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Zuckerberg e la privacy, ieri e oggi (ovvero: trova le differenze)

Dicembre 2009. Durante un’intervista con Michael Arrington (Techcrunch), Mark Zuckerberg – fondatore di Facebook – afferma che, se si fosse trovato a lanciare in quel preciso momento la sua piattaforma di social networking, tutte le informazioni relative agli utenti sarebbero state di default pubbliche invece che private. Poi spiega anche perché:

People have really gotten comfortable not only sharing more information and different kinds, but more openly and with more people. That social norm is just something that has evolved over time.

Oggi, dopo un doloroso scontro frontale con la Federal Trade Commission, il giovane CEO del più grande social network al mondo sembra essere sceso a più miti consigli.

Overall, I think we have a good history of providing transparency and control over who can see your information.

That said, I’m the first to admit that we’ve made a bunch of mistakes. In particular, I think that a small number of high profile mistakes, like Beacon four years ago and poor execution as we transitioned our privacy model two years ago, have often overshadowed much of the good work we’ve done. […] But we can also always do better. I’m committed to making Facebook the leader in transparency and control around privacy.

Quando si dice “cambiare rotta”.

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Web3days – Quando l’azienda incontra i social media

Oggi pomeriggio – complice Sergio Maistrello – sarò a Pordenone, ospite di Unindustria, per intervenire durante l’ultima delle tre giornate di formazione previste nell’ambito dell’iniziativa Web3days.

In poche parole, si tratta di una serie di incontri formativi (Day 1, per capire; Day 2, per approfondire; Day 3, per utilizzare) indirizzati agli operatori economici del territorio e realizzati con l’obiettivo di “avvicinare le aziende al tema dei social media e preparare il lancio di un nuovo social network di Unindustria” (i video delle prime due giornate sono disponibili qui).

Il mio contributo consisterà in circa 40 minuti di presentazione con diversi casi studio che raccontano come la nuova rete abbia cambiato il rapporto tra aziende e clienti. Ma anche e soprattutto come qualsiasi azienda, indipendentemente dal settore in cui opera, possa creare valore importando tecnologie e mutuando pratiche dal cosiddetto web2.0.

Nel caso, ci vediamo presso la sede di Unindustria Pordenone a partire dalle 17.30.

#ijf11 – Un panel internazionale per parlare dell’informazione politica nell’era dei media sociali

logo_ijf11Ormai manca poco all’inizio del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Il giorno dopo la conferenza stampa di presentazione, ancora non ho finito di leggere il vasto e articolato programma della conferenza: 60 pagine di eventi, panel, workshop, presentazioni dove figurano nomi di rilievo del panorama giornalistico e informativo nazionale e internazionale.

Personalmente, ho dato il mio piccolo contribuito organizzando un panel intitolato “l’informazione politica nell’era dei media sociali”, tema assai caro a noi di Info. Di seguito il testo di presentazione ufficiale dell’incontro corredato di short-bio dei relatori, tra i cui nomi figurano anche due ospiti internazionali come Sam Graham-Felsen, ex blogger di Obama, e Mica Sifry, fondatore di TechPresident e del Personal Democracy Fordum (Pdf):

Internet e i potenti strumenti di comunicazione che essa porta in dote stanno cambiando l’informazione politica. La trasformano favorendo l’emersione di nuove fonti e di nuovi attori, determinando la frammentazione dei messaggi, costringendo politici, attivisti ed elettori stessi a venire allo scoperto per confrontarsi alla luce del sole.

Siti web, blog e social network site costituiscono insieme quel real-time web che, grazie a potenti e semplici meccanismi di sharing, abilita e stimola la condivisione e quindi la circolazione delle informazioni, mettendo in crisi metodi consolidati per la creazione e gestione del consenso e disintermediando la possente macchina della comunicazione tradizionale.

Come cambia l’informazione politica nell’era dei media sociali? Quali sono le sfide che la politica deve affrontare per restare al passo della rivoluzione in corso? Quale ruolo e quale futuro per i media tradizionali? E ancora, in Italia a che punto siamo?

A queste e ad altre domande proviamo a dare una risposta con l’aiuto di:

Sam Graham-Felsen, già chief blogger della campagna presidenziale di Barack Obama. Successivamente ha lavorato come Director of Strategic Planning presso Blue State Digital, una delle principali aziende americane nel settore del digital marketing. Proprio per BSD, è stato consulente per diverse organizzazioni tra cui la Croce Rossa Americana, Partners in Health, la Tony Blair Faith Foundation, il National Geographic, il Metropolitan Museum of Art, la Tate Modern e ancora il comitato olimpico statunitense.

Micah L. Sifry, co-fondatore ed editor del Personal Democracy Forum (PdF), cui fanno capo un sito d’informazione e una conferenza annuale su come la tecnologia sta cambiando la politica. Sifry è anche editor di TechPresident, blog collettivo del PdF che racconta “come le campagne politiche fanno uso del web e come il web fa uso delle campagnie politiche”.

Stefano Epifani, titolare della cattedra di tecnologie applicate alla comunicazione alla Sapienza, Università di Roma. È stato direttore scientifico del Master Universitario “Knowledge.com” ed ha insegnato Economia dell’Innovazione. Esperto di sistemi di gestione della conoscenza, si occupa di information design e studia l’impatto dei social network e delle tecnologie di rete nei diversi contesti della comunicazione. Giornalista e consulente di direzione, ha fondato Info srl nel 1998. Tra le principali pubblicazioni: Internet per chi scrive (Gruppo Editoriale Jackson, 1995); Business Community (Franco Angeli, 2003), Decidere l’Innovazione (Sperling & Kupfer, 2008).

Antonio Sofi, autore televisivo e giornalista, consulente politico e sociologo della comunicazione, docente universitario e formatore. Blogger dal 2003, è esperto di social network e nuovi media. Da settembre 2010 è autore del programma televisivo Agorà, in onda ogni mattina su Rai Tre e condotto da Andrea Vianello, e responsabile dello spazio dedicato alla tv (politica) del giorno prima. Dal 2009 dirige Webgolnetwork.com, agenzia di consulenza e comunicazione – con cui segue vari progetti sul web per politici, aziende e pubblica amministrazione.

Dino Amenduni, responsabile nuovi media e consulente per la comunicazione politica di Proforma. È stato coordinatore di EmiLab, comitato elettorale under 30 a sostegno della candidatura di Michele Emiliano a sindaco di Bari (ottobre 2008 – giugno 2009). Dall’ottobre 2009 è il coordinatore dello staff social media di Nichi Vendola. È giornalista, blogger sul Fatto Quotidiano e tra i fondatori di Quink, collettivo di adbusting e satira..

Se desiderate partecipare, l’appuntamento è per sabato 16 aprile a Perugia, alle ore 18 nella splendida “Sala dei Notari”.

Nel caso, ci vediamo lì.

Risorse:

– Il sito ufficiale del Festival Internazionale del Giornalismo 2011

– La brochure del programma (consultabile su issuu.com) e la pagina online

– La presentazione del panel “L’informazione politica nell’era dei media sociali” sui sito del Festival

– La pagina Facebook di Vox Politica (dove pubblicheremo notizie e aggiornamenti relativi al panel)

– Il sito del http://personaldemocracy.com/europe#mce_temp_url#

Love in a digital age, in viaggio verso la sesta Venice Session rileggendo de Kerckhove

Oggi si parte per Venezia in attesa di assistere domani – questa volta in veste di ospite – alla sesta Venice Session. Il titolo dell’evento, più che mai intrigante, è “Love in the Digital Age”, e questa è la breve presentazione:

In che modo la Rete trasforma le relazioni umane, l’amicizia, il networking, i sentimenti e il business? Come siamo cambiati e come cambieremo? Sono le domande cui Venice Sessions risponderà durante l’incontro, a porte chiuse, organizzato in collaborazione con Nòva.

Per un caso fortuito (o forse proprio perché sono sul pezzo :)) lo scorso giugno ho avuto il piacere di intervistare Derrick de Kerckhove, direttore del McLuhan Program in Culture and Technology, e chiedergli tra le altre cose come cambia il significato della parola “amicizia” ai tempi di Facebook. Vi ripropongo di seguito l’inizio dell’intervista, ancora più che mai attuale, e che se volete potete leggere per intero su ilsole24ore.com:

«Oggi parole importanti come “amicizia” e “amico” non indicano lo status effettivo di una relazione, ma le sue potenzialità ancora tutte da esplorare», un futuro possibile che non si è ancora verificato. Derrick de Kerckhove, direttore del McLuhan Program in Culture and Technology, docente e sociologo di fama internazionale, sorride divertito mentre spiega come l’avvento dei social network, e in particolare di Facebook, stia modificando radicalmente il nostro modo di intendere i rapporti sociali, così come il significato che diamo alle parole usate per descriverli.

«Certo – chiarisce – l’avvento di internet e dei network sociali ha indubbiamente il merito di aver portato una certa effervescenza nei rapporti interpersonali, aiutando a socializzare persone che altrimenti sarebbero restate chiuse in casa, consentendo ad altre di trovare l’anima gemella e creare legami nuovi». Ciò non toglie che, proprio a causa di Facebook, l’idea stessa di amicizia stia cambiando nel nostro sentire: in passato, almeno nel suo significato più nobile, il termine identificava una relazione stabile, basata sulla fiducia costruita in anni di consuetudine. Oggi è quasi una promessa: quando un utente di Facebook ci chiede di aggiungerlo agli amici, spesso è solo l’inizio di un rapporto umano tutto ancora da costruire”.

Cambia il modo di vivere e intendere le relazioni. Cambia la maniera in cui vengono create e fruite le informazioni.

Continua a leggere su ilSole24ore

La lunga marcia di Facebook alla conquista del mondo

L’impagabile Vincenzo Cosenza torna a deliziarci con i dati sulla crescita di Facebook e di tutti gli altri social network nel mondo, puntualmente riassunti con un’efficace infografica interattiva. E’ ormai la terza versione di un bel lavoro che – come già più di una volta ho detto a Vincenzo – dovrebbe intitolarsi “Porca miseria perché non ci ho pensato io”, e che in passato è stato apprezzato e rilanciato dai più importanti blog di tutto il mondo.

Dateci un’occhiata e scoprirete cose interessanti, come ad esempio che “sono 111 su 131 le nazioni in cui risulta dominante” il social network creato da Mark Zuckerberg. E questo nonostante il colossale ceffone che il ragazzino ha di recente rimediato dai suoi utenti e da tutti i media del pianeta, causa la “disinvolta” gestione della privacy che incautamente aveva cercato di imporre.

Detto questo, trovate tutte le altre informazioni  sul blog di Vincenzo.

world map of social networks

Quando l’avatar ottiene il mutuo

Se avete bisogno di chiedere un prestito o un mutuo, fareste meglio a pesare con attenzione le informazioni che intendete pubblicare sui social network ai quali siete iscritti, così come a scegliere con cura i vostri “amici”.

Secondo quanto rivela un report pubblicato da Erica Sandberg su CreditCards.com, sarebbero infatti già diversi gli istituti di credito che monitorano l’attività sui network sociali dei propri potenziali clienti per capire se possono fidarsi o meno di loro.

Scrive la Sandberg:

The idea here is that banks, credit card companies, mortgage issuers, and other lenders may have stumbled onto what they think is a solid new source of information that can help them determine who makes a good loan risk.

This is highly speculative stuff, of course, but the basic philosophy seems to be that financially sound people tend to cluster around those like them. So if your friends are solid, you must be a good bet.

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GB, divorzi made in Facebook

Da qualche anno a questa parte, ogni giorno migliaia di persone si iscrivono a siti di social networking – Facebook in testa – spinte dal desiderio di creare nuove relazioni o di coltivare quelle preesistenti. Come abbiamo già visto, questo semplice gesto può rivelarsi non privo di insidie per alcune categorie professionali come i medici o i giudici, i quali rischiano di trovarsi troppo “vicini” rispettivamente ai loro pazienti o agli avvocati e, quindi, di compromettere la loro credibilità.

Ora invece scopriamo che chi frequenta i social network spesso non mette a rischio solo la propria carriera, ma anche il matrimonio o la relazione amorosa. Uno studio legale Britannico specializzato in divorzi ha infatti rivelato che, allo stato attuale, il 20 per cento delle cause di separazione intentate dai suoi clienti affondano le radici in qualche “incidente” o affair nato entro i confini di Facebook.

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