iPhone 2.0, la strategia (vincente) di Steve Jobs

Paese che vai usanze (e condizioni di vendita) che trovi. Mentre Steve Jobs si prepara a invadere mezzo mondo – Italia compresa – con l’atteso iPhone 3G, credo sia interessante sottolineare le diversità tra due offerte disponibili da una parte e dall’altra dell’Oceano Atlantico e, in seconda istanza, ragionare sulle motivazioni che le possono avere determinate.

Stati Uniti: Fin dal primo lancio, AT&T gode dell’esclusiva sull’iPhone per la quale ha pagato e paga moneta sonante alla Apple con un accordo di revenue sharing. Accordo che poi grava significativamente sulle spalle degli utenti finali: questi, infatti, sottoscrivono un contratto da 24 mesi che, fanno notare alcuni osservatori, sarebbe così stringente da impedire al cliente un upgrade dal vecchio iPhone al nuovo prima dello scadere dei due anni.

Germania: T-Mobile, non soggetta ad accordi di revenue sharing, renderà disponibile il nuovo oggetto del desiderio chiedendo in cambio un euro (per il modello da 8 GB) oppure 19,95 euro (per il modello da 16 GB). Ovviamente la super promozione riguarda solo quei clienti che sottoscriveranno un contratto di abbonamento con canone di 69 euro o 89 euro al mese. Se invece si sceglie il canone mensile di 29 euro mensili, il prezzo dell’iPhone sale a 249,95 euro.

Italia: a partire dall’11 luglio, Vodafone commercializzerà l’iPhone 3G chiedendo 499 euro per l’8Gb e 569 euro per il 16Gb liberi da contratto.

La conclusione è che Jobs sa davvero il fatto suo, o “knows best”, come direbbero dalle sue parti. Ha lanciato sul mercato della telefonia un prodotto hi-tech che solo marginalmente è anche un telefono e che, pur costoso e privo di connettività avanzata, si è subito imposto come oggetto del desiderio in un contesto che dire affollato è dire poco.

I dati di vendita e le condizioni che alcuni mobile carrier hanno accettato pur di essere i primi a vendere l’iPhone (revenue sharing con Apple in testa) hanno confermato quali siano la forza e l’abilità contrattuale di Steve Jobs.

Ha dettato lui le condizioni, ha scelto lui con chi parlare (incontrando solo amministratori delegati e rimandando a casa “ambasciatori” come il noto Luciani di Telecom). Dal canto suo il mercato, opportunamente drogato e imbrigliato da Jobs a colpi di esclusive, si è mostrato altamente ricettivo al prodotto Apple nonostante l’agguerrita e numerosa concorrenza.

Forte di questo risultato, il CEO di Cupertino allenta infine le maglie del controllo sul suo prodotto e, per entrare in nuovi mercati nazionali, rinuncia al revenue sharing per vendere un iPhone finalmente rinnovato e arricchito da connettività 3G e GPS.

Semplicemente fantastico: quando il dispositivo era ancora tecnologicamente immaturo, era appena nato e doveva essere lanciato, Jobs lo ha saputo “pompare” aggiungendo una caratteristica quanto mai seducente: l’esclusività.

Ora che il cellulare, forte della prova sul campo, è finalmente un dispositivo maturo e all’altezza della concorrenza, ecco scendere i prezzi e comparire gli accordi non esclusivi con dozzine di operatori. Un vero assalto al mercato planetario.

Insomma, si fa presto a dire che Apple è “cool” qualsiasi cosa faccia. Altra cosa è rendersi conto di quale complessa e straordinaria strategia di immagine-branding-marketing quel demonio di Jobs sia in grado di orchestrare.

Roba da fantascienza.

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2 pensieri su “iPhone 2.0, la strategia (vincente) di Steve Jobs

  1. gringo

    la voglia di “personalizzare” di permettere alle masse di identificare l’amico o il nemico. Adesso è la volta di Jobs. Maestro/demonio nell’arte del branding/mktg. Dimenticando che alla Apple il reparto “vendite” è composto di decine di persone. Che le strategie vengono fatte da team di lavoro, che le scelte vengono analizzate da gruppi di esperti prima di metterle in pratica. ma così diventa tutto più complicato. Da l’idea di azienda, di gruppi. Molto più semplice dire Jobs: faccio tuto mi

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  2. Davide

    Jobs Non è mai stato uno stinco di santo.
    Finché ha dovuto lanciare iTunes, neanche lo dovevi nominare il DRM, adesso che è praticamente monopolista della vendita legale di musica online comincia a parlare di “liberare i brani dal DRM”, così chi non ha l’iPod, almeno userà iTunes.
    Infatti ora che ha mostrato il vero volto, ci sto facendo un pensierino all’iPhone…. :->

    Rispondi

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