Quale futuro per i social network?

La copertura mediatica costante; il numero enorme e in continua crescita di utenti; la pesante influenza sul nostro modo di intessere e mantenere relazioni sociali, pubbliche o private che siano. Diciamolo pure: i social network sono la “Big Thing” del momento. Capire come cambieranno nel prossimo futuro significherebbe comprendere in buona parte anche cosa ne sarà della Rete stessa.

Proprio questa settimana, la Said Business School di Oxford ha ospitato un panel di “pezzi da novanta” del web cui è stato chiesto di rispondere alla domanda “What is the next big thing?” nel variegato mondo dei social network.

Tanto per dare un’idea del livello della discussione, gli ospiti del panel erano: Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, Biz Stone, fondatore di Twitter, Ram Shriram, membro della founding board di Google con trascorsi in Amazon, e Reid Hoffman, fondatore di Linkedin.

Vediamo insieme cosa hanno risposto:

Per Peter Thiel, bisognerebbe innanzitutto chiedersi a che “punto della storia dei social network ci troviamo. Se siamo cioè nella prima fase del loro sviluppo oppure già nella fase finale”. Poi lancia una provocazione domandando al pubblico se la carica innovativa dei social network non si sia già esaurita e, anzi, se non siano proprio “i social network l’ultima innovazione che Internet è in grado di esprimere”.

Secondo Biz Stone, che definisce la sua “creatura” Twitter “un information network piuttosto che un social network”, il futuro della Rete e dei network sociali è nei modelli aperti, nell’uso di “tecnologie e piattaforme aperte” e nella trasparenza. Citando ad esempio l’impatto che le nuove tecnologie stanno avendo in molti paesi sulla politica (vedi l’uso di Twitter durante le recenti proteste in Iran), Stone propone una visione del futuro in cui, “su larga scala, lo scambio aperto di informazioni avrà un impatto positivo a livello globale”.

Per  Ram Shriram il futuro dei social network è nella loro fruizione tramite Internet mobile. Una rivoluzione già in atto che, per una volta, non parte dagli Stati Uniti ma dall’Asia e dall’Europa e che ruota intorno alla crescente produzione e fruizione di contenuti in mobilità. “Vedremo nascere nuovi modelli di distribuzione e consumo delle informazioni che avranno impatto sulla società stessa e che forse arriveranno a rendere i giornali irrilevanti”. Interessanti anche le altre previsioni di Shriram, secondo cui “Facebook sostituirà l’email per le nuove generazioni, le chat diventeranno multimediali e i videogiochi si sposteranno dalle console alla Rete”.

Conclude gli interventi Reid Hoffman, il quale sovverte l’ipotesi iniziale di Thiel sostenendo che siamo solo all’inizio del processo in cui le persone fanno propri gli strumenti dei social network e affermando che il fenomeno delle relazioni online migliora la nostra vita privata e professionale. Non si può insomma parlare di fine dell’innovazione in un mondo dove tutti producono ogni genere di informazioni che attendono solo di essere sfruttate con nuove applicazioni ancora da inventare.

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