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Love in a digital age, in viaggio verso la sesta Venice Session rileggendo de Kerckhove

Oggi si parte per Venezia in attesa di assistere domani – questa volta in veste di ospite – alla sesta Venice Session. Il titolo dell’evento, più che mai intrigante, è “Love in the Digital Age”, e questa è la breve presentazione:

In che modo la Rete trasforma le relazioni umane, l’amicizia, il networking, i sentimenti e il business? Come siamo cambiati e come cambieremo? Sono le domande cui Venice Sessions risponderà durante l’incontro, a porte chiuse, organizzato in collaborazione con Nòva.

Per un caso fortuito (o forse proprio perché sono sul pezzo :)) lo scorso giugno ho avuto il piacere di intervistare Derrick de Kerckhove, direttore del McLuhan Program in Culture and Technology, e chiedergli tra le altre cose come cambia il significato della parola “amicizia” ai tempi di Facebook. Vi ripropongo di seguito l’inizio dell’intervista, ancora più che mai attuale, e che se volete potete leggere per intero su ilsole24ore.com:

«Oggi parole importanti come “amicizia” e “amico” non indicano lo status effettivo di una relazione, ma le sue potenzialità ancora tutte da esplorare», un futuro possibile che non si è ancora verificato. Derrick de Kerckhove, direttore del McLuhan Program in Culture and Technology, docente e sociologo di fama internazionale, sorride divertito mentre spiega come l’avvento dei social network, e in particolare di Facebook, stia modificando radicalmente il nostro modo di intendere i rapporti sociali, così come il significato che diamo alle parole usate per descriverli.

«Certo – chiarisce – l’avvento di internet e dei network sociali ha indubbiamente il merito di aver portato una certa effervescenza nei rapporti interpersonali, aiutando a socializzare persone che altrimenti sarebbero restate chiuse in casa, consentendo ad altre di trovare l’anima gemella e creare legami nuovi». Ciò non toglie che, proprio a causa di Facebook, l’idea stessa di amicizia stia cambiando nel nostro sentire: in passato, almeno nel suo significato più nobile, il termine identificava una relazione stabile, basata sulla fiducia costruita in anni di consuetudine. Oggi è quasi una promessa: quando un utente di Facebook ci chiede di aggiungerlo agli amici, spesso è solo l’inizio di un rapporto umano tutto ancora da costruire”.

Cambia il modo di vivere e intendere le relazioni. Cambia la maniera in cui vengono create e fruite le informazioni.

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David Sifry: “Il web 2.0 è la rete fatta di persone”

Di seguito, l’intervista Con Sifry pubblicata il 28 febbraio 2008 su NOVA – IlSole24Ore.

«Il web2.0 non è altro che la Rete costruita intorno a noi, è l’insieme di persone che si connettono a internet per comunicare e interagire tra loro in modo nuovo e con nuovi strumenti. Se il “web1.0” è consistito perlopiù nella semplice digitalizzazione di informazioni e servizi preesistenti offline, la nuova Rete è fatta al contrario di persone che vivono una parte importante della loro vita online.» A parlare è lo statunitense David Sifry, imprenditore del software noto ai più come creatore del motore di ricerca Technorati.com, ovvero il Google della blogosfera.

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Per Doc Searls: “Il futuro dei mercati è nelle relazioni”

Di seguito, l’intervista con Doc Searls pubblicata il 24 gennaio 2008 su NOVA, inserto del IlSole24Ore.

Il sorriso contagioso, lo sguardo bonario, la battuta pronta. Doc Searls, senior editor del Linux Journal e blogger storico, a prima vista non sembra essere un rivoluzionario. Le apparenze, tuttavia, ingannano:

nel 1999 fu lui, assieme a David Weinberger, Christopher Locke e Rick Levine, ad assestare un duro colpo al modo tradizionale di intendere i mercati economici. Il fendente aveva il nome e la forma del Cluetrain Manifesto, un testo “eretico” e provocatorio fin nella scelta di articolare i concetti in “95 tesi”. Un richiamo evidente a Lutero, ma anche e soprattutto l’analisi puntuale dei profondi cambiamenti che l’avvento di internet e dell’e-commerce stavano generando (e avrebbero generato) nei mercati planetari.

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