GB, divorzi made in Facebook

Da qualche anno a questa parte, ogni giorno migliaia di persone si iscrivono a siti di social networking – Facebook in testa – spinte dal desiderio di creare nuove relazioni o di coltivare quelle preesistenti. Come abbiamo già visto, questo semplice gesto può rivelarsi non privo di insidie per alcune categorie professionali come i medici o i giudici, i quali rischiano di trovarsi troppo “vicini” rispettivamente ai loro pazienti o agli avvocati e, quindi, di compromettere la loro credibilità.

Ora invece scopriamo che chi frequenta i social network spesso non mette a rischio solo la propria carriera, ma anche il matrimonio o la relazione amorosa. Uno studio legale Britannico specializzato in divorzi ha infatti rivelato che, allo stato attuale, il 20 per cento delle cause di separazione intentate dai suoi clienti affondano le radici in qualche “incidente” o affair nato entro i confini di Facebook.

Chat a sfondo sessuale, e-mail appassionate intercettate dal compagno di vita, flirt digitali che diventano veri e propri tradimenti nel mondo reale e persino update di status in cui il coniuge annuncia alla moglie (e al resto del mondo) la fine del loro matrimonio, sono solo alcuni degli esempi riportati da Divorce Online e rilanciati dal Telegraph.

Ovviamente i dati forniti dallo studio legale d’oltremanica non hanno la pretesa di essere una ricerca scientifica, ma hanno di certo il merito di evidenziare un problema reale e destinato a crescere di peso negli anni a venire: i social network cambiano il nostro modo di interagire con gli altri, in qualche modo potenziano ed estendono la nostra capacità di avere relazioni senza tuttavia educarci a mantenerne il controllo, facilitando i “passi falsi” che poi mettono in crisi le relazioni offline.

Si dice spesso che i social network sono il futuro delle relazioni interpersonali. E’ tuttavia bene anche ricordare come ciò sia vero nel bene e nel male, imparando quindi ad agire con un po’ di prudenza e buon senso: in fondo basta ricordare che, se un’azione è sbagliata o moralmente discutibile nel mondo offline, lo è anche necessariamente in Internet.

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