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Twitter, i social network e il trionfo dell’umanità

Dalle pagine del Times Online, Biz Stone, co-fondatore di Twitter, riflette sul ruolo di megafono della protesta svolto dalla piattaforma di micro-blogging durante le elezioni in Iran e, più in generale, su cosa sia veramente Twitter e perché sia così importante per le persone che lo usano:

My co-founder Evan Williams and I have spent the past 10 years developing large systems that allow people to express themselves and communicate openly. We are united in our belief that software has the ability to augment humanity in productive and meaningful ways. […] For us, it has been a year during which we realised that no matter how sophisticated the algorithms get, no matter how many machines we add to the network, our work is not about the triumph of technology, it is about the triumph of humanity.

Many people have assumed that Twitter is just another social network, some kind of micro-blogging service, or both. It can be these things but primarily Twitter serves as a real-time information network powered by people around the world discovering what’s happening and sharing the news. The Iranian election was the most discussed issue on Twitter in the final year of a decade defined by advancements in information access.

Risorse:

– Times Online: “Why we can never rest: a year in the life of Twitter

Quale futuro per i social network?

La copertura mediatica costante; il numero enorme e in continua crescita di utenti; la pesante influenza sul nostro modo di intessere e mantenere relazioni sociali, pubbliche o private che siano. Diciamolo pure: i social network sono la “Big Thing” del momento. Capire come cambieranno nel prossimo futuro significherebbe comprendere in buona parte anche cosa ne sarà della Rete stessa.

Proprio questa settimana, la Said Business School di Oxford ha ospitato un panel di “pezzi da novanta” del web cui è stato chiesto di rispondere alla domanda “What is the next big thing?” nel variegato mondo dei social network.

Tanto per dare un’idea del livello della discussione, gli ospiti del panel erano: Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, Biz Stone, fondatore di Twitter, Ram Shriram, membro della founding board di Google con trascorsi in Amazon, e Reid Hoffman, fondatore di Linkedin.

Vediamo insieme cosa hanno risposto:

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Il twit dentro la notizia

Twitter, forse il sito di micro-blogging più famoso al mondo, non ha ancora un modello di business e, per ora, sopravvive incassando corposi finanziamenti che prima o poi dovrà pur restituire.

Ne parla Sam Gustin (Portfolio.com), che esprime perplessità rispetto al disinteresse manifestato dal co-fondatore Biz Stone verso la necessita di sviluppare un business model credibile e affidabile.

Eppure, ricorda Gustin, il servizio ha grandi potenzialità: basti per esempio pensare che, la settimana scorsa, la prima notizia trapelata sull’ennesimo terremoto di Los Angeles arrivava proprio da un “twit” dell’utente Vixy.

La ragazza, al secolo Caroline, scriveva semplicemente “Earthquake”, ma lo faceva ben dieci minuti prima che l’Associated Press riuscisse a dire qualcosa sull’argomento.

La questione è: esiste un modo per sfruttare commercialmente Twitter senza urtare la sensibilità dei suoi utenti? Oppure l’unica chance è sempre e comunque vendersi a Google&Co?

Per saperne di più:

– Sam Gustin: “Feed Money”
– Luca de Biase: “Tutti si preoccupano per Twitter”