Quando Twitter entra in redazione

Lo scorso marzo Ruth Barnett, multimedia producer del sito Sky News, veniva nominata “Twitter correspondant” e incaricata di presidiare la piattaforma di micro-blogging a caccia di notizie e spunti utili al lavoro dei suoi colleghi.

Oggi l’esperienza maturata in quell’esperimento si riversa nel lavoro di tutti i membri della redazione: come ha da poco annunciato Julian March, executive producer di Sky News Online, entro breve ogni giornalista in forze al sito avrà installato sul proprio computer un client per Twitter (nello specifico, Tweetdeck) e potrà quindi monitorare di persona l’enorme quantità di messaggi che milioni di utenti si scambiano ogni giorno.

Una piccola rivoluzione che la stessa March descrive brevemente così:

“The big change for us in 2010 is evolving how social media plays a role in our journalism. We no longer ghettoise it to one person, but are in the process of embedding throughout the whole team”.

Il fatto che Twitter diventi ufficialmente una “fonte” della redazione di SkyNews (e che la testata senta il bisogno di annunciarlo pubblicamente) è di per sé una notizia positiva, segno che il giornalismo moderno sta finalmente comprendendo l’impotanza della conversazione in corso online.

Il vero problema è un altro: stare con le orecchie tese, ascoltare e imparare a isolare le (poche) notizie dal (molto) rumore di fondo non è cosa facile, specie per chi non ha dimestichezza con i social network. Certo, la scelta di un client come Tweetdeck, che consente di impostare molti filtri partendo da parole chiave, aiuterà i giornalisti di Sky. Resta tuttavia il fatto che Twitter non è la Reuters o l’Ansa, e che quindi essi dovranno impadronirsi rapidamente di nuovi e più complessi processi di verifica delle fonti e delle notizie. Processi che, a voler ben guardare, allungano i tempi di pubblicazione invece di accorciarli, frustrando il desiderio del giornalista di “stare sulla notizia”.

Nell’era del real-time web, insomma, dotarsi degli strumenti per fruire in tempo reale l’enorme massa di informazioni che circola in Rete è solo il primo e doveroso passo che una redazione deve fare e, paradossalmente, forse è anche il più facile. Difficile è farne un uso che rispetti i criteri di qualità e affidabiltà cui ogni produttore di informazioni dovrebbe aspirare. Riuscirvi è possibile solo se, armati della propria professionalità, si partecipa realmente alla conversazione in corso online e, confrontandosi con gli altri, se ne imparano regole, dinamiche, consuetudini.

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