Archivio mensile:luglio 2006

Lo “scandalo” PayPerPost/2

Dell’iniziativa firmata dal “magnate” Ted Murphy abbiamo già detto. Mi preme qui segnalare, dopo il risalto ottenuto all’interno della blogosfera, come lo scandalo stia conquistando l’attenzione anche dei main stream media (msn) italiani: è il caso di Mytech.it, dove Nicola d’Agostino ci restituisce una valida ricostruzione dei fatti poi rilanciata tale e quale anche su Panorama.it. Segno che il dialogo tra blogosfera e msn sta (seppur lentamente) migliorando.

La fine del Pay-per-click?

Il Pay-per-click, nota “advertising technique” alla base del successo di piattaforme pubblicitarie miliardarie come “Google AdWords” e “Yahoo! Search Marketing”, potrebbe avere le ore contate. Da giorni ormai si parla di “Click fraud” e di come sia facile “imbrogliare il sistema” a spese degli inserzionisti, ma ora uno studio approfondito definisce con chiarezza i contorni dello “scandalo”: il 14% dei click sarebbero fasulli, con un danno per gli inserzionisti pari a 1,3 miliardi di euro. Un terremoto che mina le fondamenta stesse del business di giganti come Google e Yahoo! e, contemporaneamente, spiega perché la casa di Mountain View si stia dando tanto da fare per sviluppare e promuovere un modello simile ma alternativo e più sicuro: il “Cost-per-action”.

Europa, l’e-commerce vale 100 miliardi di euro

Abbiamo parlato dello stato dell’e-commerce in Italia. E l’Europa? Secondo Forrester Research viaggia anch’essa a gonfie vele: nel 2006 circa 100 milioni di utenti spenderanno in media mille euro ciascuno, spingendo il giro d’affari annuale dell’e-commerce oltre i 100 miliardi di euro. E nei prossimi 5 anni andrà anche meglio: nel 2011 si prevede che 174 milioni di persone investiranno ben 263 miliardi di euro per fare acquisti on line.

Per saperne di più:

– SysAdmin.it: “100 miliardi di euro l’e-commerce in Europa

Rocketboom perde la “testa”

Rocketboom.com, con i suoi 300mila utenti unici, è forse il video-blog più visto al mondo. Alla sua “trasmissione” quotidiana, condotta con straordinaria verve dall’attrice professionista Amanda Congdon, va l’indubbio merito di aver destato l’interesse del grande pubblico, dei media tradizionali ma anche e soprattutto degli inserzionisti, che hanno finalmente intravisto il valido potenziale pubblicitario di certa parte del web 2.0. Ora però il popolare video-blog vive la sua prima, gravissima crisi: proprio come accade nei media tradizionali, un’inferocita Amanda Congdon ha improvvisamente lasciato il programma a causa di contrasti insanabili con i suoi business partner e gli autori del programma sono già in cerca di una possibile alternativa. Visti i precedenti, forse è la prova definitiva che il video-blog è un media maturo.

Per saperne di più:

– WashingtonPost.com: “Popular News Anchor Leaves Video Blog Site

USA, il WiMax ha un futuro

Almeno sulla carta, il WiMax è l’uovo di colombo della connettività wireless a banda larga: con una sola antenna montata, gli utenti del servizio possono teoricamente navigare in rete a 70 megabit al secondo connettendosi da una distanza massima di 50 chilometri. Un risultato notevolissimo a fronte di ridotti costi di installazione, ma anche una bella “legnata sulle ginocchia” del digital divide. In Italia la sperimentazione langue, forse frenata da precisi interessi. In America, invece, questa tecnologia sembra avere finalmente un futuro solido: la startup Clearwire ha infatti incassato ben 900 milioni di dollari di finanziamenti da Intel e Motorola per fare ricerca ma anche e soprattutto per diffondere il WiMax nel Paese. Una notizia, questa, che certo non farà piacere agli operatori telefonici, specie se “mobile” e alle prese con il costoso HDSPA.

Per saperne di più:

– CNET News: “WiMax firm raises $900 million

Bad stock options, gli azionisti contro Apple

Qualche giorno fa la casa di Cupertino si è auto-denunciata alla SEC (la Consob americana) dopo aver rilevato delle irregolarità nell’assegnazione delle sue stock options. Oggi si apprende che un gruppo di azionisti ha deciso di fare causa all’attuale management e, già che c’era, anche a qualche ex dirigente. Oggetto del contendere sono i diritti attribuiti ai top-manager fra il ’97 e il 2001.

(Via Ansa)

MediasetTunes

L’azienda del Biscione lancia il proprio music store virtuale. In vendita musica italiana e internazionale, ma anche “basi” e temi sonori tratti dalle sue trasmissioni televisive. Ad un primo esame superficiale, la strada da percorrere per impensierire anche lontanamente la versione italiana di iTunes sembra ancora tutta in salita. Scommetto però che i miei conterranei impazziranno per le playlist suggerite dal vip di turno: certe cose qui funzionano meglio della droga.

I blog de L’Espresso

Loic le Meur, capo supremo di Six Apart Europe, ci informa dal suo blog personale che oggi sono stati ufficialmente lanciati “the blogs of L’espresso”. I risultati li potete vedere da soli, sempre a patto che riusciate a visualizzare l’apposita pagina allestita sul sito del settimanale edito da De Benedetti: chiunque può crearsi il proprio blog sfruttando la tecnologia TypePad (Six Apart) scegliendo tra quattro possobili soluzioni. La prima gratuita, le altre a pagamento.

Il MacBook “stinge”, la protesta è on line

Macchie tanto inspiegabili quanto antiestetiche minacciano l’onore della Apple: un centinaio di utenti, inferociti dal fatto che i case dei loro MacBook “stingono” dopo appena tre settimane d’uso, si è unito ed ha aperto StainedBook, un sito attraverso il quale coordina la propria accorata protesta. Ce lo segnala oggi Punto Informatico che, tuttavia, “dimentica” di registrare la significativa presenza nel sito di un blog dove vengono raccolte (e quindi efficientemente rilanciate nella rete) tutte le news relative alla “crisi”. Sospendendo il giudizio sull’effettiva gravità del problema, trovo interessante sottolineare come il “megafono” della rete stia rapidamente abituando il cliente medio alla “tolleranza zero” verso i produttori dei beni che acquista. Con buona pace di chi vorrebbe lavare i panni sporchi in famiglia.