anche quella sui magazine, arrivando a rappresentare l’11,5 per cento della “total ad spend”.

Per saperne di più:

– Paidcontent.org: “Internet Ad Spend Set To Overtake Radio In ‘08, Magazines By 2010: Report

Comunicazione di servizio

L’editor di questo blog, silente ormai da un’intera settimana, ha dovuto vedersela con un’appendicite acuta operata d’urgenza. Passata la tempesta, ora è tempo di convalescenza e di un lento ma graduale ritorno alla normalità.

Abbiate pazienza e restate sintonizzati.

Sicilia 2.0

“Sicilia 2.0 – Sviluppo, lavoro, opportunità per le imprese” è il titolo dell’interessante convegno in corso in queste ore a Palermo, presso l’aula magna della facoltà di Ingegneria. Nutrito il gruppo di relatori, tra i quali figurano Gianfranco Miccichè, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giuseppe Silvestri, rettore dell’Università di Palermo, Paolo Liguori, direttore TGCOM, Stefano Hesse, communication manager di Google Italia e Massimo Martini, amministratore delegato Yahoo! Italia. Purtroppo manca un programma preciso cui far capo per approfondire i temi che verranno trattati nel corso del convegno, iniziato intorno alle 15 di questo pomeriggio. Per saperne di più non vi resta quindi che collegarvi al sito e consultare i video disponibili o, meglio, avviare la diretta resa possibile dal servizio Ustream. Nel caso abbiate qualcosa da dire, è anche possibile lasciare dei commenti.